Echo-chamber: sui social ognuno vive nella sua camera dell’eco

Echo-chamber: sui social ognuno vive nella sua camera dell’eco

Che cos’è un echo-chamber?

 

Il Dizionario Online Treccani, definisce così le echo-chamber: “Nella società contemporanea dei mezzi di comunicazione di massa, caratterizzata da forte interattività, situazione in cui informazioni, idee o credenze più o meno veritiere vengono amplificate da una ripetitiva trasmissione e ritrasmissione all’interno di un ambito omogeneo e chiuso. Questo risultato è particolarmente importante perché dimostra chiaramente come la tendenza ad aggregarsi con persone con le stesse attitudini e interessi sia un processo determinante sia nel rinforzare l’echo-chamber sia nel determinare la dimensione di un processo virale”.

 

In sostanza l’echo-chamber è lo spazio visibile che appare sui social media, quindi, ad esempio, sulla bacheca di Facebook. In questo caso ciò che viene messo sotto gli occhi è il prodotto delle proprie interazioni social. Esso è determinato praticamente dalle azioni, preferenze, amicizie riconosciute dal network, in base alle quali costruire la tua bacheca. Scrollando, quindi, compariranno molto più probabilmente contenuti che rientrano nella sfera di interesse e di approvazione dell’utente. Questo meccanismo è insito nella natura di piattaforme come Facebook. L’echo-chamber spingerà “una pagina che vende maglie di calcio” sulla bacheca di un utente, che, ad esempio, precedentemente ha “messo mi piace” ad un’altra pagina simile. L’echo-chamber è un fenomeno tipico dei social media che facilita l’interazione con contenuti compatibili ai propri interessi calcolati da algoritmi.

 

Come incidono le camere dell’eco?

 

Quanto avviene nell’echo-chamber è senz’altro un processo di accelerazione nella scelta di ciò che interessa all’utente. Ma cosa avviene se un social media è, soprattutto, una piattaforma di informazione? Gli utenti recepiscono sulla propria bacheca contenuti coerenti con le loro azioni sul social; vedono, quindi, ciò che già hanno pensato e condiviso. Le echo-chamber finiscono per sopprimere la possibilità che un utente entri in contatto con contenuti estranei al suo interesse.

 

Diversi studi sostengono che il 44% della popolazione globale sostiene di informarsi tramite Facebook. Al netto di quanto è stato scritto nelle righe precedenti, di che natura può essere l’informazione di un utente attraverso i social media? Indubbiamente unilaterale, nessun utente può sfuggire dall’essere ingabbiato in una camera dell’eco, può soltanto allargarla. In uno studio sulle echo-chambers, promosso da Indipendent, qualche anno fa, si scriveva che tutti noi ci siamo rinchiusi nella propria camera dell’eco, ripetendoci a vicenda con i propri amici opinioni di cui sono già convinti. E’ importante sottolineare che ognuno vive sui social nella propria echo-chamber, sia chi condivide “bufale” sia l’utente capace di selezionare le notizie.

 

Ecco che i social, che appaiono come una forma di informazione pluralista e di interscambio, si trasformano in uno specchio, nel quale viene riflessa la propria immagine. Questo causa non pochi problemi di natura politica e che interferiscono con la democrazia nella maniera in cui nessun medium era stato capace di fare prima. Un utente trova sulla sua bacheca ciò per cui ha manifestato approvazione ed interesse; difficilmente trova un contenuto che diverga con le sue opinioni. Questa situazione provoca un’informazione immobile e arroccata sulle convinzioni che rimbombano nella propria echo-chamber.

 

Tanto sul politico quanto sul personale.

 

E’ per questo che le più importanti testate giornalistiche internazionali da anni s’interessano dell’argomento e cercano di capire come arginare il fenomeno occlusivo delle echo-chambers. Del resto non è compito di Facebook preoccuparsene, l’azienda è un’attività commerciale e ogni utente è libero di farne a meno. Ma con questo atteggiamento i social media non hanno fatto altro che incrementare il seguito di notizie diffuse dai suprematisti bianchi, bufale condivise da troll russi, tutti elementi che rappresentano forze disgreganti per la democrazia.

 

L’esistenza delle eco-chamber non riguarda solo la questione politica ma anche quella individuale. L’utente navigando nella sua cassa di risonanza ignora ciò che per il social è fuori dai suoi interessi; e non significa che viene operata soltanto una selezione degli ambiti, ma anche delle preferenze. Un ricercatore della ‘Ca Foscari di Venezia, Walter Quattrociocche, che si è interessato del fenomeno delle echo-chamber, ha posto un esempio elementare ma efficace a capire come il meccanismo incida sull’informazione individuale. Un ipotetico utente, spiega, qualora avesse manifestato più volte preferenze per contenuti che supportano la medicina omeopatica, non incontrerà sulla sua bacheca altri che la sconsigliano.

 

Vista l’influenza che un fenomeno come le echo-chamber suscita nella società contemporanea, ad oggi la questione è approfonditamente studiata dagli esperti. Diverse sono le conseguenze provocate dai meccanismi messi in moto dalle camera dell’eco. Certamente l’aspetto più negativo è che l’opinione dell’utente viene lentamente sottoposta ad un processo di polarizzazione. Per proseguire con l’esempio della medicina omeopatica, se l’utente continua a manifestare interesse anche per altri contenuti o pagine, la voce che rimbomba all’interno della camera dell’eco diventa più forte. E’ necessario, dunque, allo stato attuale delle cose, essere consapevoli di cosa siano e come agiscono le echo-chamber per usufruire di un’informazione diversificata e più libera.

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