Incontro con Gianfranco Norelli: Autore del documentario “ Bitter Bread” (Pane Amaro)

Incontro con Gianfranco Norelli: Autore del documentario  “ Bitter Bread”  (Pane Amaro)

pane_amaro-bitter.breadPane Amaro” è un film diviso in nove capitoli sulla storia dell’immigrazione italiana negli Stati Uniti. Potrebbe trattarsi del solito lavoro di ricostruzione se non avesse quella peculiarità che lo contraddistingue dal repertorio a noi già noto. “Pane Amaro” raccoglie tutte quelle storie e quegli avvenimenti mai trattati nel nostro paese e da sempre tenuti  coperti nella comunità italo americana  negli USA. Parte dalla storia dei linciaggi di Italiani a New Orleans, prosegue con la creazione di Little Italy, nell’East Harlem, con il processo di americanizzazione, con l’esperienza anarchica. Si sofferma su diversi personaggi italiani che furono molto influenti nella vita politica americana: Fiorello La Guardia, Vito Marcantonio, Leonardo Covello.

Norelli ha svolto un’indagine difficile che ha richiesto circa due anni di sola ricerca prima di poter  organizzare il materiale e rifinirlo nel filmato di cui possiamo oggi fruire.

Gianfranco Norelli nasce come giornalista. Si trasferisce a New York nel 1980 con una borsa di studio universitaria  al termine della quale decide di rimanere. Lavora come corrispondente per la Rai in Italia. Collabora con Biagi e Minoli,e  da sempre cova il desiderio , del resto legato anche al suo lavoro di giornalista, di filmare. Propone dei brevi documentari per la televisione italiana, fino a quando, nell’89, insieme a un collega , decide di avventurarsi nel progetto di un documentario di un’ora  sul’essiccazione del Lago di Aral .

La BBC di Londra si mostra disponibile a comprare il prodotto e Norelli, incoraggiato da questo primo successo si  autofinanzia per dei successivi  documentari, sempre venduti inizialmente alla BBC e in seguito all’ HBO a New York.

Antecedente a “ Pane Amaro “ è il documentario “Il Segreto di Mussolini”, intensa storia a molti sconosciuta sulla prima moglie e il  primo  figlio del Duce che lui stesso fece internare in manicomio e morire dopo pochi anni.

Finalmente la televisione italiana apre gli occhi sulle indiscutibili qualità del lavoro di Norelli e compra il documentario. Trasmetterà  qualche anno dopo anche “Pane Amaro” in una versione studiata e montata per il pubblico italiano.

Per gli spettatori di  New York, “Pane Amaro” ha assunto una forma diversa ; per essere proiettato come film educativo è stato diviso in sezioni cronologiche più nette  e pur mantenendo il taglio narrativo, accentua l’aspetto  informativo.

Abbiamo chiesto a Gianfranco Norelli alcuni consigli da offrire a chi volesse dedicarsi alla creazione e alla produzione di documentari.

Sebbene fiducioso sul talento dei giovani film maker italiani, che ha modo di ammirare nei suoi sempre più frequenti viaggi nel suo paese d’origine, sostiene che in Italia  manchino ancora gli spazi necessari alla fruizione del documentario .

Negli Stati Uniti, accanto a maestri come Michael Moore, ci sono molti altri registi specializzati in questo filone, sono forse  meno conosciuti su scala internazionale ma tra il pubblico americano  godono di un vasto seguito e sono in grado di vendere sia nelle sale che in televisione.

Norelli è però ottimista e incoraggiante, ricorda alcuni grossi festival in Europa come quello di Amsterdam, dove i giovani documentaristi potrebbero affacciarsi per far visionare il loro lavoro e incita alla creazione di un piccolo trailer che sia denso di contenuti e ben confezionato fotograficamente da poter inviare anche alle grosse televisioni a New York.

Non è mai un tentativo sbagliato partire dalla realizzazione di un film  con pochi mezzi, non è un aiuto da poco quello delle nuove apparecchiature in digitale , sempre più maneggevoli e allo stesso tempo meno dispendiose, e suggerisce anche di essere attenti ai nuovi linguaggi, è sempre più frequente mescolare il genere documentario con la fiction senza per questo svalorizzarne il contenuto.

È un modo, quest’ultimo, di raccogliere più pubblico e dimostrare che il documentario può raccontare con leggerezza e al contempo mantenere la dovuta fedeltà al reale. Conferma, così, come il reale possa essere altrettanto avvincente, altrettanto  sorprendente  della finzione, a volte, proprio perché reale, ancora più emozionante.

Maria Barberi
01 maggio 2014

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