Il caro libri pesa sul rientro a scuola: quando studiare diventa una spesa difficile da sostenere

Settembre si avvicina e, insieme al ritorno tra i banchi, per molte famiglie torna anche il problema del caro scuola. Nel 2026 il prezzo dei libri di testo registra un nuovo aumento: secondo i dati riportati i listini crescono in media del 2,3% per le scuole medie e dell’1,8% per le superiori. Percentuali che possono sembrare contenute, ma che si aggiungono a una spesa già consistente e agli aumenti accumulati negli ultimi anni.
Il problema, infatti, non riguarda soltanto i manuali. Zaini, quaderni, astucci, diari, cancelleria, materiale da disegno e dizionari contribuiscono a trasformare settembre in uno dei mesi più costosi dell’anno per chi ha figli in età scolare. Secondo le stime del Codacons, per l’anno scolastico 2026/2027 la spesa complessiva può arrivare fino a 1.300 euro per studente. Una cifra difficile da affrontare quando in famiglia ci sono due o più figli.
Per contenere i costi, il Ministero dell’Istruzione e del Merito stabilisce ogni anno dei tetti di spesa per la dotazione libraria delle scuole secondarie. Per il 2026/2027 questi limiti sono stati aggiornati tenendo conto di un’inflazione programmata dell’1,5%. Il sistema, però, non elimina il problema alla radice: anche rispettando i tetti l’acquisto dei testi obbligatori continua a rappresentare un esborso significativo, soprattutto per i nuclei con redditi più bassi.
È qui che il caro libri smette di essere soltanto una questione di prezzi e diventa un tema che riguarda il diritto allo studio. La scuola dovrebbe essere il primo luogo in cui le differenze pesano meno, non uno spazio nel quale diventano ancora più evidenti. Se un manuale è necessario per seguire una lezione, prepararsi a un’interrogazione o svolgere i compiti, poterlo avere non dovrebbe dipendere dalle possibilità della propria famiglia. Una cultura accessibile comincia dai libri scolastici. Prima ancora delle biblioteche, dei musei o dei consumi culturali scelti liberamente, esiste una forma di accesso alla conoscenza che dovrebbe essere garantita a tutti: quella che passa attraverso l’istruzione obbligatoria. Quando acquistare i testi diventa difficile, il rischio è che alcune famiglie siano costrette a rimandare gli acquisti, cercare edizioni usate non sempre reperibili o rinunciare ad altro per sostenere le spese scolastiche. Il mercato dell’usato, il comodato gratuito e le agevolazioni rappresentano strumenti importanti, ma non sempre sufficienti. Anche il digitale, presentato per anni come possibile soluzione al caro libri, non ha cancellato il problema, perché spesso le versioni elettroniche sono associate ai volumi cartacei e le licenze personali ne rendono più complicata la rivendita.
Garantire l’accesso all’istruzione significa allora interrogarsi non soltanto sulla qualità della scuola, ma anche sul costo concreto necessario per frequentarla. Perché il diritto allo studio non può fermarsi davanti alla lista dei libri consegnata a settembre. E una società che considera la cultura un bene comune dovrebbe cominciare proprio da qui: assicurandosi che nessuno studente debba percepire un libro necessario per imparare come un lusso che la propria famiglia fatica a permettersi nel corso dell’anno scolastico.




