ISIS: la genesi del terrore

ISIS: la genesi del terrore

Lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS – sta per “Islamic State of Iraq and al-Sham) è un’organizzazione armata jihadista che ha proclamato il 29 giugno 2014 l’instaurazione di un califfato sui territori iracheni e siriani sotto il loro dominio. Gli obiettivi dell’organizzazione sono strettamente legati alle destabilizzazioni geopolitiche dovute alle guerre irachene e siriane. La sua creazione risale al 2006, quando Al Qaeda in Iraq forma congiuntamente ad altri cinque gruppi, il Consiglio Consultivo dei Mujahiddin (in arabo: مجاهدين), errata traslitterazione giornalistica di mujāhidīn (combattente impegnato nella Jihad), in Iraq. Lo scopo supremo resta quello di riunire sotto un unico califfatto le popolazioni sunnite del medio-oriente

Chi gestisce l’ISIS?

L’ISIS è governato dal Califfato che gestisce il Califfo. Un termine la cui etimologia spiega il significato: “successione”. Un chiaro riferimento alla prima forma di governo dell’Islam. Un sistema istituito proprio nel giorno della morte di Maometto. L’organizzazione è strutturata con un punto centrale: il califfato, governato dal califfo che si avvale della collaborazione di subalterni che a loro volta hanno addetti che esercitano l’influenza e il dominio dell’ISIS nei territori sotto il loro controllo. Lo scopo di questi estremisti è quello di riunire milioni di giovani sunniti sotto la nera bandiera dell’ISIS per condurre la “guerra santa”.

Grafico – Panorama

Da dove nasce l’ISIS?

In realtà l’ISIS è nato dal movimento un tempo guidato proprio da Osama bin Laden, ma l’attuale conformazione si è originata in Iraq proprio come ramo di Al Qaeda sotto il comando di Abu Musab al Zarqawi, ucciso nel 2006. Nel 2010, l’organizzazione si rafforza sotto la guida dell’attuale autoproclamato califfo Abu Bakr al Baghdadi e nel 2012 tenta di assumere la direzione del movimento jihadista siriano per contrastare il presidente Bashar al Assad. Si generano così i conseguenti scontri contro i sostenitori siriani di Al Qaeda, riuniti nel Fronte di salvezza (Al Nosra) ma anche con Ayman Zawahiri, numero uno di Al Qaeda. Quest’ultimo intimò l’ISIS a ritirarsi entro i confini iracheni. Tuttavia, Abu Bakr al Baghdadi rifiutò l’offerta e organizzò l’offensiva, un anno dopo, nella città di al Anbar in Iraq conquistando Falluja e mezza Ramadi.

Quali sono le differenze tra ISIS e Al Qaeda?

Sono molteplici le divergenze che oppongono Al Qaeda e l’ISIS ma sostanzialmente le più importanti sono due: i primi considerano che la jihad debba necessariamente lottare contro gli Stati Uniti, i paesi occidentali e i loro alleati regionali; i secondi considerano che il nemico principale sia l’Iran e gli sciiti.

Com’è organizzato il loro esercito?

L’esercito di cui dispone l’organizzazione estremista è in continua espansione. Il movimento conta tra gli 8 000 e 10 000 uomini in Iraq e tra i 7 000 e gli 8 000 in Siria. Questi gruppi sono composti da diverse nazionalità ma si tratta per lo più di iracheni per il 90% in Iraq mentre in Siria si stima siano circa il 50% i combattenti siriani, ai quali si aggiungono i magrebini provenienti dal Golfo, pachistani, ceceni, indonesiani. Inoltre, si aggiungono “foreign fighters”, ovvero giovani indottrinati e ammagliati attraverso la rete a raggiungere il movimento. L’ISIS non esita a manifestare una violenza atroce, ma tra le gesta più estreme figura certamente l’arruolamento dei bambini soldato. L’organizzazione, infatti, ha edificato un sistema che permette di reclutare e di indottrinare i bambini a partire dai 6 anni. Vengono rapiti o consapevolmente allevati a sacrificarsi per lo Stato islamico. Impiegati da kamikaze, non esitano a farsi saltare in aria o impugnare un’arma e uccidere con sorprendente naturalezza. Inoltre, vengono impiegati anche per le trasfusioni di sangue. L’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), ha ampiamente riconosciuto come siano sfruttati per attentati suicidio. Daesh si rinforza anche con i “Foreign Fighters”, i combattenti stranieri. Secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, sarebbero oltre 12 000 i volontari arrivati da 50 paesi che si sono aggiunti combattendo per il movimento tra il 2011 e il 2014.

Tra loro ci sono una cinquantina di Americani. L’Osservatorio siriano dei diritti dell’Uomo (Human Rights Watch), indica che i combattenti stranieri sono circa 20 000 e provengono principalmente dai paesi del Golfo, dalla Cecenia, dall’Europa e dalla Cina. Secondo Khalid Mahmud membro laborista del partito britannico, nell’agosto del 2014, almeno 1 500 musulmani britannici sono stati reclutati per combattere in Siria e in Iraq dall’inizio della guerra civile siriana nel marzo del 2011, mentre solo 600 musulmani fanno parte dell’esercito del Regno Unito. Le stime del governo britannico sui soggetti del Regno Unito che combattono in Iraq e in Siria sono tra i 400-500 combattenti. Secondo le stime di The Economist, pubblicate nel maggio del 2014, lo Stato islamico conta in Siria circa 12 000 volontari venuti dal mondo musulmano, dei quali 3 000 tunisini, 2 500 Sauditi, 2 089 Giordani, 1 500 marocchini, 890 Libanesi, 550 Libici, 400 Turchi, 358 Egiziani, 247 Iracheni, 186 Ceceni, 114 Palestinesi e 71 Kuwaitiani. Inoltre, vi sono altri 3 000 combattenti provenienti dal globo di cui 700 Francesi, 400 Britannici, 270 Tedeschi, 250 Belgi, 250 Australiani, 120 Olandesi, 100 Danesi, 70 Americani, 60 Austriaci, 50 Norvegesi, 30 Irlandesi, 30 Svedesi e 30 Arabi Israeliti. Il Washington Post”, nell’ottobre del 2014 stima che l’ISIS conta circa 16 00 combattenti non siriani e che circa 1 000 volontari stranieri entrano ogni mese in Siria per unirsi ai jihadisti, nello stesso periodo l’ONU considera l’ISIS composto da 15 000 combattenti stranieri originari da 80 paesi. Cifre che continuano a crescere.

Qual è la filosofia dello Stato islamico?

L’ISIS pretende di essere uno Stato teocratico spronando un regime fondato sull’interpretazione rigida della Sharia (Il complesso di norme religiose, giuridiche e sociali direttamente fondate sulla dottrina coranica) e la legge islamica. È diretto da al Bagdhadi, rifiuta la democrazia, la laicità, il nazionalismo e qualifica come rifiuto l’Occidente. Dal ritiro delle truppe americane in Iraq, l’ISIS considera l’Iran come suo principale nemico e si mostra particolarmente ostile nei confronti dei sciiti. A Mosul è stata creata una carta composta da 16 articoli che regolamentano la vita all’interno della città. Tra questi, la minaccia di omicidio, crocefissione, esilio o amputazione degli arti (art.5). L’acol, il tabacco e le droghe sono vietate (art.8) Qualsiasi manifestazione pubblica, considerata contraria all’islam, sono vietate (art.10). Daesh inoltre intende imporre la propria dottrina anche nelle scuole in cui hanno già vietato materie come chimica, corsi di storia e filosofia. Non c’è spazio per la ragione. Non sono state risparmiate nemmeno le teorie di Darwin, la biologia moderna e le scienze religiose.

Chi finanzia l’ISIS?

L’ISIS gode di sostegni finanziari provenienti dall’Arabia Saudita. Aiuti che giungono in maniera del tutto privata, da associazioni, personalità politiche, e uomini d’affari spesso legati alla famiglia reale, donatori individuali. Lo Stato islamico avrebbe messo in atto anche collette a fondo benefico per ottenere ulteriori fondi, controlla pozzi petroliferi in Siria e organizza traffici di armi e carburante. Secondo il Council on Foreign Relations e l’autorevole “Washington Post”, lo Stato islamico raccolse in un mese 8 milioni di dollari, ossia 100 milioni di dollari all’anno. Secondo uno studio de “il Report”, pubblicato nel luglio del 2014, lo Stato islamico guadagnerebbe fino a 3 milioni di dollari al giorno con il contrabbando di petrolio. Venduto a buon mercato, l’oro nero viene acquistato principalmente dalla Turchia, ma anche dalla Siria e dai Curdi. L’ambasciatrice dell’Unione europea in Iraq, Jana Hybaskova, ha affermato di fronte ai deputati della commissione degli affari esteri del Parlamento europeo, che «sfortunatamente gli Stati membri dell’UE acquistano questo petrolio». Un’affermazione contestata nonostante non sia così folle o impossibile sostenere che il petrolio dell’ISIS si trova in Europa via canali paralleli turchi. Secondo il “The Guardian” e il “The New York Times”, l’ISIS pratica ugualmente traffici nel campo delle opere d’arti ricavando soldi anche dalla vendita di reperti archeologici.

Da dove arrivano le armi dell’ISIS?

Il quotidiano della grande mela “The New York Times” ha apertamente parlato di fornitura americana. Le armi sarebbero di provenienza americana e questo già dai tempi della guerra del golfo

Come organizza i territori che conquista?

Quando una città cade sotto il potere e il dominio targato ISIS, viene immediatamente imposto l’islam fondamentalista: vengono subito attuate attraverso la violenza le nuove regole: negozi chiusi nei momenti di preghiera, le donne devono tassativamente coprirsi il volto in pubblico, gli spazi pubblici sono immediatamente chiusi e gli omosessuali vengono uccisi.

Ci sono Italiani nello Stato islamico?

Il Ministero della Difesa ha reso noto che sono almeno 83 gli italiani, uomini e donne, arruolati per combattere la guerra santa.

Alla luce dei fatti di Parigi, l’Italia deve temere il pericolo attentati?

La rivista geopolitica “Limes”, ha dettagliato come dal 2001 ci siano stati almeno 13 tentativi di attacco. Un dato che da solo esprime le potenzialità dei rischi. Si, purtroppo, l’Italia deve temere questo pericolo, soprattutto perché considerata obiettivo di natura sensibile da parte dei terroristi fondamentalisti.

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