Geni tuttofare : predicono l’invecchiamento e l’ora della morte

I ricercatori dell’Università della California hanno messo a punto un test in grado di verificare l’età biologica degli individui, che non necessariamente coincide con quella cronologica. Finalmente l’argomento con cui gli amici ci consolano per la nostra età (“Sembri molto più giovane, ti darei almeno dieci anni di meno!”) ha trovato solide radici scientifiche.

 

Protagonista della discussione è il processo biologico di metilazione che reprime l’espressione genica. Nelle cellule giovani, infatti, questa è attiva soltanto in determinati punti ben distinti ed è particolarmente strutturata. E` con l’invecchiamento delle cellule che i siti della metilazione divengono molto più sfocati e indistinti, in varie parti del corpo. Non è possibile prevedere il momento della vita umana in cui il processo si diffonde in più parti, essendo questo aspetto diverso per ciascun individuo.

Verificare però il punto in cui il processo è giunto, in un preciso momento, può rivelarsi utile per determinare l’età biologica di ciascuno ed inserirla nella carta d’identità. Oltre a divertimento e a motivo di vanto per qualcuno, l’esito di questo studio  può risultare importante dal punto di vista medico, per giocare d’anticipo sulle malattie future e spingere più avanti la speranza di vita. Essendo infatti molto più avanzato nei tessuti tumorali, il processo di metilazione potrà essere studiato per rilevarne il ruolo nel verificarsi di malattie, in particolare legate all’invecchiamento.

Con la corsa sempre più veloce del processo scientifico, aumentano gli aspetti di noi stessi che scopriamo anche semplicemente ‘leggendo’ i nostri geni.  Rivelazioni che, generalmente utili alla medicina, finiscono talvolta per rilevarsi macabre. E` il caso dello studio pubblicato su “Annals of Neurology”, che afferma di prevedere l’ora della morte.

Approfittando di una ricerca effettuata 15 anni fa su un campione di uomini di 65 anni sani ma con problemi di insonna, che aveva l’obiettivo di individuare elementi precursori di malattie degenerative quali l’Alzheimer o il Parkinson; i ricercatori hanno rivelato alcuni aspetti interessanti del ciclo circadiano (il ritmo naturale dell’organismo) di costoro, confrontandolo con l’orario della loro morte. Un particolare gene (Periodo1) sembra essere il responsabile dell’ora in cui l’uomo tende a svegliarsi : coloro che in quella specifica posizione presentano un genotipo A-A (una coppia di Adenina su ciascuno dei cromosomi) tendono a svegliarsi prima delle 7; coloro che al contrario presentano un genotipo G-G (una coppia di Guanina), si svegliano molto più tardi nella mattina.

Incrociando questi dati con l’effettivo orario del decesso di alcuni di loro dopo 15 anni, si è rivelato che gli individui con genotipo A-A tendono a morire prima delle 11 di mattina, quelli con genotipo G-G dopo le 18 del pomeriggio. Rivelazione macabra e quasi divertente che tuttavia potrebbe rivelarsi estremamente utile : potrebbe consentire terapie mirate  e determinare una particolare attenzione ai pazienti in specifiche ore della giornata. I geni tuttofare non smettono di soprenderci, una piccola variazione genetica può cambiare profondamente la nostra esistenza, determinare la nostra reale età e anche la nostra morte, come se il destino fosse già scritto dentro di noi. Resta da chiedersi se sia preferibile sperare che la scienza prosegua le proprie indagini e ci riveli ogni aspetto della nostra natura, o se al contrario sarebbe meglio non sapere. Che cosa faremmo se un gene potesse rivelarci non solo l’ora ma il giorno della morte?

Alice Andreuzzi
24 novembre 2012

 

 

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