Morta Emma Bonino: addio alla leader dei diritti civili

Un grave lutto colpisce la vita pubblica nazionale e internazionale: è morta Emma Bonino, tra le figure più emblematiche e incisive della storia repubblicana. La fondatrice di +Europa ed ex ministra si è spenta a Roma all’età di 78 anni, lasciando una traccia indelebile nell’ambito delle garanzie individuali e dell’integrazione europea.
L’aggravamento delle sue condizioni di salute si era verificato la prima settimana di settembre, quando un’improvvisa crisi respiratoria ne aveva stabilito il ricovero d’urgenza in terapia intensiva all’Ospedale Santo Spirito della capitale. Dopo un iniziale trasferimento in una clinica privata per proseguire le cure, il quadro clinico è progressivamente precipitato fino al decesso avvenuto nella mattinata di oggi.
La notizia della scomparsa ha generato un’ampia risposta trasversale dalle istituzioni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato quanto, pur nella distanza delle rispettive visioni, la figura di Bonino abbia rappresentato per decenni una presenza salda e determinante nel panorama politico italiano. Parallelamente, dai vertici delle istituzioni europee è giunto il ricordo di una guida determinata, capace di tracciare percorsi innovativi e sostenere l’ideale comunitario ben prima che trovasse un largo consenso istituzionale. Il partito +Europa ne ha commemorato l’eredità intellettuale, ricordando la continuità della sua condotta a favore del rispetto delle libertà individuali, dell’autodeterminazione e della giustizia internazionale.
Dai movimenti giovanili alle grandi consultazioni referendarie
Nata a Bra nel 1948, Bonino consolida i propri studi universitari presso la Bocconi di Milano prima di avvicinarsi alla militanza politica nei primi anni Settanta. La presa di coscienza verso le limitazioni della normativa dell’epoca la spinge a fondare il Centro d’Informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto (CISA) e a praticare la disobbedienza civile come strumento formale di pressione sul legislatore.
L’ingresso nelle aule parlamentari avviene nel 1976 con il Partito Radicale, dando vita a un lungo sodalizio d’azione al fianco di Marco Pannella. Attraverso lo strumento dei referendum abrogativi, dei digiuni di protesta e delle azioni dirette, l’attivista piemontese incide profondamente sul quadro normativo italiano, contribuendo all’evoluzione legislativa sul divorzio, all’interruzione volontaria di gravidanza e all’introduzione di tutele per il mondo carcerario.
Le sue campagne si sono estese ben oltre i confini dell’etica riproduttiva: dal contrasto all’energia nucleare alle proposte per il superamento delle politiche proibizioniste in materia di droghe leggere, fino alle iniziative internazionali contro la malnutrizione e la pena di morte.
L’impegno nelle istituzioni europee e internazionali
Nel corso della Seconda Repubblica, la sua traiettoria politica assume una proiezione prevalentemente globale. L’esperienza alla Commissione Europea nel decennio Novanta, focalizzata sulla gestione degli aiuti umanitari, coincide con fasi di intensa instabilità geopolitica, dalle crisi umanitarie nei Grandi Laghi africani alle guerre balcaniche.
La visibilità conquistata sul piano internazionale ne consolida la statura di statista; negli anni successivi ricopre ruoli chiave nell’esecutivo nazionale, guidando il ministero del Commercio Internazionale e successivamente il Ministero degli Affari Esteri. La sua azione istituzionale ha mantenuto come cardine la difesa dello Stato di diritto, l’impulso alla creazione della Corte Penale Internazionale e la promozione degli “Stati Uniti d’Europa”, progetto politico perseguito anche con la nascita della formazione +Europa.




