La protesta dei sioux contro l’oleodotto in North Dakota

La protesta dei sioux contro l’oleodotto in North Dakota

Dal giugno scorso, la Standing Rock Dakota Access Pipeline Opposition, un gruppo di nativi americani e attivisti, sta protestando contro la costruzione di un oleodotto in un’area naturale e religiosa tra North e South Dakota

Sono sei mesi che la comunità Sioux sta protestando contro la costruzione dell’oleodotto Dakota Access, l’impianto petrolifero che attraverserà aree protette e sacre per i nativi.

All’inizio le proteste erano pacifiche, ma negli ultimi mesi le tensioni tra manifestanti e polizia sono sfociate in violenti scontri che hanno causato diversi feriti.

Nonostante la causa dei sioux stia ricevendo ampio risalto dalla cronaca americane e sia appoggiata da associazioni e attivisti provenienti da diversi paesi del mondo, il progetto dell’oleodotto continua il suo corso.

Attualmente i manifestanti si stanno mobilitando per bloccare la costruzione dell’impianto petrolifero. Per farlo stanno percorrendo centinaia di chilometri seguendo il percorso occupato dal futuro oleodotto.

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Scontri tra manifestanti e polizia in North Dakota. Fonte: Cnn

Le proteste dei sioux

Le manifestazioni sono volte a tutelare il patrimonio naturale della riserva naturale che sorge accanto all’oleodotto e nota come Standing Rock Indina Reservation, territorio sacro per la comunità di nativi americani sioux.

Le manifestazioni stanno coinvolgendo attivamente ottocento persone, che dal 1 novembre scorso sono presenti nel sito come “protettori”, nonostante gli sgomberi forzati attuati dalla polizia a partire dall’ottobre scorso.

I manifestanti sono appoggiati da oltre trecento nazioni tribali originarie degli Stati Uniti d’America, che insieme hanno formato il più grande movimento di protesta a maggioranza pellerossa degli ultimi decenni.

Con loro anche le associazioni di veterani americani e i gruppi ambientalisti stanno contribuendo ai raduni e alle manifestazioni.

Dall’agosto scorso i manifestanti arrestati dalla polizia sono 412, un numero che è cresciuto negli ultimi scontri con gli agenti. Le tensioni si sono acuite negli ultimi giorni, quando sono state lanciate molotov contro la polizia.

Secondo la Indigenous Environmental Network, un gruppi di associazioni di nativi, «molti manifestanti sono ricoverati in ospedale».

Il progetto Dakota Access

Risalente al 2014, il progetto prevede un oleodotto lungo 2’047 chilometri che attraverserà quattro Stati e ben cinquanta contee. Il tragitto dell’impianto inizia nella parte occidentale del North Dakota, passa per il South Dakota e arriva fino in Iowa dove si ricongiunge a un altro impianto dell’Illinois.

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Il tragitto dell’oleodotto attraverserà quattro Stati. Fonte: Cnn

La Energy Transfer Partners è l’azienda texana responsabile del progetto e stima che l’oleodotto porterà alla creazione di almeno diecimila posti di lavoro tra operai, tecnici e responsabili dei mezzi pesanti. L’oleodotto costerà 3,78 miliardi di dollari.

Secondo i sioux, il Dakota Access metterebbe a repentaglio non solo il valore spirituale della terra e dei siti, ma anche le risorse idriche del territorio. Una volta terminati i lavori infatti, i costruttori assicurano una fornitura quotidiana di greggio trasportato superiore ai 470mila barili al giorno.

Ovvero oltre 74 milioni di litri di petrolio, considerando che un barile ne contiene 159. Numeri enormi che, in caso di guasto o perdita, inquinerebbero il territorio in maniera grave e difficilmente riparabile.

Su scala nazionale

La protesta è stata amplificata a livello nazionale anche grazie al supporto di attori e volti celebri come quelli degli attori Mark Ruffalo e Shailene Woodley. La causa della comunità della Standing Rock Indian Reservation, che sta riscuotendo ampio consenso anche sui social network.

Sono infatti circa 1,3 milioni gli utenti che hanno visitato la pagina ufficiale della comunità, non senza critiche nei confronti delle autorità, accusa da alcuni visitatori di schedare i manifestanti tramite social network.

Alle reazioni degli agenti a colpi di manganello e spray urticanti, sono state lanciate bottiglie incendiarie sono state lanciate anche contro automobili sul ponte dell’autostrada 1806, costringendo le autorità alla chiusura del tratto.

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