Le violazioni aeree israeliane sui cieli libanesi: monito di una guerra mai veramente finita

Sono giorni di alta tensione tra Israele e Hezbollah. Martedì una persona è rimasta uccisa e 19 sono rimaste ferite a seguito di alcuni attacchi da parte dell’esercito israeliano nella Valle del Beqa’ (nell’est del Libano). Tra i feriti vi sono almeno 8 bambini al di sotto dei dieci anni e una donna incinta. Non è tardata ad arrivare la risposta dei miliziani dell’organo paramilitare libanese, lanciando raffiche di razzi contro le postazioni dell’esercito israeliano presso le alture del Golan.
L’escalation tra Israele e Hezbollah
Il timore di un’escalation della crisi tra Israele e Hezbollah e il possibile allargamento del conflitto in Medio Oriente è sempre più reale. In un’intervista di inizio giugno ad Al Jazeera, il vicesegretario di Hezbollah, Naim Qassem, aveva ribadito la volontà del gruppo di non estendere il conflitto con il vicino israeliano. Tuttavia, in caso di attacco, si era dichiarato ugualmente pronto a reagire. Sono passati diciotto anni dall’ultimo conflitto tra il Libano ed Israele, ma da allora non sono mancati attacchi da ambo le parti, in una guerra sopita ma mai veramente estirpata. In particolare, Israele non ha mai smesso di portare avanti un particolare tipo di guerra – altamente psicologica – nei confronti della popolazione civile libanese e non solo. Dopo la crisi dell’estate del 2006 al confine tra il Libano e Israele, è stata potenziata, con la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la missione dell’UNIFIL, la forza di interposizione tra i due stati che presidia il confine tra di essi, la cosiddetta “Linea Blu”, nella parte meridionale del Libano. Nonostante ciò, nel corso di questi anni, Israele non ha mai smesso di violare lo spazio aereo libanese e di infrangere il muro del suono, provocando spesso panico ed inquietudine presso la popolazione civile.
Il promemoria di una guerra sopra i cieli di Beirut
I jet israeliani che sorvolano a bassa quota Beirut e il Libano meridionale non sono una novità. Israele è noto ormai da tempo per violare i cieli e la tranquillità degli abitanti libanesi. Si tratta di una particolare tecnica di guerra psicologica usata negli anni dall’aviazione israeliana, con lo scopo di produrre una climax di tensione e timore all’interno della zona. Serve, in pratica, da monito. Con esso, Israele punta a mantenere la popolazione intimorita ed allarmata, anche in tempi di relativa pace. Lo stesso metodo era utilizzato anche sopra i cieli di Gaza. Nel 2013, Hamdi Shaqura del Palestinian Centre for Human Rights descriveva tali operazioni come dei continui promemoria per la popolazione e la comunità internazionale, volti a ricordare che l’occupazione non era davvero finita: «From a political perspective, there is a deep paradox. Israel says it needs security, but it demands it at the cost of our constant insecurity». Allo stesso modo, i jet israeliani hanno continuato ad entrare regolarmente nello spazio aereo libanese, in aperta violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite e della sovranità libanese, come riferito nel marzo del 2019 dal segretario generale Onu, Antonio Guterres. Nel suo rapporto, Guterres osservava che solamente tra il novembre del 2018 e il febbraio del 2019, l’UNIFIL aveva registrato 95,6 violazioni dello spazio aereo ogni mese: la media dei raid era di 262 ore di sorvolo. Quando un aereo da guerra vola basso il “muro del suono” si infrange, creando dei boati sonori pari al rumore dell’esplosione di una bomba. Le finestre si rompono e i palazzi tremano. L’impatto psicologico su chi vive al di sotto dei ronzii degli aerei è inevitabile. Il panico si diffonde facilmente.
AirPressure.info: il database che documenta le violazioni israeliane nello spazio aereo libanese
Per mostrare l’insistenza e la costanza del rombo dei jet e dei droni israeliani, l’artista Lawrence Abu Hamdan ha lanciato nel 2022 AirPressure.info. Si tratta di un database dal design sofisticato ed interattivo, dedicato al conteggio delle violazioni aeree israeliane nello spazio aereo libanese dal 2007 al 27 dicembre 2022. In questo arco di tempo, la piattaforma ha registrato 22.355 violazioni aeree israeliane – il che suggerisce che un numero consistente abbia riguardato anche gli spazi marittimi e terrestri. Dalla descrizione del sito, AirPressure.info viene definita come «un’agenzia investigativa che utilizza tecniche di analisi audio all’avanguardia». Il lavoro realizzato dall’artista di origini giordane è finora il più completo e dettagliato nel suo campo. La pagina principale si compone di una mappa che mostra le diverse rotte dei voli partiti da Israele. Come una penna che incide insistentemente una certa porzione di foglio, così Lawrence Abu Hamdan rivela i tratti percorsi dai jet israeliani nel corso degli anni in gran parte delle aree del Libano, passando spesso su Beirut e concentrandosi maggiormente e con rotte precise nelle regioni meridionali al confine con Israele. La piattaforma si compone di tre sezioni principali rivolte alle violazioni israeliane: 1. Violations; 2. In the sky; 3. On the ground. È possibile vedere i video realizzati dagli abitanti che mostrano i jet mentre sorvolano le loro teste, ascoltando il rumore che questi producono, come una continua colonna sonora della vita dei civili libanesi. Così come si possono sentire le voci dei residenti libanesi, mentre disquisiscono su ciò che sta accadendo sopra le loro teste. Da parte sua, Israele difende le proprie incursioni (e intrusioni) in Libano come un atto necessario per ottenere informazioni da Hezbollah, ma l’effetto presso la popolazione è quello di un allarme costante e invasivo.
In questi giorni, il monito rappresentato dal rombo dei jet nei cieli libanesi è divenuto una minaccia concreta. In questi anni di relativa pace, la popolazione libanese non ha mai abbandonato la percezione di guerra nell’aria intorno a loro. L’intrusività israeliana presso i cieli di un altro stato dovrebbe far riflettere ancora di più di fronte ad un’escalation di un conflitto già ampiamente annunciato, ponendo l’attenzione sulla libertà di un popolo di vivere sotto un cielo in pace. Come afferma lo stesso Hamdan: «Why should a population live under mass indiscriminate survillance and live under a hostile sky?»