La fine dell’era di KIM JONG IL

Si chiude l’era del feroce dittatore nord coreano Kim Jong-il. Il leader 69 enne, capace di immergere il proprio popolo in un regno di terrore e di godere di una venerazione quasi divina, è deceduto sabato scorso a causa di un infarto. La sua morte viene annunciata da una presentatrice televisiva vestita di nero e in lacrime. La nazione ha proclamato 12 giorni di lutto fino ai funerali che ci saranno il 28 dicembre.

Il paese intero piange la scomparsa del leader in vere e proprie scene di pianti disperati a testimonianza della venerazione popolare di cui godeva e gode tutt’ora. Lo stato militarizzato della Corea del nord in cui l’esercito sopprime le libertà fondamentali dell’uomo controllando la vita dei cittadini non poteva mostrare un ‘immagine diversa al mondo. Il successore proclamato con grande enfasi è ovviamente il più giovane dei figli del leader “ Kim Jong un “ che è stato proclamato  nuovo leader eccezionale del partito ,dell’esercito e del popolo fiero secondo l’agenzia di stampa ufficiale del regime. La scomparsa di Kim ha generato non poche perplessità e preoccupazioni soprattutto per la sicurezza della penisola coreana in quanto Piongyang ha effettuato dei test su un missile a corto raggio proprio con l’annuncio della morte di Kim jong-il. La corea del sud ancora in guerra con quella del nord dopo l’armistizio del 1953 che è finito senza un vero e proprio accordo di pace, ha mobilitato i suoi militari in stato di allerta. Lo stesso Pyongyang ha contribuito a rendere altissimo lo stato di allerta nella penisola dopo aver bombardato un’isola sud coreana affondando una nave da guerra sud coreana nel 2010. Il figlio del presidente eterno “ Kim II sung” che ha governato la corea del nord dal 1948 al 1995 (anno in cui morì)  quindi chiude così la sua attività di capo di stato avendo governato gestendo lager contenenti un milione di coreani per diversi motivi tra cui quelli politici e governando in maniera brutale concretizzando un governo isolazionalista. Inoltre ha governato  in maniera contradittoria. Nella prima parte del suo regime Pyongyang si aprì a una politica di dialogo grazie alla “ Sunshine policy” con la quale avvenne lo storico incontro con il leader Sud Kim Dae Jung della Corea del Nord per il progetto della realizzazione di una rete ferroviaria fra i due paesi con la possibilità di costruire un’unificazione tra le famiglie divise dalla frontiera. Inoltre la politica di isolamento fu rafforzata quando l’amministrazione Bush assieme a Condolezza Rice ( Segretaria di stato )  inserirono la Corea del Nord dopo l’attentato alle torri gemelle l’11 settembre 2001 nel registro dei paesi “ pericolosi ”, solo la Cina rimase in accordi con la Corea del nord.  
La successione secondo gli esperti genera una difficile fase di transizione nonostante la presentazione ufficiale, Kim Jong un non sembra godere della maggioranza della fiducia popolare e dell’esercito. Il pericolo imminente in questi casi è chiaramente la possibilità di una fase di confusione, di instabilità interna di natura socio-politica che potrebbe anche causare scontri. La morte del leader Coreano rappresenta per molti l’eventualità di un rafforzamento, di una possibile riunificazione. Il successore viene descritto come un uomo di scarsa esperienza politica ma determinato, che ha effettuato i propri studi in Svizzera sotto un’altra identità. Si ritiene in paese che probabilmente gli zii Kim Kyong Hui e Jang Song Thaek potrebbero instradarlo in maniera idonea e tenerlo al sicuro da un possibile attacco del fratello escluso dalla successione. Kim Jon un si ritrova di fronte ad un’ardua impresa, quella di governare un paese economicamente in grande crisi esposto alla possibilità di un crollo economico che potrebbe generare moltissimi problemi.

di Manuel Giannantonio

20 dicembre 2011

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