Una pandemia che pesa ancora: il problema dei rifiuti Covid da smaltire

Giovedì 6 agosto si è tenuta l’audizione dell’ex premier Giuseppe Conte davanti alla commissione d’inchiesta parlamentare sulla gestione dell’emergenza Covid-19. Di fronte all’ostilità della maggioranza di governo, Conte ha difeso la legittimità dei Dpcm e dello stato d’emergenza, rimandando inoltre al caso delle mascherine della società Jc Electronics, bloccate per dubbi sulla conformità. L’azienda ha fatto causa allo Stato, vincendo 100 milioni di euro, definiti un “esborso sospetto” dall’ex premier.
Dall‘inchiesta sulla gestione del Covid è derivato l’ultimo Decreto Legge su Pubblica Amministrazione e Protezione Civile, che ha lasciato emergere dati allarmanti: l’Italia deve smaltire 312.404 metri cubi di mascherine inutilizzate, pari a oltre 22.000 tonnellate di rifiuti sanitari, stipati in 16 magazzini nazionali.
Secondo il Decreto n.76 dell’11 giugno 2024, articolo 4, la gestione di tale situazione spetta a una nuova figura appositamente istituita, un Commissario straordinario che si occuperà dei trasporti, della custodia e dello smaltimento effettivo dei rifiuti. Il tutto entro il 31 marzo 2027.
Il fattore più drammatico è rappresentato dal costo dell’operazione: sono stati stimati 84 milioni di euro necessari, che verranno presi da altri settori della spesa pubblica, in particolare dai risarcimenti derivanti proprio dal Covid.
44 milioni di euro, per il 2026, verranno ottenuti tagliando la dote per i soggetti danneggiati da trasfusioni infette, prendendo fondi dalla legge finanziaria e dal Fondo per le esigenze indifferibili. Gli altri 40 milioni, per il prossimo anno, verranno invece presi dagli indennizzi per i soggetti danneggiati dalla vaccinazione anti-Covid.
Tutto a dimostrazione di come l’emergenza sanitaria, che a molti sembra ormai lontana e confinata al passato, continui in realtà a gravare sulle casse dello Stato e sui soggetti danneggiati. Una gestione tutto sommato opaca, che toglie risorse al futuro.





