Rap, esperienza e filosofia – Ted Bee

Rap, esperienza e filosofia – Ted Bee

Ciao Marco, benvenuto su Fiori di Cemento. Partiamo dall’uscita più fresca, ‘Così mi tieni’, tributo e rivisitazione dello storico brano degli Articolo 31. Com’è nata l’idea? Perché proprio questo pezzo e non altri ?

L’idea è nata dopo è venuta a me e Andrea Rock. In occasione dei 20 anni dall’uscita di “Così Com’è” volevamo tributare il gruppo che mi ha iniziato all’ascolto di questo genere. La scelta del brano è dovuto al fatto che “Così mi tieni”, come spesso accade, è uno dei pezzi più belli e meno conosciuti della band e perché mi rivedo molto in quel modo di concepire l’hip hop e la musica.

Nel video compaiono sia J Ax che Dj Jad. Com’è stata la reunion?

-È stato tutto molto naturale. Abbiamo scritto e composto il brano e poi l’ho fatto sentire prima ad uno e poi all’altro. A entrambi il pezzo è piaciuto molto, tanto che Ax mi ha detto che se avessi fatto il video, se mi andava, sarebbe venuto a fare un cameo. Così ci siamo attivati per girare. Avremmo potuto fare altrimenti?! Ho esteso l’invito a Jad, Ax era super d’accordo e da lì abbiamo girato. Loro nel video appaiono in scene separate, perché non si tratta di una reunion Articolo 31, ma appunto di un omaggio alla loro musica. Loro non hanno partecipato al brano.

Concentriamoci sul brano. Sembra quasi il manifesto programmatico di Ted Bee e del suo modo di fare e vivere il rap, una sorta di anti-divo rispetto ai canoni seguiti dalla maggior parte dei tuoi colleghi. Sbaglio?

No, non ti sbagli. In molti mi chiedono: ma perché loro sono lì e tu no? Crescendo e maturando ho capito che alcuni artisti hanno una certa visibilità e altri no, non perché siano più o meno bravi. La mia attitudine e i miei gusti musicali non sono mainstream ma strettamente legati al mondo della strada, tuttora. Quindi è normale che la mia dimensione non sia quella ultra-commerciale. Mettici in più che di mio ho un carattere abbastanza schivo e riservato e non so se ci starei bene sotto le luci dei riflettori.

 Prendo alcuni versi del brano. ‘La qualità, mi spiace, non è per i bamboccetti/meglio luoghi deserti che i bambini ai concerti’. Il concetto è chiarissimo. Che ne pensi dell’attuale scena rap?

Penso che al momento sia molto ricca e ci sia spazio per tutti e per tutti i tipi di pubblico. C’è il filone intimista, quello sperimentale, quello commerciale, quello simpatico e molti che spaccano in tutti questi ambiti. Certo, rimpiango un po’ quei tempi quando questa roba era un po’ più piccola, ma non ti beccavi i genitori ad aspettare i figli fuori dai concerti. Quello che mi spiace è che molto spesso, in queste situazioni, il pubblico è così immaturo, per ragioni puramente anagrafiche per carità, che non capisce neanche il tipo di show che sta facendo l’artista e come sta spaccando.

 Sei stato uno dei più precoci nella storia del rap italiano, da giovanissimo eri già nella Dogo Gang, cui accenni pure in ‘Così mi tieni’.  Il ricordo più bello legato a quella crew?

Ce ne sono una miriade. Forse gli aneddoti più belli sono quelli che non si possono raccontare. Magari un giorno qualcuno di quei tempi lì ci scriverà un libro su tutto quello che è successo. Personalmente ho nel cuore mille serate, concerti in giro per l’Italia o momenti più personali, come quando io, Jake ed Emi andammo alle 3 di notte in Dezza a giocare a pallone e ci mettemmo a sfidare un gruppo di fan increduli. Tra parentesi vincemmo 10 a zero e feci quasi tutti i gol.

Hai lavorato praticamente con tutti i big italiani. Qual è l’artista con cui ti sei trovato meglio o cui sei più legato?

Ho collaborato con tanti e da tanti ho anche appreso. All’inizio passavo un sacco di tempo in studio con Marracash e al di là del rap parlavamo tantissimo di tantissime cose. Oggi ci sentiamo più di rado, ma quando ci si incontra è sempre la stessa cosa.

Il titolo di un tuo album, ‘110 e lode’ (2011), è ispirato alla laurea in Filosofia che hai conseguito a pieni voti, cosa assolutamente non comune nel mondo del rap. Pensi sia importante lo studio?

Credo di sì. Non alla maniera baconiana del sapere è potere. Credo che sapere è importante per il semplice fatto che non sapere è peggio, è comunque una mancanza. E pure nel rap, che è la musica delle parole, sapere conta perché può aiutarti a chiudere una rima o a fare una citazione. Per molti sapere non serve a nulla, ma come diceva Aristotele se non servi a nulla sei re!

Solitamente chiedo l’artista preferito, quello cui ci si è ispirati maggiormente, ma già che ci siamo perché non parlare del filosofo che ti ha lasciato di più, che hai studiato con maggior interesse.

-Ti direi Platone perché dopo che ha scritto ‘La Repubblica’, qualche secolo prima di Cristo, parlare di politica non ha più senso perché ha già detto tutto lui. E poi Nietzsche, che ha preso tutte le convinzioni dell’Occidente e le ha ribaltate come un calzino.

Parliamo del futuro prossimo. ‘Phoenix’, il tuo nuovo ep, è quasi pronto. Tu stesso hai parlato di inizio di una nuova era; che lavoro dobbiamo aspettarci?

Lo dice già il titolo, Phoenix, una rinascita. Qualcosa di nuovo, oggi lavoro solo con band e i suoni che produciamo con Andrea sono tutti suonati, ma non dimentico chi sono e da dove vengo. Come dicevano gli Articolo 31 ‘evoluzione continua ma la radice è la stessa!’.

Ringraziamo Ted Bee per l’intervista e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per ‘Phoenix’ e tutti i progetti futuri.

Alla prossima!

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