Vacca ed il suo “ultimo tango”

Vacca ed il suo “ultimo tango”


Iniziato da poco “L’ultimo tango tour” abbiamo “rubato” a Vacca qualche minuto per rispondere alle nostre domande.

Ciao Ale e benvenuto a “Fiori Di Cemento”. Partiamo subito con qualche domanda sul disco: “Trendsetter”, track con il featuring di Jake la Furia, come hai conosciuto Jake e quanto è cambiata la scena da quei tempi ad oggi?

Io facevo ancora le medie (sono stato bocciato due volte) e all’epoca facevo parte di una crew che si chiamava PM, Jake a quei tempi si chiamava Fame Blu ed oltre a frequentare il liceo artistico davanti alla mia scuola aveva anche lui una crew che si chiamava PM, praticamente ci siamo conosciuti per risolvere questa cosa e poi abbiamo cominciato a frequentarci in piazza.

A livello umano prima non giravano soldi intorno al rap e si faceva per pura passione, non c’erano i social e chi aveva internet era un privilegiato quindi ci si incontrava in piazza ed i rapporti erano sicuramente più veri, c’era una gerarchia ora le cose sono completamente cambiate.

Cambiamo argomento, quanto influenza lo ska il rap di Vacca e come ti sei avvicinato a questo genere?

Per nulla, voglio solo creare un suono più originale rispetto agli altri; il pezzo fatto con Enrico dei Los Fastidios è semplicemente un punto d’incontro tra due generi. Per quanto riguarda invece “Il ragazzo coi dread” abbiamo deciso di far uscire il pezzo in estate quindi con un suono fresco come quello dello ska.

Mi sono avvicinato allo ska e al rocksteady grazie all’amore per la Giamaica.

Hai collaborato con tanti nomi della scena, un emergente che ti ha colpito?

Oltre a Jamil direi Kevin Hustle.

Un dj con il quale ti piacerebbe lavorare in futuro ed un artista non appartenente alla scena rap che stimi.

Dj ti dico TelAviv, il dj di Emis, è validissimo in consolle ed è un bravissimo ragazzo. Artisti non appartenenti alla scena: Verdena e Adriano Celentano che ascolto spesso e volentieri anche in Giamaica.

Il tuo rapporto con Jamil, cosa ti ha spinto a credere in lui?

Jamil ormai è il mio figlioccio artistico, abbiamo lavorato a molti progetti assieme; mi colpì molto la sua voglia di far bene, di lavorare, il suo impegno.

“Fatica e sacrificio pagano ma dagli tempo”, questa è una tua frase: ti senti al culmine della tua maturità artistica?

Ho scritto molto ma mi sento ancora lontano dall’apice della mia maturità artistica, quantificando direi ad un quinto ed ho ancora avanti a me tanto, tanto lavoro. Quello che sono arrivato a capire è che devo essere più morbido rispetto agli ultimi dieci anni.

Verona, Milano e Cagliari un ricordo per ogni città.

Verona la collego a Jamil, alla Voodoo e alla Virtus Verona quindi al calcio popolare, quello fatto per passione e non per soldi.

Milano è la città che mi ha cresciuto, dove ho vissuto con la mia famiglia e dove ho i miei amici.

Cagliari rappresenta la mia terra, ci sono molte sfaccettature sarde nel mio carattere diciamo che la Sardegna è casa mia, la madre terra.

Ultime domande, la tua scelta di andare a vivere in Giamaica.

Venivo da un periodo durante il quale avevo scritto molto e stavo terminando “Sporco”, avevo voglia di vedere cose nuove e sinceramente volevo staccare un po’ per andare a Los Angeles, premetto che avevo paura di volare, poi invece mi consigliarono la Giamaica. Avevo messo in conto di rimaner via due mesi poi ho conosciuto quella che è diventata mia moglie ed è arrivata mia figlia. Il dubbio era quello di scegliere un posto dove far crescere mia figlia, tra Milano e la Giamaica ho scelto quest’ultima.

Pesa la distanza per quanto riguarda il lavoro?

Il web ha reso possibile lavorare anche se si è lontani, i social hanno ridotto di molto le distanze quindi direi di no, è un fattore che non pesa nel mio lavoro senza considerare che torno in Italia per suonare.

Grazie Alessandro per l’intervista.

Grazie a voi.

Lorenzo Bruno

11 novembre 2015

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