Se ami qualcuno dillo, un altro cinema italiano è possibile?

Quelli tra voi che hanno amato “Boris” riconosceranno nel titolo di questo articolo una citazione tratta dalla serie adeguatamente parafrasata.
“Un’altra televisione è possibile.”
Per quale ragione questa citazione? Perché chi vi scrive non nasconde che, dopo aver letto le premesse di “Se ami qualcuno dillo”, si aspettava sinceramente di aprire questa recensione con un’altra citazione della fuoriserie italiana.
“Perché a noi la qualità c’ha rotto er ca**o!”
Ebbene sì. Anche un recensore può essere vittima di pregiudizi, e le basi del film sembravano anticipare l’ennesimo film italiano al 50% dramma, al 50% commedia e al 100% banale retorica. Le cose sono cambiate quando chi vi scrive si è reso conto che la pellicola in questione era tratta da un romanzo tratto a propria volta da una storia di vita vissuta.
“Se ami qualcuno dillo” è infatti l’esordio alla regia di Marco Bonino, attore italiano che nel romanzo omonimo del 2019 ha raccontato la rinascita e la trasformazione del padre e del rapporto che li legava in seguito a un’esperienza di quasi morte. Il suddetto romanzo diviene ora un film con protagonisti Edoardo Leo, Claudia Gerini e Biagio Venditti. Sarà riuscito questo racconto a distinguersi da una concorrenza sempre più omologata e priva d’identità?
La prima volta (che sono morto)
Sergio (Edoardo Leo) è un cinquantenne superficiale, maschilista e fedifrago che passa la maggior parte del suo tempo a tradire la propria partner e sminuire le persone che per qualche bizzarra ragione gli vogliono ancora bene.
In altre parole Sergio è un uomo comune.
Un giorno, mentre sta avendo un rapporto sessuale con una delle innumerevoli amanti, viene colto da un infarto, e prima di poter essere rianimato il suo cervello rimane senza ossigeno troppo a lungo. Al suo risveglio le sue funzioni cognitive sono ormai compromesse, e l’uomo si ritrova praticamente regredito allo stato infantile. A doverlo a tutti gli effetti rieducare sono l’ex moglie Alba (Giovanna Mezzogiorno), il figlio Giulio (Biagio Venditti) e la compagna Gabriella (Claudia Gerini): tale esperienza sarà l’occasione per un nuovo Sergio di riscoprire il valore di quell’amore che non aveva mai espresso nella sua vecchia vita.
Italiano medio delendus est
Le fasi iniziali del film, che ci precipitano direttamente nel racconto senza troppe premesse, mischiano abilmente dramma realistico e commedia dai contorni grotteschi. In generale il ritmo incalzante del primo atto fa ben sperare per il resto della pellicola. Peccato soltanto che nel corso del suddetto resto le aspettative dello spettatore, inevitabilmente più alte dopo il godibilissimo inizio, si scontrino frontalmente con tutto ciò che è lecito temere da una pellicola di questo genere.
Il ritmo del film rallenta in maniera disperante. Il rapporto tra commedia e dramma perde improvvisamente qualsiasi tipo di sfumatura, riducendo il film a una piatta sequela di episodi in cui l’alternanza tra commedia e dramma diviene tanto didascalica da fare quasi tenerezza (con tanto di “Il Cielo” di Renato Zero nel finale giusto per renderlo ancor più insopportabilmente melenso). E in generale l’intera pellicola si trasforma in una sorta di antologia atta a mettere insieme praticamente qualsiasi stereotipo negativo sull’italiano medio, dalla mascolinità tossica all’ossessione per il calcio.
Il che, dopo anni di Checco Zalone a prenderlo di mira, rappresenterebbe anche una buona ragione per il suddetto italiano medio per rivolgersi alle autorità competenti, dato che l’ossessione del cinema italiano nei suoi confronti inizia a sfiorare lo stalking.
Tra Sigmund Freud e Forrest Gump
Ovviamente non tutto in questo film è da buttar via.
Le performance in generale sono tutte molto buone, in particolare quella di Edoardo Leo, vera colonna portante del film. Come sappiamo, il nostro è un ottimo attore. Uno dei pochi a meritarsi effettivamente lo status di star in un paese dove lo star system, fondamentalmente, non esiste. Inoltre è curioso notare come rispetto al piacevolissimo “30 notti con il mio ex”, uscito l’anno scorso, si assista ad una curiosa inversione dei ruoli, dato che lì era il suo personaggio a doversi fare carico di un’ex partner in difficoltà, interpretata da Micaela Ramazzotti.
Nella parte di Sergio, Leo dimostra per l’ennesima volta di aver fatto i compiti a casa, offrendo una performance ricca di sfumature, tutt’altro che macchiettistica e gratuitamente patetica, che sembra attingere, tra gli altri, dal Tom Hanks di “Forrest Gump” e dal Dustin Hoffman di “Rain Man”. Vi sono inoltre diversi guizzi di regia particolarmente ispirati (in particolare si pensi all’uso dei cambi di luce e degli sguardi in macchina), e momenti squisitamente psicoanalitici, come nelle scene legate alla (neanche troppo) inconscia competizione tra Alba e Gabriella o al rapporto mai del tutto risolto tra Sergio e suo padre.
Peccato che tutto ciò non basti a salvare il risultato finale dall’essere tremendamente retorico, sdolcinato e didascalico.
Che cosa è successo alla commedia all’italiana?
Certo, teniamo sempre a mente che si tratta di un racconto parzialmente autobiografico, e il coraggio di raccontare una storia così delicata e personale merita comunque rispetto.
L’ironia amara sta però nel fatto che l’Italia è stata a lungo un’epicentro di commedie grottesche dai contorni drammatici: si pensi anche solo a saghe leggendarie come ” Fantozzi” o “Amici Miei”. E il fatto che si sia passati in meno di cinquant’anni da capolavori in cui la risata si accompagnava costantemente al senso di disagio e amara disillusione, a commedie all’acqua di rose in cui ci viene comandato forzatamente quando ridere e quando piangere, beh, questo risulta essere il vero scherzo di pessimo gusto.
Probabilmente “Se ami qualcuno dillo” piacerà a molti, ma deluderà chiunque si aspettasse un prodotto più graffiante e coraggioso.
E vabbè. Sarà per la prossima fuoriserie italiana.




