Garlasco, la scoperta dopo 19 anni: il documento sulla bici di Stasi che riapre gli interrogativi

Il caso di Garlasco torna a far discutere dopo il ritrovamento di un documento che riporta l’esito di un’analisi effettuata nel 2007 sulla bicicletta di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Si tratta di un manoscritto che contiene informazioni su una traccia biologica individuata sui pedali della bici e che, secondo quanto riportato, non sarebbe mai comparso nella documentazione ufficiale resa pubblica nel corso delle indagini.
Il ritrovamento riaccende così l’attenzione su alcuni accertamenti effettuati all’epoca e solleva nuovi interrogativi sulla gestione e sull’interpretazione delle tracce raccolte durante le indagini.
Di che documento si tratta
Al centro della vicenda c’è un foglio scritto a mano di circa dieci righe, datato 20 settembre 2007, redatto nei laboratori del RIS di Parma dal capitano Alberto Marino, all’epoca consulente del pubblico ministero Rosa Muscio.
Nel documento vengono annotati i risultati di un esame effettuato sui pedali della bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi. Il manoscritto riferisce della presenza di alcune tracce brunastre su entrambi i pedali e dell’esito positivo di un primo esame effettuato con Combur Test, utilizzato come test preliminare per la ricerca di sangue.
Secondo quanto riportato nel documento, dall’analisi sarebbe stata rilevata una quantità di 2,78 nanogrammi di DNA attribuito a Chiara Poggi.
Il campione risultato positivo al primo esame sarebbe stato successivamente sottoposto a un’ulteriore verifica attraverso l’Obti Test, un test immunologico specifico per la ricerca di materiale ematico. Le due controanalisi effettuate dal capitano Marino avrebbero però dato esito negativo, indicato sul documento con la dicitura “OBTI (-)”. Accanto al risultato compare inoltre l’annotazione manoscritta “Niente sangue”.
Il documento descrive quindi una situazione apparentemente contraddittoria: da una parte, il primo test aveva dato esito positivo; dall’altra, la successiva verifica specifica per la presenza di sangue aveva fornito un risultato negativo.
Perché questo foglio è importante
La rilevanza del manoscritto risiede soprattutto nella sua data e nel contenuto. Secondo le ricostruzioni emerse, il documento del 20 settembre 2007 non sarebbe stato incluso nella documentazione delle indagini e non sarebbe stato successivamente oggetto di discussione pubblica.
Il suo ritrovamento porta quindi a riconsiderare alcuni passaggi relativi agli accertamenti eseguiti sulla bicicletta di Stasi, anche se il documento, da solo, non consente di stabilire un nuovo esito giudiziario né di modificare automaticamente quanto accertato nei processi.
Un ulteriore elemento riguarda il 25 settembre 2007, cinque giorni dopo la redazione del manoscritto. Secondo la ricostruzione riportata, Matteo Fabbri, consulente della difesa di Stasi, avrebbe richiesto un Obti Test sul campione già depositato. Il capitano Marino avrebbe preso atto della richiesta, precisando però di non volerla eseguire personalmente. Non avrebbe tuttavia fatto riferimento al fatto che un analogo test era già stato effettuato pochi giorni prima.
Marino avrebbe invece prelevato una nuova traccia dai pedali della bicicletta di Stasi, che avrebbe successivamente dato esito negativo all’analisi genetica.
La vicenda assume ulteriore rilievo alla luce di quanto accaduto durante il processo. Nel 2009, mentre Stasi era imputato per l’omicidio di Chiara Poggi, il capitano Marino avrebbe infatti consigliato al perito del Tribunale, Carlo Robino, di non procedere con il test immunologico sul campione, ritenuto troppo esiguo.
Il ritrovamento del manoscritto del 20 settembre 2007 introduce quindi un elemento ulteriore da considerare nella ricostruzione di questi passaggi: il test immunologico che in seguito sarebbe stato considerato non necessario perché il campione era ritenuto esiguo risultava, secondo il documento ritrovato, essere già stato eseguito pochi giorni dopo il primo esame.
Il collegamento con la distruzione dei reperti
A complicare ulteriormente il quadro c’è poi la vicenda relativa alla distruzione di alcuni reperti del caso Garlasco conservati presso il RIS e avvenuta nel 2016.
La distruzione sarebbe stata disposta dal capitano Marino dopo la sua nomina a comandante della sezione di Biologia. Quando vennero chieste spiegazioni sulla decisione, il comandante Donghi avrebbe riferito alla Procura di Pavia che si trattava di campioni intermedi, destinati a non essere conservati indefinitamente, e che la loro eliminazione era stata ordinata dai giudici.
Una relazione interna successivamente acquisita dagli inquirenti avrebbe però fornito una ricostruzione diversa, indicando che la decisione sarebbe stata presa autonomamente dal capitano Marino.
Il ritrovamento del manoscritto del 2007, inserito in questo contesto, riapre dunque una serie di interrogativi sulla gestione delle tracce biologiche e sulla documentazione relativa agli accertamenti effettuati durante le indagini.
Per il momento, il documento rappresenta soprattutto un nuovo elemento da esaminare e contestualizzare all’interno di una vicenda giudiziaria estremamente complessa. Saranno gli ulteriori accertamenti e la valutazione degli organi competenti a stabilire quale peso possa effettivamente avere questa nuova scoperta nella ricostruzione del caso Garlasco.




