Dublinanti verso l’Italia, sale a sette il numero dei Paesi Ue che li rimandano
Cosa sono i “dublinanti”
Si chiamano così i richiedenti asilo che, dopo essere entrati in un primo Stato dell’Unione europea, si spostano in un altro Paese per presentare lì la domanda di protezione. Dal 12 giugno 2026 il tema è regolato dal nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che ha sostituito il precedente regolamento di Dublino con un meccanismo, l’Ammr, pensato per rendere più rapida l’individuazione dello Stato competente a esaminare la domanda: resta il principio secondo cui a occuparsene è, in linea di massima, il primo Paese Ue in cui il richiedente è stato registrato.
Chi sta rimandando migranti in Italia
Da quando il nuovo Patto è pienamente operativo, sette Stati membri hanno avviato o annunciato trasferimenti di dublinanti verso l’Italia: Germania, Austria, Svizzera, Svezia, Finlandia, Paesi Bassi e, da ultima, l’Irlanda. Francia e Spagna, al momento, non hanno intrapreso la stessa strada.
La linea italiana sui trasferimenti
Secondo le stime Eurostat, nel 2025 l’Italia è stato il Paese dell’Unione che ha ricevuto il maggior numero di richieste di trasferimento di richiedenti asilo, oltre 24mila, a fronte di un numero di trasferimenti fisici effettivamente completati molto più contenuto. Un rapporto della Commissione europea pubblicato il 15 luglio, relativo al primo mese di applicazione del nuovo Patto, ha rilevato che l’Italia ha continuato ad accettare in modo tacito le richieste ricevute, ma ha rifiutato l’esecuzione di 12 trasferimenti su altrettanti richiesti tra il 12 giugno e il 7 luglio, con un’unica eccezione legata a un caso precedente. Bruxelles ha chiesto al governo italiano di rimuovere gli ostacoli residui; un secondo rapporto è atteso in ottobre, alla vigilia di un Consiglio Affari Interni e di un vertice dei capi di Stato e di governo dedicati anche a questo dossier.
Lo scontro politico
Sul caso è tornato lo scontro tra governo e opposizioni. Da Palazzo Chigi arriva la rivendicazione che il nuovo Patto rappresenti un vantaggio per l’Italia rispetto al precedente sistema, distinguendolo esplicitamente da un’altra misura discussa nelle stesse settimane, la sospensione temporanea, decisa a fine luglio, dell’accordo di Schengen con la Spagna dopo la crisi migratoria di Ceuta. Le opposizioni, in particolare Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, sostengono invece che le due vicende mostrino una gestione contraddittoria del tema migratorio da parte dell’esecutivo.
Il nodo della procedura d’infrazione
Se Roma dovesse proseguire nel respingere sistematicamente le richieste di trasferimento, in particolare quelle relative a domande presentate dopo il 12 giugno, la Commissione europea potrebbe avviare una procedura d’infrazione per violazione degli obblighi previsti dal nuovo regolamento. Il tema resta comunque delicato per la stessa Unione europea, che ha bisogno della collaborazione italiana perché il nuovo sistema di trasferimenti- basato sul principio della responsabilità del Paese di primo ingresso, compensata da un meccanismo di solidarietà tra Stati membri- possa funzionare nel suo complesso.




