Polemica esodati: ma quanti sono?

I teatrini dell’epoca berlusconiana sono lontani, certo, ma bisogna ammettere che il caos attorno alla questione degli esodati sta diventando stucchevole, noioso, inaccettabile.

Ci si era fidati, in mancanza di altre cifre ufficiali, che i cosiddetti salvaguardati, cioè coloro che in virtù della riforma della pensione si ritrovano ora senza reddito da lavoro e senza la programmata pensione, fossero 65mila. C’erano i sindacati, uniti, a criticare duramente i numeri del ministro Fornero e a tenere alta la guardia: “Guardate che gli esodati sono decine di migliaia in più”.

Per qualcuno erano addirittura 350mila ma, in assenza di dati reali, questo veniva necessariamente considerato un pazzo.

Poi è balzato alla cronaca un misterioso documento dell’Inps, e le idee invece che schiarirsi sono diventate ancora più confuse. Secondo la relazione, che sarebbe stata inviata al ministero prima della firma del decreto, gli esodati sarebbero 390.200. Ma è solo l’inizio. Poche ore dopo giunge la smentita dell’Inps: “I documenti tecnici dell’Inps hanno consentito al ministero di formulare il decreto con la salvaguardia prevista per i 65.000 lavoratori per i prossimi 24 mesi, non abbiamo fornito stime diverse e ulteriori”. A questo punto, nonostante la precisazione dell’Inps confermasse le conclusioni del ministero, Fornero decide di convocare d’urgenza il presidente e il direttore generale dell’istituto, prima di lanciare un attacco frontale: “Se fossimo in un settore privato questo sarebbe un motivo per riconsiderare i vertici”. Ma come, i vertici hanno ribadito le cifre ufficiali e dovrebbero essere “riconsiderati”? La vicenda diventa sempre più oscura.

Martedì mattina, alcune ore prima dell’intervento del ministro al Senato, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro rende nota la propria indagine, che quantifica gli esodati in 370 mila: “Se è vero che 65 mila lavoratori sono stati salvaguardati dal decreto, ne restano almeno altri trecentomila che in virtù della normativa vigente si ritroveranno presto esodati”.

Arriva il momento del ministro Fornero in Parlamento:“La verità è che il governo sapeva di un’altra platea di lavoratori interessati, ma la non imminenza del problema che riguarda coloro che andranno in pensione dal 2014, e l’assenza di risorse finanziarie per un bilancio già messo a dura prova ci hanno fatto ritenere si potesse affrontare il problema degli altri esodati nei mesi successivi con criteri di equità e sostenibilità finanziaria. La nuova platea di lavoratori da salvaguardare è quantificabile in 55 mila soggetti da aggiungere ai 65 mila soggetti già individuati nel decreto ministeriale”. Poi il ministro contesta nuovamente la tabella dell’Inps (“fuorviante”), ma non fa alcun riferimento alla ricerca della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro.

In poche parole, Fornero spiega che quei 65 mila erano soltanto la prima parte della reale platea degli esodati, e ora devono esserne aggiunti altri 55 mila. Se la matematica non è un’opinione si giunge a 120 mila, un numero ben lontano dai 370-390 mila di cui le ricerche parlano. La domanda cruciale sul numero degli esodati, quindi, non ha ancora ricevuto una risposta chiara. E inoltre, a prescindere dalla quantità: perché non coprire subito l’intera platea, invece di prendere decisioni transitorie lasciando nell’insicurezza più totale migliaia di esodati? Dovremmo, allora, aspettarci altre puntate di questa riforma? Il governo, dall’alto del suo tecnicismo, non dovrebbe avere problemi a chiarire questi dubbi, lo faccia.

 

Ermes Antonucci

20 giugno 2012

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