Crisi: quattro nuovi suicidi. Monti: ”Italia ce la fara”’

Quattro nuovi suicidi in meno di 24 ore. Questa mattina  nei boschi di Vaiano (PO) è stato trovato il corpo senza vita di un 55enne. L’uomo era in mobilità da alcuni mesi, da due anni, ovvero dalla morte del padre, le sue condizioni economiche erano peggiorate in quanto trovava sostentamento proprio dalla pensione del genitore. Un bigliettino racconta le sue ultime riflessioni: togliersi la vita perché sopraffatto dai debiti.

Nella tarda mattinata a Paternò (catania), un bracciante agricolo di 32 anni, una moglie e una figlia, da mesi senza lavoro, si è tolto la vita nella sua abitazione.

Nel napoletano questo pomeriggio un imprenditore di 63 anni si è sparato nel parcheggio del santuario di Pompei, è poi morto durante il trasporto in ospedale. Sono poi state trovate tre lettere rivolte ai familiari nelle quali porge le sue scuse ed accusa Equitalia per delle cartelle arrivate ingiustamente.
Sopraffatto dai debiti il titolare di una ditta di impiantistica si è tolto la vita nel pomeriggio in provincia di Bari. L’uomo, 46 anni, come nei precedenti casi ha lasciato un bigliettino per chiedere scusa alle figlie per il gesto.

Così mentre si organizzano “cortei delle vedove bianche” e il numero di suicidi continua a salire anche il premier Mario Monti scrive una lettera rivolta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del sesto anniversario della sua elezione al Quirinale. Nella missiva (pubblicata sul sito del governo) si può leggere: “Per il Governo, e per me personalmente, Lei rappresenta un punto di riferimento sicuro, una fonte di ispirazione che ci permette di impegnarci con determinazione nella realizzazione del mandato che lei ci ha affidato. Il Paese sta attraversando una fase difficile della sua storia ma, come lei ama dire, l’Italia ce la farà perché è proprio nei momenti di difficoltà che emerge lo spirito di una nazione forte e capace di guardare lontano”.
Perché suicidarsi la mancanza di denaro può veramente distruggere fino a questo punto i nostri animi? Il consumismo ha condizionato a tal punto il nostro spirito di sopravvivenza? Il nostro amore verso il mondo e la vita?
Difficile rispondere a queste domande, ma possiamo ricordare quanto detto da grandi uomini in grado di indagare fra questi anfratti dell’anima come pochi altri al mondo. Come Cesare Pavese ad esempio che ne “Il mestiere di vivere” scrive una aforisma attualissimo: “Ai nostri tempi il suicidio è un modo di sparire, viene commesso timidamente, silenziosamente, schiacciatamente. Non è più un agire, è un patire”.
O come Fernando Pessoa che ne “Il libro dell’inquietudine”  afferma: “Morire è essere totalmente altri. Per questo il suicidio è vigliaccheria; è offrirci completamente alla vita”.
Infine citiamo Arthur Schopenhauer, ne “Parerga e paralipomena” scrive: “Quando in sogni opprimenti e orribili l’angoscia tocca il grado estremo, è proprio essa che ci porta al risveglio, con il quale scompaiono tutti quei mostri notturni. La stessa cosa accade nel sogno della vita, quando l’estremo grado di angoscia ci costringe a spezzarlo”.

Enrico Ferdinandi

10 maggio 2012

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