“Chi trova un amico trova un tesoro” è il nuovo slogan di Forza Italia?

Buone notizie con riflessi sempre più preoccupanti per Forza Italia, il bilancio del partito relativo al 2025 si chiude con un avanzo di 2,8 milioni di euro, ma continua a crescere la dipendenza già significativa dal sostegno economico della famiglia Berlusconi, mentre aumenta anche il numero di parlamentari che non versano regolarmente il proprio contributo.
Per arginare questo fenomeno, pare che la dirigenza del partito guidato da Antonio Tajani abbia posto in essere un accordo informale tra la stessa Forza Italia e i propri eletti, sullo schema del classico “porta un amico” che imperversa nelle palestre di tutti il mondo: chi tra deputati e senatori riesce a portare un imprenditore – da sempre target principe della loro azione politica – disposto a finanziare il movimento viene esonerato dal versamento mensile di 900 euro previsto per tutti i parlamentari del partito. In questo modo la logica di questa azione è duplice, volgendo ad allargare la platea dei finanziatori e ridurre contemporaneamente il numero di eletti morosi.
I numeri fin qui sembrano confermare l’efficacia di questa strategia, visto che dai dati più aggiornati pubblicati dalla Camera dei deputati tra gennaio e maggio 2026 circa il 40% delle donazioni ricevute da Forza Italia proviene da aziende, peraltro operanti in settori molto diversi tra loro, dal comparto immobiliare a quello delle bevande. Si tratta della quota più alta registrata dal 2022, l’ultimo anno di guida del partito da parte del fondatore Silvio Berlusconi, scomparso a giugno 2023, e in forte controtendenza con la percentuale di finanziamenti provenienti dal mondo imprenditoriale dello scorso anno, che si fermava attorno al 30%, oltre dieci punti in meno di quanto registrato in questo modo nei primi mesi del 2026.
Nel dettaglio, tra gennaio e maggio Forza Italia ha incassato circa 1,2 milioni di euro complessivi, dei quali quasi 500 mila arrivati da imprenditori e i restanti 700 mila provenienti dalle quote versate dagli eletti e da privati cittadini. Manca ancora all’appello però, per questo periodo, il contributo tradizionale dei cinque figli di Silvio Berlusconi, nonché del fratello Paolo e della deputata Marta Fascina, ex compagna del Cavaliere, che ogni anno versano abitualmente 100 mila euro ciascuno in un’unica soluzione.
Per i numeri attualmente a disposizione, tra i finanziatori più generosi del 2026 spiccano IPI S.P.A. e Sviluppo Uno S.R.L., entrambe autrici di una donazione da 100 mila euro: la prima è un’azienda attiva nel settore grafico e cartotecnico, amministrata dai fratelli Antonio e Gianfranco D’Amato, figure di rilievo nell’imprenditoria napoletana, con Antonio già presidente di Confindustria tra il 2000 e il 2004 e da tempo vicino a Forza Italia, tanto da aver partecipato nell’aprile 2024 agli Stati generali dell’Economia organizzati dal partito a Milano; Sviluppo Uno S.R.L. è invece una società immobiliare guidata da Nicola Arnone, imprenditore campano che presiede anche la Società Generale delle Acque Minerali, produttrice dell’acqua Lete. Inoltre una donazione da 50 mila euro arriva da Wave S.R.L., azienda logistica con sede a Buccinasco, fondata dal giovane imprenditore Matteo Abagnale.
Tra gli altri sostenitori figurano I.B.G. S.P.A., società napoletana guidata da Rosario Caputo che distribuisce nel Sud Italia i prodotti Pepsi, autrice di una donazione da 25 mila euro versata a marzo, e alla stessa cifra ammonta anche il contributo di Gemmo S.P.A., azienda vicentina attiva nel settore delle infrastrutture energetiche, amministrata da Irene Gemmo. Un capitolo a parte riguarda poi Gianfranco Librandi, imprenditore e politico che ha versato 55 mila euro attraverso la sua azienda TCI – Telecomunicazioni Italia S.R.L. La sua carriera politica è stata piuttosto movimentata negli anni, con un passaggio da Scelta Civica al Partito Democratico, poi a Italia Viva e successivamente a Più Europa, prima di approdare a Forza Italia nel novembre 2024 assieme al proprio movimento, “L’Italia c’è”, di cui è diventato vice-coordinatore regionale in Campania. Quest’ultimo, pur confluito formalmente nel partito di Tajani, resta attivo come soggetto autonomo e a febbraio ha versato un’ulteriore donazione da 5 mila euro.
Ad ogni modo non è tutto oro quel che luccica, infatti sul fronte patrimoniale la situazione resta comunque delicata. Il partito porta avanti da anni un debito complessivo di circa 100 milioni di euro, originato dal ruolo svolto direttamente da Silvio Berlusconi, divenuto negli anni il principale creditore del proprio partito. Nel 2015, in qualità di fideiussore, l’ex presidente del Consiglio aveva saldato debiti bancari di Forza Italia per 42 milioni di euro, portando il proprio credito complessivo verso le casse del movimento oltre i 90 milioni di euro, come documentato nel rendiconto del 2014. Quel credito non è mai stato estinto e, dopo la morte di Berlusconi, è passato ai suoi eredi, in primo luogo al fratello Paolo, lasciando il futuro di FI incerto, e permettendo sempre più spesso di malignare circa l’eterodirezione del partito da parte della famiglia Berlusconi.




