USA: procede lentamente il processo di normalizzazione con Cuba

USA: procede lentamente il processo di normalizzazione con Cuba
Secretary of State John Kerry meets with Cuban Foreign Minister Bruno Rodriguez at the State Department, in Washington, Monday, July 20, 2015. Earlier in the day Rodriguez led the reopening ceremony of Cuba's U.S. embassy. (AP Photo/Cliff Owen) US Cuba

Dopo 53 anni di assenza, la bandiera cubana sventola di nuovo nella capitale americana. Attraverso un gesto simbolico, che testimonia l’inizio di un ciclo di nuovi rapporti con gli Stati Uniti, i colori cubani sono stati issati, ieri nel palazzo che ha ritrovato di fatto la sua valenza di ambasciata cubana in America

La bandiera cubana issata di fronte all’ambasciata dell’isola nella capitale Washington D.C Foto: Reuters

WASHINGTON D.C – Una cerimonia che ha riunito cinquanta esperti e presidiata dal ministro degli esteri cubano, Bruno Rodriguez, si è svolta questo pomeriggio, mentre la bandiera dell’isola veniva issata all’ingresso del Dipartimento di Stato, al fianco di quelle dei paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. La stessa cosa è avvenuta all’Avana al summit della “sezione d’interessi” americana, che ormai, è considerata a tutti gli effetti un’ambasciata.
Queste gesta sono la logica conseguenza di un accordo firmato il 30 giugno scorso che ha segnato lo storico riavvicinamento tra Obama e Raul Castro. “Celebriamo questo giorno come il momento per iniziare a riparare quello che si è rotto e ad aprire quello che è stato chiuso per troppo tempo”, ha dichiarato in spagnolo John Kerry, il segretario di Stato americano, durante una conferenza stampa congiunta con il suo omologo cubano. Secondo il ministro Rodriguez, nonostante gli storici progressi appena compiuti, la normalizzazione delle relazioni sarà comunque lunga e complessa: “la ratifica totale del blocco, la restituzione del territorio occupato illegalmente a Guantanamo così come il pieno rispetto della sovranità cubana e il risarcimento per i danni umani subiti dal popolo sono essenziali per andare verso una normalizzazione delle relazioni”, ha affermato.

Secretary of State John Kerry meets with Cuban Foreign Minister Bruno Rodriguez at the State Department, in Washington, Monday, July 20, 2015. Earlier in the day Rodriguez led the reopening ceremony of Cuba's U.S. embassy. (AP Photo/Cliff Owen) US Cuba
Il segretario di Stato americano John Kerry e il capo della diplomazia cubana Bruno Rodriguez Foto: Business insider

Qualche ora prima, il ministro Rodriguez, durante un colloquio nell’ambasciata cubana, non ha esitato ad esortare “l’eccessiva sete di potere Americano”, ricordando che Cuba ha potuto sopravvivere a 53 anni di embargo solo grazie “alla leadership di Fidel Castro, il leader storico della rivoluzione cubana”. Il capo della diplomazia cubana ha ugualmente criticato l’occupazione americana nella baia di Guantanamo (Guantanamo Bay n.d.r), qualificando l’esistenza della base navale americana come “conseguenza nefasta” del tentativo di dominare la regione. John Kerry, ha dichiarato di augurarsi presto l’eliminazione dell’embargo, ma a proposito di Guantanamo ha fatto sapere che questo non è il momento per gli Stati Uniti di ritirarsi.
Le rivendicazioni cubane sembrano difficilmente sormontabili, quanto l’embargo imposto da John Fitzgerald Kennedy nel 1962 poiché possono essere soddisfatte solo attraverso un voto del Congresso americano, oggi dominato dalla maggioranza repubblicana che è assolutamente ostile a qualsiasi relazione con Cuba.

La maggior parte dei candidati alle prossime elezioni del 2016, si sono già pronunciati sull’argomento. Marco Rubio, il ricco senatore della Florida, per altro di origini cubane, si dice pronto a rimettere in questione gli attuali accordi in quanto convinto della mancanza di apertura democratica a Cuba. L’ex governatore della Florida Jeb Bush, nonché terzo uomo della famiglia a scendere in campo politico, sostiene che l’impegno politico con Cuba “servirà solo a legittimare ulteriormente il regime repressivo”. La prudenza in questo senso domina anche nelle fila del partito democratico. Il senatore del New Jersey, Bob Menendez, infatti, sostiene che questo è un passo senz’altro importante ma non accetta condizioni dittatoriali sull’ambasciata americana.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
21 Luglio 2015

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