L’Acquario dell’Eur, la lunga agonia di un sogno sommerso

Sotto le acque artificiali del Laghetto dell’Eur riposa da quasi vent’anni uno dei cantieri più controversi della Capitale, quel Sea Life che avrebbe dovuto trasformare il quadrante sud di Roma in un polo scientifico e turistico di respiro internazionale, con tunnel sotterranei tra squali e razze capaci di attirare visitatori da tutta Europa. Il progetto nasce nel 2006, con l’idea di realizzare una struttura da tredicimila metri quadrati ospitante un centinaio di specie marine, e i lavori sarebbero dovuti partire nel 2008 per concludersi in appena quattro anni. Da allora si sono susseguiti ritardi, contenziosi e cambi di gestione, fino alla svolta degli ultimi mesi, quando la società concessionaria Mare Nostrum Romae è entrata in liquidazione giudiziaria dopo la revoca della concessione decisa da Eur Spa, la partecipata pubblica controllata al novanta per cento dal Ministero dell’Economia e al dieci per cento da Roma Capitale.
Il tribunale ha nel frattempo condannato la società privata a versare venticinque milioni di euro di penali per non aver portato a termine un’opera che, a distanza di quasi due decenni dalla posa della prima pietra, risulta completata solo per il venticinque o trenta per cento. A fare il punto della situazione è stato l’amministratore delegato di Eur Spa Claudio Carserà, le cui parole pronunciate davanti alla commissione capitolina Cultura hanno il sapore di un bilancio impietoso, perché siamo molto lontani da un’apertura, ha spiegato, aggiungendo che bisogna ancora capire se l’operazione possa reggersi in piedi.
L’ente si trova ora a gestire un dialogo complesso con la procedura fallimentare per rientrare in possesso dell’immobile, mentre è partita una fase di diligence per stabilire lo stato reale della struttura e i costi necessari al completamento, cifre che al momento nessuno riesce a quantificare con precisione. Le analisi di mercato commissionate nel frattempo raccontano di un settore in affanno, perché il modello dell’acquario cittadino tradizionale non genera più gli stessi flussi turistici di un tempo, e le stime sui ricavi da bigliettazione sono state ridimensionate rispetto alle previsioni originarie, rendendo ancora più difficile trovare un investitore privato disposto a impegnare decine di milioni di euro in un’opera gravata da incognite strutturali e margini di profitto ridotti al lumicino. Il dossier è ora sul tavolo dei tre soggetti coinvolti, il Comune di Roma, Eur Spa e il Ministero dell’Economia, chiamati a decidere se stanziare nuove risorse pubbliche oppure prendere atto del fallimento definitivo di un progetto che negli anni ha coinvolto anche investitori commerciali privati, ai quali Eur Spa ha assicurato l’intenzione di tutelare almeno in parte quanto versato, augurandosi che l’area possa comunque trovare in tempi ragionevoli una nuova destinazione utile all’intero quadrante.




