Elezioni. Agcom: “Par condicio giornalisti nei talk show tv private”

Elezioni. Agcom: “Par condicio giornalisti nei talk show tv private”

L’Autorità Garante per le Comunicazioni ha emanato il regolamento per le tv private in campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 4 marzo, introducendo una forte stretta ai talk show politici.

L’articolo 7 del testo ha suscitato già non poche polemiche da parte degli addetti ai lavori, in quanto stabilisce che “laddove il format della trasmissione preveda l’intervento di un giornalista o di un opinionista a sostegno di una tesi, occorra garantire uno spazio adeguato anche alla rappresentazione di altre sensibilità culturali in ossequio al principio non solo del pluralismo, ma anche del contraddittorio, della completezza e dell’oggettività dell’informazione stessa, garantendo in ogni caso la verifica di dati e informazioni emersi dal confronto.”

Per i direttori di testata la matassa appare piuttosto intricata, in quanto un giornalista è chiamato a rispondere ai principi deontologici e non necessariamente è tenuto a schierarsi per una partito o per un altro, si tratta di una disposizione che viola l’articolo 48 della Costituzione sulla segretezza del voto e che potrebbe danneggiare l’appeal degli stessi programmi politici.

Immediata è stata l’alzata di scudi da parte dei giornalisti. Mentana, direttore del Tg de La 7, oggi sul Corriere della sera non risparmia critiche al regolamento Agcom che a suo avviso interviene con “l’accetta”, proponendo un criterio impossibile da applicare. Secondo Mentana, che di campagne elettorali in tv ne ha gestite un bel pò, sarebbe meglio che l’Agcom si limitasse a «regolare i tempi di esposizione dei politici o l’uso dei sondaggi ma non entrasse nel recinto del giornalismo».

Marco Travaglio, direttore de Il Fatto quotidiano, che non nasconde le simpatie per il movimento di Grillo nelle sue apparizioni televisive commenta così il regolamento Agcom:

«La politica controlla i nove decimi della tv. Loro hanno il problema di due o tre spazi che non riescono ancora a controllare, come quelli che ogni tanto ospitano me o qualcun altro. Il loro problema non è Porta a Porta. Non credo debbano dire a Vespa chi invitare. Lo vogliono dire a Mentana, Gruber e Floris, che stanno nella settima rete che loro non controllano.»

Altro punto contestato del regolamento sulla par condicio delle tv private è quella sulla parità di genere nella composizione del parterre degli ospiti politici.

Inoltre per la prima volta il criterio della par condicio dovrà essere applicato anche nelle rassegne stampa dei programmi di informazione.

Va precisato, però, che il contraddittorio nei programmi di informazione non riguarda soltanto le tv private, ma riflette quanto già stabilito dalla Commissione di Vigilanza Rai per le tv pubbliche.

Tuttavia, su questo punto, il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico, precisa che il contraddittorio tra giornalisti e opinionisti con posizioni politiche differenti, in Rai, non va garantito nei talk show politici ma in «quelle trasmissioni che durante il regime di par condicio non sono ricondotte sotto la responsabilità di una testata giornalistica e quindi non possono ospitare politici nè trattare temi elettorali».

 

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