Tibet, due nuove immolazioni: 70 dal 2011

Due nuove immolazioni in Tibet, zona del mondo fin troppo spesso dimenticata ma dove c’è un intero popolo che cerca di manifestare il proprio pensiero con l’unico modo che gli è possibile: sacrificare il corpo per far valere le ragioni dell’anima. Nelle ultime ventiquattro ore una giovane, madre di due bimbi ed un ragazzo di 24 anni, anche lui era padre di un bambino di tre anni, si sono dati fuoco nella contea di Rebgong (Tongren, in cinese) nella provincia occidentale del Qinghai.

Secondo fonti ufficiali, nella giornata di ieri, il ragazzo si è dato fuoco davanti ad un ufficio governativo della città di Dokar Mo a Rebgong, intorno alle 19 di ieri sera, aveva più volte spresso il suo dolore per quella che considera l’occupazione cinese del Tibet e per l’esilio di molti suoi conterranei e del Dalai Lama. La settimana scorsa, aveva anche scritto una sorta di poemetto per la libertà del Tibet e lo aveva inviato via mail a molto suoi amici.

Oggi le autorità hanno risposto alle nuove proteste vietando ai cittadini di visitare le famiglie degli immolati, inoltre è stata vietata l’accoglienza delle salme degli immolati nei monasteri, pena la chiusura delle strutture.

Negli ultimi dieci giorni, ovvero dal giorno prima che si aprisse, l’8 novembre scorso, il 18esimo Congresso del Partito comunista a Pechino, le immolazioni sono cresciute a ritmo costante salendo a quota dodici persone.
Ricordiamo che sono circa 70 le persone che si sono date fuoco nelle zone tibetane della Cina a partire dal marzo 2011.

Dal 1950, lo Stato con capitale Lhasa è stato occupato dall’esercito cinese. Il governo di Pechino considera da sempre questo territorio come una regione pienamente cinese. Nel corso di questi 62 anni si sono vissuti alti e bassi. Negli ultimi anni, però la situazione tibetana sembra in fase di peggioramento. Dal 1959 il governo di opposizione tibetano è in esilio così come la figura spirituale buddista del Dalai Lama.

 

Enrico Ferdinandi

18 novembre 2012

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