Roberto La Qualunque: Da Cetto La Qualunque a Vannacci quando la satira viene superata dalla realtà

C’era una volta un sindaco immaginario, Cetto La Qualunque, che nel film Qualunquemente prometteva di tutto e il contrario di tutto pur di racimolare voti: condoni a raffica, favori agli amici, cemento ovunque e un programma elettorale tenuto insieme dal nulla più totale, purché servisse a lui e ai suoi. Era satira, ed era pensata per far ridere mostrando quanto la politica italiana potesse scivolare nel grottesco. Il problema, oggi, è che il grottesco non ha più bisogno della finzione: basta aprire il programma di Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci, e arrivare a pagina 83.
La bestemmia come gettito fiscale
Lì, nel capitolo dedicato ai “valori non negoziabili”, il partito propone che le forze dell’ordine tornino a vigilare sull’applicazione dell’articolo 724 del Codice penale, quello che sanziona bestemmie e oltraggi ai defunti, con tanto di segnalazione all’autorità giudiziaria per chi trasgredisce. Il ragionamento, sempre stando al testo del programma, è che non punire queste violazioni per assuefazione o “buonismo ideologico” comporterebbe non solo un cedimento morale ma anche mancati introiti per lo Stato, che potrebbero invece finanziare iniziative sociali.
Tradotto: la bestemmia come nuova frontiera del gettito pubblico. Peccato che, come ricordano diverse testate che hanno analizzato il programma, quell’articolo del Codice penale sia stato depenalizzato nel 1999, e che oggi una bestemmia pronunciata in pubblico sia punita, quando lo è, con una sanzione amministrativa che va dai 51 ai 309 euro. Non proprio l’IMU, ma se il piano fosse mandare pattuglie ad ascoltare i tanti Ceccherini italiani negli stadi, nei cantieri e nei bar sport della domenica, lo Stato potrebbe davvero trovare una fonte di reddito imprevista.
Cetto La Qualunque, va detto, non aveva mai pensato a tassare le imprecazioni, lui preferiva condonare tutto il resto e pensare a lu pilù, che poi è quello a cui anche i maschi alpha di futuro nazionale pensano vista l’idea di riformare drasticamente le unioni civili.
Non solo bestemmie: il resto del programma
La tassa sulle bestemmie non è che la ciliegina più bizzarra sopra una torta già piuttosto indigesta. Nello stesso documento, secondo le ricostruzioni giornalistiche, il partito propone anche il divieto di diffusione in televisione di contenuti definiti “genderisti” o “omosessualisti”, la negazione dell’aborto come diritto, e una definizione della genitorialità umana equiparata a quella “dei mammiferi”. Un programma che sembra scritto da chi ha scambiato un trattato di zoologia per un manifesto politico, e che tra un paragrafo e l’altro trova comunque spazio per il “contrasto alle ideologie radicali” — senza mai chiarire quali siano le ideologie non radicali che invece meritano rispetto.
È qui che il confronto con Cetto diventa involontariamente istruttivo. Il sindaco di Marina di Sopra prometteva scempi urbanistici e clientele a go-go, ma lo faceva sapendo di essere un cialtrone, con la spudoratezza di chi non si prende sul serio nemmeno per un secondo. Il suo programma era una barzelletta dichiarata, costruita apposta per ridicolizzare i politici che raccontano fandonie agli elettori. Il programma di Futuro Nazionale, invece, viene presentato con piglio serissimo, pagina dopo pagina, come se davvero tassare le bestemmie fosse una misura di finanza pubblica al pari di una manovra di bilancio.
Il vero salto di qualità
La differenza, in fondo, è tutta qui: Cetto La Qualunque era la caricatura di un vizio nazionale, pensata per farci ridere e insieme vergognare. Un programma politico reale che equipara la vigilanza sulle imprecazioni a una misura di sostegno al welfare non ha più bisogno di essere caricaturato: ha già superato l’originale. Agli sceneggiatori del prossimo film satirico sulla politica italiana, verrebbe da dire, tocca ormai il compito più difficile del mondo: inventare qualcosa di più assurdo della realtà.




