Re Alberto II del Belgio e Paola Ruffo di Calabria: l’insolito incontro ravvicinato nella Roma di fine anni ’80

Re Alberto II del Belgio e Paola Ruffo di Calabria: l’insolito incontro ravvicinato nella Roma di fine anni ’80

L’episodio, piuttosto gustoso e da noi personalmente vissuto, si riveste di alcuni aspetti.  Il primo è quello di ripiegarci su una leggerezza che ci possa distogliere dalle ansie provocate  nell’ultimo periodo dai gravi eventi che tutti conosciamo. Il secondo, essenziale nel contesto del nostro racconto, è quello di  rivolgerci ai giovani d’oggi, i quali non possono avere memoria di come la nostra Capitale fosse nel secolo scorso.

Non solo. Proprio in questo giro di secolo, quando tutto appare affidato alla più sconsolante precarietà, il nostro continente europeo può ancora offrire al mondo i bagliori delle sue antiche tradizioni regali, là dove l’esautorato sentimento popolare sembra volersi rifugiare in una sorta di parallelo emozionale. O, meglio , di volersi identificare  con questi nobili personaggi usciti come da un libro di favole che, sconfinando nel campo della futurologia, non sappiamo quando verrà dimenticato tra i ricordi di una soffitta.

L’incontro “ravvicinato”, dunque, lungi dall’appartenere al mondo degli extraterrestri, ci riporta a un periodo abbastanza spensierato della nostra esistenza, quando il w.w.w. di internet era una rete di comunicazione globale ancora avulsa dai nostri interessi e  la tecnologia di stampa si limitava a giornali e riviste settimanali cartacei da leggere, noi donne, tranquillamente sedute dal parrucchiere, gli uomini sotto le cesoie del barbiere.

Protagonismo di un divano letto

Ebbene, tutto iniziò da un divano letto. E il lettore si chiederà cosa c’entra un divano letto con i Reali del Belgio. C’entra eccome.  Potremmo anzi  dire che, a volerlo personificare, fu senza dubbio il co-protagonista di questa storia. Si dà il fatto che,  tra il 1987 e il 1988, non ricordiamo esattamente,  avessimo  bisogno di un taglio di stoffa per proteggere dalla polvere il nostro divanetto. Ci recammo perciò nella piazzola di S. Lorenzo in Lucina,  nel centro storico di Roma,  dove esisteva allora una sequenza di negozi e negozietti delle più varie e raffinate  categorie commerciali, quali scarpe, borse, profumi,  stoffe, prodotti coloniali, pottery,  dolciumi, nonché una ricca farmacia.  In fondo a destra della piazza c’era un baretto con i tavolini di fuori, meta non solo di turisti ma della gens romana più sciccosa, dove era possibile gustare un delizioso gelato artigianale o un ricco cappuccino con croissant.  Di fronte, la facciata  dell’ Ordine dei Giornalisti, la cui entrata era situata sul retro, in Piazza della Torretta. E lo è tuttora.

Re Alberto II del belgio e Paola Ruffo di Calabria. Fonte: leggo.it

Un trepidante vis-à-vis

Entrammo quindi in uno di questi negozi dove vendevano tessuti,  aspettando  il nostro turno. Ma, nell’attesa, non  eravamo  soli.  Ci ritrovammo  infatti vis-à-vis con un signore,  assai distinto e di bell’aspetto. E,  considerato che  l’ingresso  del locale era piuttosto ristretto, fu abbastanza naturale che ci guardassimo di sottecchi.  La cosa che però  ci lasciò alquanto perplessi  fu che quel volto  non ci era nuovo.  Strologandoci  il cervello, come si usa dire,  non riuscivamo a ricordare dove  l’avessimo visto. E, dal suo mezzo sorriso, come di persona incline a una carismatica ironia, lui sembrò di capire il nostro  evidente imbarazzo.

A un certo punto, come fulminata da un lampo, la nostra memoria ebbe un sussulto. E riconoscemmo in quel simpatico signore dallo sguardo di fanciullo un po’ sbarazzino   nientepopodimeno  che  il Re Alberto II del Belgio, fratello del Re Baldovino.

Che fare, che dire? Non ci eravamo mai trovati in vita nostra davanti a un Re. La mente ci fu assalita allora  da tutte quelle frasi dell’occasione, che non sapevamo se fossero giuste o inappropriate, come  “Molto piacere,  Sua Maestà, di conoscerla!” , troppo banale, oppure, dandoci un buffetto sulla testa,   ” Mio Dio, che figura non averla riconosciuta… permetta che mi presenti”, et cetera eccetera.  Ci chiedemmo anche se fosse conveniente accennare col capo a  un mezzo inchino, ma la cosa ci sembrò oltreché patetica del tutto innaturale, visto l’atteggiamento affatto sussiegoso del nostro nobile astante. E restammo lì  muti e  imbambolati.

Nelle  maglie di quell’arzigogolo  cerebrale,  fummo infine distratti dal rientro della bellissima Paola di Liegi, la quale recava in mano una grossa busta. Di statura alta, con un soprabito lungo, calzature basse scamosciate,  il fascino  di un’eleganza  comoda  e  disinvolta come di una signora  qualunque che va in giro col marito a fare spese per il centro. Quale stagione fosse non ci è dato ricordare, sicuramente una stagione di mezzo, quando ci si appronta, prima dell’estate o prima dell’inverno, a dare un tocco di novità alle nostre case. Anche allora il clima era ballerino, obbligandoci a tirar fuori l’impermeabile per un improvviso scroscio d’acqua.
Eravamo noi ad essere diversi, ancora relativamente giovani e inconsapevoli  di quanto il futuro ci avrebbe  riservato,  sorpresi  proditoriamente da un virus che ha diviso il mondo, come il taglio di una torta piuttosto amara, in due precisi periodi: prima e dopo il Covid 19.

Paola, orgoglio italiano

Nel racconto di quest’ episodio indimenticato e nella laboriosa ricerca dinastica della monarchia del Belgio, è con orgoglio che un’italiana sia stata per venti anni, dal 1993 al 2013, regina di quel Paese, quando il Re Alberto abdicò, per motivi di salute, in favore del figlio Filippo.
Oggi, è commovente vederli ancora insieme,  Paola  83 anni e Alberto 86, questi reali tanto democratici, incanutiti e appesantiti dai vari problemi dell’età, ma uniti in un rapporto  andato a fortificarsi malgrado gli alti e bassi comuni ad ogni coppia  sulla faccia della terra.

Resta sempre uguale a se stesso il famoso divanetto, sempre al medesimo posto sotto la finestra del  nostro soggiorno tanto è impossibile collocarlo altrove. Ormai  rinnovato con  copertine di vario colore a seconda delle stagioni, spunta al di sotto un lembo di tessuto a fiorellini di stile provenzale,  grazie al quale torna assai vivo il bellissimo ricordo di questa storia per noi tanto particolare.

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