Sri Lanka: pace ancora lontana tra singalesi e i Tamils

Sri Lanka: pace ancora lontana tra singalesi e i Tamils
Una donna tamil prega durante una cerimonia religiosa a Colombo, Sri Lanka, il 29 ottobre 2016 – Foto: DINUKA LIYANAWATTE / REUTERS

L’instabilità politica generata dal 2015 lasciava intendere un regolamento rapido dei problemi ereditati dalla guerra civile (1983-1989), ma le Nazioni Unite hanno accordato altri due anni supplementari alla piccola isola dell’oceano indiano

SRI LANKA – Il Consiglio dei diritti dell’uomo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), ha deciso il 23 marzo di dare due anni a questo paese per strutturare il suo processo di pace. Otto anni dopo la fine della guerra civile, le innumerevoli risoluzioni della comunità internazionale non hanno prodotto alcun effetto degno di nota, come stima Ahilan Kardirgamar sul giornale The Hindu. Quest’ultimo, importante economista e politologo residente a Jaffna, nel nord dell’isola, spiega che l’approccio esclusivamente internazionale della situazione ha ucciso la dinamica dei movimenti di difesa dei diritti dell’uomo che prevalevano tempo fa. La colpa, secondo lui è proprio dell’ONU e delle altre Ong che agiscono per conto della stessa ma anche delle lobby nazionaliste di Tamil.

Tra la popolazione dei Tamil, è evidente quanto sia in ritardo il dispositivo nato per regolare la situazione dei scomparsi della guerra civile. I problemi dei diritti delle donne sono un altro tasto delicato così come i diritti della comunità dei pescatori e dei musulmani che rischiano di non trovare mai una soluzione. Nel versante cingalese, la cui maggioranza risiede nello Sri Lanka, dei due anni supplementari poco importa, la priorità resta che nessun magistrato straniero sia ammesso nella zona ad applicare giustizia su queste questioni.

La riforma dello Stato e l’adozione di una Costituzione “esige dei cittadini cingalesi che si rimbocchino le maniche invece di recarsi presso le conferenze internazionali”, ha detto con estrema convinzione Ahilan Kadirgamar. È urgente che si rianimi “questo largo movimento politico che riunisce tutte queste comunità”, che hanno condotto nel 2015 alla sconfitta alle urne del presidente Mahinda Rajapakse, mandante dei massacri contro i Tamil che segnarono la fine della guerra civile nel maggio del 2009.

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