Qatar: “Pronti a mandare truppe arabe in Siria”

Dopo l’ammissione della Lega Araba che negli scorsi giorni ha ammesso il fallimento dei 165 osservatori in missione in Siria (due di loro si sono ritirati) oggi, anche Hamad bin Khalifa al-Thani, emiro del Qatar (che guida l’Emirato di Doha) afferma di esser pronto ad inviare truppe arabe per proteggere i civili siriani dalla repressione.  Hamad bin Khalifa al-Thani, ha anche sottolineato, nel corso di un intervista: “In una situazione del genere, al fine di porre fine alle uccisioni, bisognerebbe mandare delle truppe. La violenza infuria nonostante la presenza di osservatori”.

Gli unici alleati della Siria sembrano rimanere Iran e Russia. L’Iran, accusato dagli Usa di aver fornito armi al regime in questi mesi, è alle prese però con forti pressioni internazionali per via del suo programma sul nucleare e per il controllo dello stretto di Hormuz dove passa il 40% del greggio diretto verso l’Europa.  Gli Usa proprio oggi hanno affermato che l’importanza geopolitica del Qatar è fondamentale per risolvere quanto sta succedendo in Iran e Siria, non a caso il Qatar ospita il quartier generale delle Forze armate americane in Medio Oriente.
Secondo l’agenzia di stato Sana Bashar al-Assad ha proclamato un amnistia per tutti i reati commessi in questi primi 10 mesi di repressione. Amnistia è un chiaro segno dell’indebolimento del regime di Damasco, in quanto prevede la cancellazione dei crimini legati alla violazione delle leggi sulle manifestazioni e sul possesso non autorizzato di armi commessi a partire dal 15 marzo 2011, giorno in cui sono cominciate le rivolte anti-Assad.
Quest’oggi anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, nel corso di un intervento a Beirut sul processo di democratizzazione dei paesi arabi, ha accusato Assad: “Il vento del cambiamento non smetterà di soffiare. Le nazioni vogliono il rispetto della loro dignità, la fine della corruzione, il rispetto dei diritti umani e dicono basta al potere di un solo uomo, alle dinastie, al silenzio imposto ai media e alla mancanza delle libertà fondamentali”.
Intanto anche oggi continuano gli scontri.

Enrico Ferdinandi

15 gennaio 2012

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