Parole nuove: come i giovani modificano la lingua italiana

Parole nuove: come i giovani modificano la lingua italiana

Il linguaggio giovanile si sta evolvendo molto rapidamente, inventando di frequente nuove parole che sono spesso legate alla tecnologia, a Internet, ai social network, ma anche alla musica o a particolari passioni, come quelle per i manga e gli anime giapponesi o ancora per alcune saghe letterarie e cinematografiche, come “Harry Potter”, “Il signore degli anelli” e “Il trono di spade”.

I temi che contribuiscono alla produzione di parole

La tematica amorosa sembra essere particolarmente sentita dai giovani. Sebbene il più comune “Sei cotto/a” vada ancora di moda, i ragazzi si divertono anche a creare le “Ship” (termine etimologicamente derivato da relationship), ovvero a univerbare in una sola parola i nomi di due persone, amici o amanti, che reputano particolarmente affini, come per esempio il termine “Brangelina”, usato per indicare la coppia Brad Pitt e Angelia Jolie, o “Briemund”, termine utilizzato per fare riferimento alla coppia fantasy Tormund e Brienne de “Il trono di spade”. I personaggi “shippati” possono quindi essere persone reali, ma anche tratti da manga, libri, serie tv, film, mescolati tra loro senza una logica apparente. A tal proposito, esistono ship canon, ovvero unioni che nella storia originale si realizzano davvero, e ship fanon che nella storia non si realizzano.

vocabolarioTutti questi termini utilizzati tra i giovani cambiano in continuazione e possono essere molto diversi da regione a regione o anche solo all’interno di una compagnia di ragazzi, che inventa un suo linguaggio specifico. Ogni epoca ha avuto le sue espressioni giovanili, con e senza la tecnologia.

I nuovi media hanno velocizzato la circolazione di parole ed espressioni, rendendo con gran facilità molti termini virali. I linguaggi giovanili rappresentano una formidabile fucina di idee linguistiche, alcune assolutamente transitorie, altre destinate a rimanere nel tempo. Se in passato la musica, la televisione, i fumetti e la letteratura hanno avuto un ruolo quasi esclusivo nella costruzione delle espressioni giovanili, con l’avvento di Internet, il linguaggio mutuato dal mondo dell’Information and Communication Technology e da quello dell’informatica è cresciuto grandemente e sono nate parole come “bannare” (bloccare l’accesso, escludere), “loggarsi” (effettuare un accesso), “cliccare” (parola onomatopeica per indicare di premere un pulsante), “crackare” (aggirare le protezioni di un programma), “scrollare” (scorrere la rotella del mouse per leggere una pagina sul web) o ancora “zippare” (comprimere file in una cartella per occupare meno spazio).

Le componenti del linguaggio giovanile

Negli anni Ottanta, il linguaggio giovanile è veicolato anche da nuovi tipi di testo, come i graffiti, le scritte murali, le riviste e i fumetti. Le caratteristiche fondamentali di questo linguaggio sono l’instabilità e la transitorietà. Esso si rinnova in continuazione, a ritmo generazionale e in relazione anche allo spazio geografico.

La componente principale del parlato giovanile è l’italiano colloquiale informale, su cui poi si innestano:

  • uno strato gergale, di tipo tradizionale e di tipo innovativo;
  • uno strato dialettale;
  • uno strato proveniente dalla lingua della pubblicità e dei mass media, per esempio “lavato con Perlana” o ancora “essere attapirato”;
  • termini propri dei linguaggi settoriali, come “scannerizzare”, ovvero guardare con insistenza e “rimorchiare”, cioè avere successo con una ragazza;
  • eufemismi riferiti alla sfera sessuale, come il termine “sfottere” che perde la connotazione sessuale, subendo un processo di desemantizzazione;
  • l’enfasi, come “sto da Dio”, per indicare uno stato di eccessivo benessere;
  • internazionalismi, per esempio “fly down” (stai calmo) e “after”, per indicare l’intenzione di passare una notte di divertimento;
  • abbreviazioni e troncamenti, come i termini “raga” e “prof”;
  • la suffissazione giocosa, vedi “bonazza” e “palloso”.

linguaggio giovanileIl linguaggio giovanile risulta inoltre ordinariamente infarcito di espressioni volgari e delle cosiddette “parolacce”, che tuttavia hanno perso gran parte del loro significato originario e vengono prevalentemente utilizzate con funzione rafforzativa o come semplice intercalare. L’uso della parolaccia possiede inoltre una funzione catartica, rappresentando una liberazione da un tabù e la conseguente indipendenza dalla sfera genitoriale.

C’è poi la massiccia presenza di figure retoriche e sintattiche come la metafora e l’iperbole in espressioni quali “ci mette una vita” (impiega moltissimo tempo) e la sineddoche in “andar bene a scuola” (ottener buoni risultati scolastici). Il lessico è tutto sommato povero, la sintassi è ridotta e compaiono molti anacoluti, con un periodare semplificato e una struttura prevalentemente paratattica. Il discorso è velocizzato e le parole acquistano un significato in base al momento storico e alla situazione in cui sono pronunciate, risultando incomprensibili al di fuori del contesto proprio. Nel linguaggio giovanile attuale conta quindi più il tono che il contenuto, l’intento è più dichiarativo e narrativo che argomentativo, predomina la dimensione connotativa a scapito di quella denotativa ed è impossibile capire il senso delle parole se decontestualizzate.

Inoltre, riveste un ruolo fondamentale la comunicazione non verbale, ovvero il sistema cinestesico (i movimenti del corpo), aptico (le azioni di contatto), prossemico (l’uso dello spazio e della distanza interpersonale), cronemico (l’uso del tempo), vestemico (l’apparenza fisica in relazione all’abbigliamento) e paralinguistico (la voce, il tono, l’intensità, la velocità d’eloquio, l’accento e le pause). Il linguaggio pertanto non serve solo per comunicare un messaggio verbale, ma anche per esprimere sentimenti, emozioni e stati d’animo.

Il linguaggio giovanile ha quindi contribuito grandemente ad accrescere la ricchezza espressiva del lessico dell’italiano contemporaneo. Infatti, nel “Vocabolario dei Neologismi. Parole Nuove dai giornali” edito dalla Treccani (2009) compaiono oltre 4000 parole nuove, che hanno avuto un’ufficializzazione attraverso il canale giornalistico e sono ancora oggi di uso comune.

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