Addio a Glauco Mauri, gigante del teatro italiano

“Il teatro è un gioco serissimo perché ha un compito di meravigliosa responsabilità: arrivare al cuore per insegnare la vita”
Glauco Mauri si è spento nella tarda serata di sabato, a pochi giorni dal suo novantaquattresimo compleanno, di cui settanta dedicati al teatro, dopo un malore che lo aveva costretto ad annullare il suo ultimo lavoro, un reading del De Profundis di Oscar Wilde al teatro Vascello di Roma.
Nella sua intimità di interprete aveva il teatro come ragione di vita, tant’è che appena quindicenne esordì in versione suggeritore ma la sua innata bravura lo sbalzò immediatamente sul palcoscenico che divenne la sua casa, il luogo dove portava cultura, felicità, e passione.
Prestato al cinema, da Profondo Rosso di Dario Argento a Ecce Bombo di Nanni Moretti, passando anche da Bellocchio, Festa Campanile e Cavani, Mauri, grandissimo interprete di quei classici che non si studiano nemmeno a scuola, almeno ai suoi tempi, ha dispensato lezioni di letteratura in prosa interpretando Ionesco, Becket ed il suo amato Shakespeare senza tralasciare le tragedie greche.
E’ stato l’amaro Filottete di Sofocle, morso da un serpente ed abbandonato sull’isola di Lemno, ma anche padre Re Lear, dramma dell’amore padri e figli e della follia interpretato più volte da Mauri; è
stato il borghese Jean ne Il Rinoceronte di Ionesco ed è stato anche Hamm nel Finale di partita di Beckett forse il suo autore più amato come confessò in un’intervista “La vita che Beckett descrive è complicata, ma in lui la tragedia del vivere può diventare una farsa e la farsa del vivere si può trasformare in tragedia.”
Si chiude per sempre la sua ultima Compagnia Mauri Sturno fondata con il suo amatissimo Roberto Sturno, scomparso proprio il 22 settembre dello scorso anno, data in cui doveva calcare il palcoscenico del teatro Vascello ed a cui il De Profundis era dedicato.
RaiCultura rende omaggio all’attore con uno speciale “Glauco Mauri. Un bambino dai capelli bianchi” mentre su Rai5 andrà in onda “Il canto dell’usignolo” in cui Mauri e Sturno sono protagonisti e interpreti delle immortali opere di Shakespeare; a seguire, sempre su Rai5 “In scena”un documentario in cui l’artista si racconta e ripercorre la sua vita.