Don Verzè lascia per sempre l’Ospedale San Raffaele e si presenta al tribunale divino

Alle prime luci dell’alba di oggi Don Luigi Verzè, l’ex prete di Illasi (Verona), di anni 91, ordinato nel 1948, stroncato da un arresto cardio-circolatorio, ha lasciato gli affanni di questo mondo, che lo aveva sempre visto protagonista a fianco di influenti personalità politiche di spicco e,   vicino a CL, vantava anche stretti rapporti col governatore della Lombardia Roberto Formigoni. Don Verzè aveva iniziato  il suo cammino nella congregazione di San Giovanni Calabria, prima di collaborare come segretario particolare  del card.  Schuster, che negli anni 50 lo aveva voluto a Milano. Nel 1958 aveva costituto l’Associazione Monte Tabor, con lo scopo di trasformare le parole evangeliche in cure, preludio di un opera più grande.

Infatti nel 1969 realizzò la colossale opera che è  l’Ospedale San Raffaele, famoso centro medico e di ricerca italiano, a cui il suo nome rimarrà legato indissolubilmente anche per le vicende giudiziarie, che lo hanno messo al vaglio. Don Verzè era stato al centro di altre vicende giudiziarie e già nel 1995 e nel 1998 era stato condannato dalla  magistratura milanese, per abusi edilizi, che bloccarono l’esecuzione di lavori di ampliamento nell’area dell’Ospedale. Ma è stato nel corso di quest’anno che la  crisi finanziaria della sua Fondazione lo aveva portato al centro dell’attenzione della procura di Milano, per la situazione debitoria precipitata la scorsa estate. L’inchiesta, ancora in corso, accertava un buco  di circa  un miliardo  e mezzo di euro, che ben presto ne determinò il fallimento. Fiumi di denaro risultavano ”sottratti” alla Fondazione San Raffaele-Monte Tabor, per  finire su conti esteri allo scopo di finanziare attività poco redditizie e lussi sfrenati.  Denaro che sarebbe uscito dalle casse del gruppo ospedaliero in maniera fraudolenta, attraverso uno strano giro di “buste”. Nel corso dell’inchiesta il vicepresidente Mario Cal, su cui gravavano i sospetti si suicidò. Ironia della sorte Don Verzè se ne è andato per sempre, proprio l’ultimo giorno dell’anno, poche ore prima che si aprissero le buste con le offerte d’asta per la vendita dell’Ospedale, ormai in mano allo IOR e alla famiglia Malacalza. Precedentemente Don Verzè aveva già fatto un passo indietro, ora è uscito definitivamente di scena, quasi a significare che forse senza di lui la soluzione sarebbe stata più facile e percorribile.

Ma l’intera vita di Don Verzè è costellata da luci e da ombre, pettegolezzi ed indiscrezioni. Infatti già nel 1964 la Curia milanese lo aveva sospeso a “divinis” per il suo comportamento contrario al ministerio che esercitava. Ciononostante lui non si arrese e cessata forzatamente l’attività di curatore di anime si prefisse di curarne i corpi e, nel  1969  fondò il San Raffaele, dove già nell’ottobre del 1971 si inizio ad accogliere i primi malati. L’anno successivo la Fondazione San Raffaele venne riconosciuta come istituto di ricovero a carattere scientifico e,  nel 1981 divenne Polo dell’Università di Milano, mentre nel 92  venne inaugurato il reparto di ricerca, riconosciuto tra i più importanti in Italia. Nel 1995 il San Raffaele diventò  un’università privata attivando due prestigiose facoltà, quella di Psicologia e quella di Medicina.

E’ fuor di dubbio che  Don Verzè ha lasciato un ospedale d’eccellenza che, nonostate i suoi gravi problemi, ancor oggi cura migliaia di malati che giungono da ogni parte d’Italia e non solo.  E’ altrettanto fuor di dubbio che l’opera lasciata ha diversi problemi, oggi ancor di  più acuiti dalla situazione  economica che sta vivendo il nostro Paese. Un Paese che in ritardo ha scoperto il rigore, dopo anni di lassismo, abusi e anarchia in cui tutti si sono sollazzati senza curarsi troppo dei richiami della coscienza per il modo di condurre gli affari della propria vita.

Sono tante le cose che si potrebbero dire su Don Verzè, come tante sono state le cose compiute dal prete-imprenditore nel corso della sua vita, in cui oltre a fondare il San Raffaele nel 2003 aveva dato il via al Movimento Medicina-Sacerdozio, e nel 2007 anche alla casa editrice San Raffaele. L’ultima più eclatante, nel marzo 2010, quando compì i 90 anni,  in cui inaugurò la cupola del San Raffaele, costruita  2 metri più grande di quella di San Pietro, forse come sfida alla sua chiesa che lo aveva  messo “fuori”. L’inaugurazione avvenne  alla presenza dell’ex presidente del consiglio Berlusconi, suo grande amico.

Comunque  il giudizio su di lui non spetta certo a noi, ma alla magistratura che avrà bisogno ancora di tempo per accertare colpe e responsabilità, ma anche e soprattutto al tribunale di Dio a cui oggi Don Verzé  è stato chiamato per rispondere del suo operato. Potrà sostenere l’interrogatorio del “Padre”, che gli chiederà qual’è stato il suo impegno nella sua messe  a cui era stato chiamato come servitore? Là  dovrà rispondere, senza le reticenze umane, perchè la sua coscienza sarà trasparente e visibile a chi conosce tutti i segreti dei cuori degli uomini, essendone l’unico giusto giudice che può usare misericordia verso la debolezza umana.

Dopo un passaggio nella camera ardente del suo ospedale nella mattina di lunedì 2 gennaio, nel pomeriggio dello stesso giorno il vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zentisi, celebrerà i funerali a Illasi (VR). Poi nei giorni successivi come da sua espressa volontà le sue spoglie mortali saranno tumulate nella cappella della Madonna dellaVita, all’interno del  San Raffaele, dove già era stata predisposto un apposito spazio dietro l’altare.

di Sebastiano Di Mauro

31 dicembre 2011

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