Un ti amo di troppo e il sugo della Magnani: schizzi di neorealismo
«Signor Rossellini, sono una ragazza svedese che vive in America da dieci anni, che parla bene inglese, un poco di francese e sa dire solo “Ti amo” in italiano. Ho visto il vostro film Paisà, ne sono entusiasta e sarei onorata di avere una particina nel vostro prossimo film».
Inizia così la lettera scritta da Ingrid Bergam indirizzata nel 1948 a Roberto Rossellini. Un capolavoro di seduzione di poche righe porterà il regista a spezzare il cuore della Magnani. L’attrice si definisce, in un atto di tenera umiltà, solo una semplice “ragazza” essendo invece una nota diva e poi quel “ti amo”. Un irresistibile tiro mancino che, nonostante i meno maliziosi, tra cui Isabella Rossellini, hanno provato a purificare, non ci hanno mai convinti. Inizia così uno scambio di lettere tra i due finché un giorno Anna Magnani, ben prima dei social, ben prima dei like e della messaggistica istantanea, intuisce lo scambio epistolare tra i due. Leggenda vuole che mentre stesse cucinando versò un’intera pentola di spaghetti sulla testa di Rossellini in un impeto di gelosia. Se non è neorealismo questo! La rovesciatrice di spaghetti non si sbagliava. Poco tempo dopo, Rossellini la lasciò nel peggiore dei modi: facendo finta di niente, annunciando che sarebbe sceso a portare a spasso i cani, per non tornare più. Nel frattempo, il film con la Bergman si era concretizzato: è Stromboli, inizialmente scritto per la Magnani, così doppiamente ferita. Venne girato nell’estate del ’49. A poca distanza, Anna gira un film dal titolo “Vulcano” diretta dal regista tedesco William Dieterle. Stromboli è il primo film del ‘polittico’ rosselliniano costruito intorno a Ingrid Bergman. Poco apprezzato all’epoca, da sinistra per via dello slancio spiritualista del finale, da parte cattolica perché è l’opera di due freschi e scandalosi adulteri. Anche dal tratto biografico di un amore nascente prende vita, probabilmente, lo splendore fotogenico di molte sequenze. L’idea forte di Stromboli resta quella tutta rosselliniana di mettere in scena il contrasto tra la donna alta e bionda e i pescatori piccoli e bruni. È il sentimento della diversità, dell’esclusione, dell’emarginazione… che porta il regista a prelevare l’attrice da un set di Hitchcock in cui veste seta cobalto, per calare il suo corpo radioso nella natura nera del paesaggio vulcanico. Il film fu scritto per la bruna e amatissima Magnani che soffri doppiamente la vicenda. Il tradimento, la maternità che non visse col regista, il film, l’abbandono. Roma si strinse a lei amandola ancora di più. L’attrice non fece nulla per nascondere il suo dolore davanti l’opinione pubblica. Il film “Vulcano” non ebbe grosso successo, ma poco dopo la Magnani prende l’Oscar con “La rosa tatuata”. Tornerà a sorridere come solo lei ha saputo fare. E dopo aver pianto come solo lei ha saputo fare. Questo pettegolezzo di circa settanta anni fa racconta uno spaccato di vita di personaggi leggendari. I loro amori e le loro vite.
È anche grazie al loro lavoro che oggi possiamo guardare il mondo con questi occhi. Sperando sempre che questo non venga dimenticato.
Il neorealismo è stato la stella cometa del cinema del dopo guerra. Il lavoro di Rossellini ha mostrato al mondo un Italia sì povera, quanto ricca di vita. Conferendole rispetto, e sacralità. Rossellini riporta alla conoscenza un’Italia autentica, non quella dei fanfaroni impettiti dei benpensanti.
Roma città aperta, Paisà e Sciuscià porteranno il cinema italiano alle vette del cinema europeo. Per molti anni correrà velocissimo restando su quelle altezze, fino ad arrivare verso il grande panciotto di Federico Fellini, che ci attenderà qualche anno più tardi a braccia aperte con i suoi sogni di cui il cinema italiano si nutrirà per sempre.
Se questo tratto di strada del nostro cinema, capolavoro mondiale, vi interessa, altra lettura da mettere sotto l’ombrellone è “Guida alla storia del cinema italiano dal 1905 al 2003” di Giampiero Brunetta edito da Einaudi. Forse non è propriamente una lettura estiva, ma immaginando Rossellini col sugo della Magnani che gli cola sulle spalle e una Fanta ghiacciata in mano magari potrebbe diventarlo. Il pettegolezzo c’è. Solo che, al contrario di tanti altri, potrebbe trainarci in inaspettati mondi di meraviglie.




