Lettera della scrittrice Barbara Appiano, a Sua Maestà la Plastica ed un veloce punto sul fenomeno

Lettera della scrittrice Barbara Appiano, a Sua Maestà la Plastica ed un veloce punto sul fenomeno
Dislocazione delle isole di immondizia negli oceani – tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Pacific_Trash_Vortex

La scrittrice Barbara Appiano, autrice del libro ‘Umanità Anno Zero’, edito dalla Fondazione Mario Luzi, ha diffuso attraverso la rete una ‘Lettera a Sua Maestà la Plastica‘: una difesa dell’ambiente e di tutti gli esseri viventi, messi a serio rischio dai rifiuti, dall’inquinamento e dalla furia distruttrice dell’uomo.
http://www.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/468937.html

Ma diamo un rapido sguardo alla situazione…

Con l’avvento del nuovo secolo, l’evoluzione tecnologica ha creato questo indistruttibile materiale, che si ottiene dalla lavorazione del petrolio.

Ma se l’utilità di questo materiale inventato dall’uomo è indiscutibile, purtroppo è l’utilizzo in maniera indiscriminata e irrazionale che oggi vede anche angoli remoti del nostro pianeta esserne invasi, come sull’isola di Henderson nel Pacifico meridionale, dove la plastica è arrivata a ricoprire il 99% della superficie dell’intero atollo.

Il timore degli scienziati è che la plastica stia contribuendo a un “disastro globale” difficile da fermare. Di qui le strategie per limitarne l’utilizzo e sensibilizzare l’umanità a prendersi cura della Terra e del mare, diffondendo sistemi di riciclaggio seri e salvare l´ambiente in cui viviamo.

Come incoraggiare la gente a non comprare bottiglie o altri contenitori in plastica, o in alternativa a riciclarli correttamente riconsegnandoli a chi si occupa di riciclare appunto la plastica? Il sistema esiste da anni nei paesi scandinavi e in Germania, e funziona con grande successo: si chiama DRS, dalla sigla deposit-refund system. Qualsiasi cittadino acquisti una bottiglia di qualsiasi bevanda in plastica, paga sul prezzo di vendita della bevanda un sovrapprezzo, poi il cittadino riporta al negozio la bottiglia vuota, la consegna alla cassa o a una macchina automatica, e riceve uno scontrino con cui, effettuata appunto la restituzione per avviare il riciclaggio, alla cassa riceve restituiti quei soldi, tanti quante sono le bottiglie che ha riconsegnato.

Ma in altri paesi purtroppo una percentuale irrisoria di bottiglie di plastica torna nel processo del riciclaggio. Il resto viene buttato nel circuito normale della spazzatura col rischio forte che finisca in acqua, avvelenando appunto oceani e mari, e già dai rubinetti di casa sgorgano fibre di plastica microscopiche, secondo una ricerca di Orb Media, un sito di informazione non profit di Washington.

E se ci sono nell’acqua di rubinetto probabilmente ci sono anche nei cibi preparati con l’acqua, come pane, pasta, zuppe e latte artificiale, dicono i ricercatori. “È una notizia che dovrebbe scuoterci», ha scritto Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace 2006”. Il timore è che queste fibre possano veicolare sostanze chimiche tossiche, come una sorta di navetta che trasporta sostanze pericolose dall’acqua dolce al corpo umano.

Nel mondo persiste il problema dei sacchetti di plastica che proprio sembra impossibile sostituire con sporte di stoffa riutilizzabili o almeno con sacchetti di carta facilmente riciclabili. Siamo tutti noi a dover cambiare abitudini prima di tutto altrimenti la plastica, sotto forma di rifiuti, non solo continuerà ad uccidere gli animali ma soffocherà tutto il Pianeta. Le tartarughe marine e i cetacei scambiano le buste di plastica e altri oggetti per le loro prede, ingerendone in grandi quantità. Secondo altri studi si stima che il 90% degli uccelli marini consumino più di 8 milioni di libre di rifiuti di plastica che si trovano negli oceani scambiandoli per meduse o pesci.

Il Pacific Trash Vortex, noto anche come grande chiazza di immondizia del Pacifico (Great Pacific Garbage Patch) o semplicemente isola di plastica, è un enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da plastica) situato nell’Oceano Pacifico, con un’estensione stimata da 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km² (cioè da un’area più grande della Penisola Iberica a un’area più estesa della superficie degli Stati Uniti).Una chiazza di detriti galleggianti simile, è presente anche nell’Oceano Atlantico (chiamata “North Atlantic garbage patch”). In questa zona oceanica si sta accumulando un’enorme quantità di materiali non biodegradabili come plastica e rottami marini e invece di biodegradarsi, la plastica si fotodegrada, ovvero si disintegra in pezzi sempre più piccoli che galleggiano e vengono ingeriti da parte degli animali planctofagi, e ciò causa l’introduzione di plastica nella catena alimentare.

FdA

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