Palermo Punk: la vivacità di una contro-cultura musicale senza futuro
Torniamo per un attimo indietro nel tempo, nella regione che per eccellenza ama volgere il suo sguardo al passato: la Sicilia. L’incipit non è casuale: nel dialetto siciliano per parlare al futuro si usa il presente accompagnato da espressioni come “domani”, “dopodomani” e “mai”.
Ecco, allora, che lo slogan “No future” non è poi così esistenzialmente lontano dal clima culturale della Palermo anni Ottanta. Fatiscente, anarchica, rumorosa e sempiterna. Il capoluogo siciliano ospita nel periodo delle guerre mafiose più cruente un mix di nichilismo e desiderio di ribellione incarnato dalla sua vivace scena punk. Cosa ne resta oggi?
La morte scocca frecce e il punk le canta
L’universo punk, hardcore, e darkwave palermitano, nel cui spazio di sperimentazione orbitano gruppi come gli MGs e gli Under trash, nasce in risposta alla brutalità mafiosa dei primi anni ‘80. Ad oggi, il cuore del punk palermitano pulsa nella “Palestra popolare”, centro sportivo e culturale in via San Basilio. Il complesso risale agli anni ’30. Essa si colloca vicino allo storico mercato della Vucciria. L’occupazione del complesso – presente nel cortile di un palazzo del ‘600 – nasce con l’idea di rendere l’attività sportiva accessibile e a prezzi popolari per i palermitani meno abbienti. Eppure, dalle arti marziali al sollevamento pesi, nella palestra ci si comincia anche ad esibire con musica punk, hardcore e folk siciliano.
Tuttavia, il merito essenziale della Palestra popolare è quello di aver ereditato, a sua volta, le funzioni di ExKarcere, un ex prigione femminile occupata nei primi anni 2000. In quel periodo, la struttura in questione diventò il centro nevralgico della scena punk palermitana. Ospitava figure come Verdiana Mineo, medaglia d’argento 2021 nella gara di Squat ai Mondiali di Powerlifting, front woman dei Mavaria. Infatti, se è vero che l’atleta è considerata tra le più forti al mondo, la sua voce non è da meno. Roca, potente, malinconica e tinta di accenti mediterranei. Verdiana Mineo riesce a farsi portavoce della sofferenza della classe contadina e lavoratrice siciliana; delle sue sconfitte e dei suoi amori cupi. La scena punk palermitana è, perciò, intrisa di istanze politiche anticapitaliste, separatiste e indipendentiste.

Forse, come sostiene Fabio Sgroi, autore del volume fotografico “Palermo 1984-1986, Early works” (Yardpress 2018), c’è una linea di continuità tra la contro-cultura musicale palermitana e uno dei suoi affreschi quattrocenteschi più famosi (Il Trionfo della Morte). In esso la morte viene raffigurata come uno scheletro (la peste) che, con arco e frecce, colpisce tutti a prescindere dalla classe sociale. Nonostante la gentrificazione ed il turismo, nei vicoli della periferia di Palermo la morte è rimasta pronta a scoccare i suoi dardi. Ecco, allora, che gli MGs e gli Under trash nascono in reazione a tempi bui segnati dallo stragismo mafioso. Sono band che subiscono spesso e volentieri le violente repressioni delle forze dell’ordine. Nonostante ciò, sostiene Fabio Sgroi, questi gruppi sono riusciti ad elaborare una scappatoia poetica fondamentale perché in grado di rappresentare la morte e contemplarla al di fuori della propria pelle.

Palermo divora i suoi e nutre gli stranieri
Sempre rimanendo nel sottobosco della contro-cultura musicale palermitana, un caso particolare è quello rappresentato dalla musica elettronica. Il suo ecosistema nasce, cresce e si afferma con le occupazioni degli anni Novanta. Oggi si può ascoltare perlopiù in piccoli disco-pub del centro come Castigamatti e Botanico. Molti produttori e dj palermitani di fama internazionale si sono trasferiti a Berlino ormai da tempo. È il caso di Luca Mortellaro, fondatore dell’etichetta Stroboscopics Artefacts; oppure, del produttore di musica industriale Shapednoise (alias Nino Pedone). Quel che stranisce è che di entrambi gli artisti le esibizioni nel capoluogo siciliano si contano davvero sulle dita della mano (come tanti altri simili). Una spiegazione molto convincete la offre Flora Pitrolo, dj fondatrice dell’etichetta A Colder Consciousness, laureata in lettere e ricercatrice musicale e teatrale al Birkbeck college della University of London. Infatti, sarebbe convinta che sia tipico di Palermo snobbare i suoi talenti:
“Prima che santa Rosalia diventasse la patrona di Palermo, il nume tutelare della città di epoca preromana era il cosiddetto Genio di Palermo, solitamente raffigurato come un uomo che allatta un serpente. L’iscrizione latina sulla sua statua recita: ‘Palermo divora i suoi e nutre gli stranieri’. E questo vale anche per la rinascita palermitana. Se un tempo la scena musicale cittadina era irrimediabilmente isolata, ora soffre l’eccessiva attenzione data al turismo. Le arti figurative possono contare su fondazioni e finanziatori privati, mentre l’attività musicale dipende dalla fedeltà del pubblico.”
Ma è proprio qui che si annida la ricchezza della musica sperimentale palermitana. La si rintraccia tutta nella sua sofferta ambivalenza tra lo spiccato particolarismo culturale e l’insopprimibile respiro cosmopolita. Che sia nei pressi di un disco-pub in centro o dalle parti di via San Basilio, il futuro della Palermo “da ascoltare” è davvero un romanzo intitolato “No Future”. Non perché di futuro non ne abbia, quanto perché sia incerto. Di conseguenza, tesserne le trame predittive è possibile soltanto scendendo a compromessi con lo stesso dialetto siciliano: il futuro si indica col presente.




