Stati Uniti: il New York Times bersagliato da hackers cinesi

Il New York Times è bersaglio da circa 4 mesi di pirati informatici. Non si tratta però del clan di Hackers Anonymous dal sorriso beffardo di Guy Fawkes, eroe della congiura delle polveri e protagonista indiscusso della pellicola cinematografica dei Waschowsky V per Vendetta ma di hackers cinesi. Quest’ultimi infatti  stanno cercando di identificare gli informatori che hanno  permesso un inchiesta del quotidiano americano sulla fortuna del  primo ministro Wen Jiabao.

 

Dopo l’inchiesta sul patrimonio dei famigliari e dei funzionari del ministro Wen Jiabao, il New York Times è anche bersaglio della autorità cinesi. In rappresaglia, i giornalisti del quotidiano americano sono stati vietati al 18° Congresso del Partito comunista cinese (PCC), hanno subito alcune modifiche nelle carte di credito e il sito cinese del New York Times è stato bloccato. Il quotidiano americano afferma di essere vittima di violenti cyber attacchi da circa quattro mesi. 

I pirati informatici sono riusciti a penetrare nel sistema del New York Times, catturando le password di tutti gli impiegati e dei giornalisti. Almeno 53 terminali sono stati violati e frutto di penetrazioni informatiche da parte di esperti hackers. Due di loro interessavano particolarmente gli hackers ovvero il terminale dell’ufficio di Shangai, David Barboza, autore principale dell’inchiesta e quello dell’ex capo dell’ufficio a Pechino, Jim Yardley oggi in India. “Sembrano aver cercato i nomi delle persone che hanno fornito le informazioni a Davi Barboza”, ha commentato il giornale americano. Hanno tuttavia assicurato che nessuna informazione confidenziale è stata rubata.  

Dopo aver indagato per mesi nei registri di imprese ed altri documenti di natura giuridica, il giornale ha scritto che i famigliari e le persone dell’entourage del ministro controllano un attivo di almeno 2,7 milioni di dollari. A qualche settimana dal 18° Congresso del partito comunista e dal ritiro politico di Wen Jiabao, l’inchiesta ha letteralmente  fatto infuriare Pechino. Le autorità cinesi avvertirono che questa pubblicazione avrebbe avuto delle conseguenze e hanno inoltre avanzato la possibilità di un processo. 

Il New York Times ha informato l’FBI di questi attacchi e chiesto la collaborazione di esperti in sicurezza informatica per alcune analisi. Gli specialisti hanno identificato gli attacchi come provenienti effettivamente dalla Cina, precisando che “i metodi usati sono gli stessi usati dall’esercito cinese” in attacchi recenti. Il Ministro cinese della Difesa ha formalmente smentito questa informazione. Il giornale afferma che le misure prese dall’impresa di sicurezza con la quale stanno collaborando hanno permesso di chiudere questo “accesso” virtuale.

Manuel Giannantonio  
31 gennaio 2013

 

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