Commento al libro Come se Dio Fosse Antani di Giovanni Gaetani

Commento al libro Come se Dio Fosse Antani di Giovanni Gaetani

Le recensioni, quelle magnificanti, soprattutto se fatte da persone che si conoscono tra loro sono abbastanza ridicole e valgono in un contesto amatoriale. Dire quello che si pensa davvero è invece segno di stima, rispetto e professionalità.

Questa è una classica premessa che presagisce un’aspra critica, una captatio benevolentiae di circostanza che serve per rendere più dolce le maldicenze sul libro; e ci potrebbe anche stare, essendo ben note le nostre posizioni. Ma non è così, perché i libri vanno giudicati in prima battuta secondo le premesse, i fini e il pubblico di riferimento.

In prima battuta quindi non posso dire altro che si tratta di un libro ben riuscito. La scrittura è chiara e squillante, un libro che si lascia leggere con piacere, che denota un’ottima padronanza degli argomenti trattati e un atteggiamento limpido dell’autore. È un libro onesto che dichiara sin dall’inizio che non vuole essere esaustivo (e infatti non lo è), che non ricerca una meticolosità filologica né storiografica (e infatti non c’è traccia), che è criticabile su tutti i fronti (yes), e che non è un libro per accademici (corretto anche questo).

Indirettamente, ma neanche troppo, ci suggerisce anche per chi è questo libro, per le varie Monica a cui è rivolta una lettera nella postfazione: liceali di 16 anni con una spiccata sensibilità, che non si accontentano di verità preconfezionate da digerire, che si accorgono che qualcosa non funziona nella storiella che gli hanno raccontato, una storiella che iniziano a mettere in discussione in tutto; trovano noiosi, ostici e fastidiosi i discorsi su Dio che vorrebbero mettere ben volentieri da parte e iniziano a cercare “conferme” di questa loro sensazione.

Questo libro offre tutte le conferme che Monica vuole, o per estensione anagrafica a tutte quelle persone simil-Monica che iniziano a sentirsi aspiranti filosofi e a filosofeggiare senza avere né le competenze né gli strumenti, senza nemmeno avere lontanamente l’idea della vastità e della complessità degli argomenti trattati, e che hanno bisogno di una conferma dal sentore vagamente aristocratico, che li faccia sentire un po’ speciali nell’aver intuito alcune cose. Un libro perfetto per “Monica”, che ha già deciso di essere atea e ha bisogno solo di sentirsi un po’ figa per questa scelta. Questo libro è un po’ come il documentario sul creazionismo per aspiranti creazionisti, il documentario sulla terra piatta per aspiranti terrapiattisti, il documentario dei vaccini che portano all’autismo per aspiranti no vax e il documentario zeitgeist per aspiranti complottisti: se uno non sa e non ha gli strumenti ma solo un vago sospetto, trova tutte le conferme che vuole prêt-à-porter. E, attenzione, questo non significa automaticamente che abbiano torto.

Monica, dopo aver letto Come se Dio fosse Antani, potrebbe immediatamente passare dall’essere aspirante filosofa a essere filosofa conclamata e illuminata. Potrebbe persino credere d’aver già raggiunto la verità e di non aver più bisogno di cercare oltre: ha visto uno stormo di corvi neri e sta bene così. Magari potrebbe aver voglia di irrobustire questa sua nuova consapevolezza sfoderando all’occorrenza un’aura di ricercatezza, potrebbe addirittura essere un’inguaribile idealista talmente animata dalla voglia di contrastare la falsità da diventare una cacciatrice seriale di corvi neri.

Chè quegli è tra gli stolti bene abbasso,
Che senza distinzione afferma o niega,
Così nell’un come nell’altro passo;
Perch’egl’incontra che più volte piega
L’opinion corrente in falsa parte,
E poi l’affetto lo intelletto lega.

Vie più che indarno da riva si parte,
Perchè non torna tal qual ei si muove,
Chi pesca per lo vero e non ha l’arte:
E di ciò sono al mondo aperte pruove
Parmenide, Melisso, Brisso e molti
I quali andavan e non sapean dove.

Sì fe’ Sabello ed Arrio, e quegli stolti
Che furon come spade alle scritture
In render torti li diritti volti.

[Dante, Paradiso XII]

Questo libro spiega benissimo l’ateismo di Giovanni, che al contrario di Monica sa bene quello che dice e che pensa. Un ateismo come «vocazione». Giovanni si è liberato dal “sonno dogmatico” e vuole annunciare la lieta novella, vuole persuadere a colpi di ragione (perché la ragione ha ragione) che la sua posizione è quella corretta, che lui vede. Insomma, che il suo è un ateismo conquistato, non ingenuo (non lo è), capace di ispirare e suscitare l’ateismo di chi non ha i mezzi per approfondire, liberandoli dal grande inganno. Giovanni con il suo ateismo umanista porta il lieto annuncio: senza Dio (esiste o meno non importa) si sta meglio, si è più uomini, si è più umani, quindi nel dubbio mettiamolo via. L’ateismo svelato di Giovanni, uno po’ come quello del suo omonimo detto il Battista, si fa anticipatore, preparatore di una religione della salvezza atea, fatta di uomini per gli uomini, dove l’uomo è finalmente libero da Dio, anche se questa libertà lo ridimensiona notevolmente: l’uomo recupera la sua sovranità in una realtà totalmente depotenziata. Detto in due parole: sovrani sì, ma senza contare più nulla; una posizione così legittima da trovare anche nell’attualità politica degli interpreti perfetti.

«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Mc 1,1-8

Come dice (mi pare) Napoleone, «l’uomo può stare senza Dio ma non senza religione». Infatti Dio sparisce e con lui il suo regno, ma non spariscono la religione, la fede, il culto; anzi, al contrario ne servono di più, perché mancando ora un centro di gravità permanente ciò che tiene in piedi il nuovo tempio dell’uomo è la cornice.

È un libro scorrevole, divertente, di apologetica, di proselitismo: fa bene il suo lavoro, quindi un libro ben riuscito che offre anche delle dritte su come difendersi dai credenti.

Al Giovanni ideologo e predicatore do quindi sicuramente un bel 10, al Giovanni Filosofo invece suggerisco di prendere spunto dalla teologia, dalle sue categorie aggressive e reificanti, e di non fare lo stesso. La teologia funziona perché è lei stessa a definire ciò che è o ciò che non è Dio pertanto, se Dio fosse o si comportasse non coerentemente con quanto ordinato dai teologi, tanto peggio per Dio.

Gli effetti di Come Se Dio Fosse Antani sui Lorenzi

Sono un cristiano e non me lo sarei mai augurato, sono persino cattolico anche se molto borderline, cerco sempre il corvo bianco e guardo con grande fascino e interesse i testi di altre religioni e i testi atei. Li leggo non con l’atteggiamento contrario o ostile, ma con quell’atteggiamento amico di chi sta cercando di capire, di chi non è impegnato a difendere la propria idea o la propria posizione ma cerca sempre l’assist per cambiarla.

Quello che mi interessa è evidenziare tutte le sovrastrutture umane, sociali, morali, politiche, epistemologiche che si sono sedimentate nelle credenze, specialmente quella cristiana, ingabbiando la trascendenza in un’ideologia, una pratica, uno strumento di dominio politico e coercitivo che nulla ha a che vedere con la trascendenza stessa. Mi piace capire ciò che nel culto è invenzione dell’uomo e ciò che è del divino.

In questo libro non ho trovato nessun assist che mi abbia portato a cambiare la mia posizione (ci sono troppe cose che condivido), però ho trovato alcuni schemi di gioco molto interessanti per creare ponti di dialogo. Sono infatti pienamente d’accordo sulla maggior parte degli attacchi alla fede, dalle dimostrazioni beffarde sull’esistenza di Dio a priori e dei suoi attributi, alla trincea dell’irrazionalità della fede, all’inopportunità di un’idea di Dio che per fortuna è tramontata, alla violenza spropositata delle istituzioni religiose verso i divergenti etc. etc. Potrei continuare per molto, tuttavia nessuna di queste cose mi sposta dalla mia posizione, sono tutte cose che sapevo anche prima di diventare cristiano.

La mia fede non nasce da un’esperienza mistica capovolgente che mi ha folgorato sulla via di Damasco (anche se come Paolo ho contrastato a lungo il Cristianesimo) né sono uno che si lascia impressionare dal “sovrannaturale”. Nemmeno io so ben dire come sia successo, ma è stato come per un attimo spostare il punto di vista, porre l’attenzione su altro, partire da una prospettiva differente, e tutto si è rovesciato.

Un po’ come succede quando fissando il disegno di un cubo di Necker, sposti l’attenzione su altri punti e il cubo si rovescia dall’altra parte.

Approfondisci qui: https://www.vice.com/it/article/nzn59q/illusione-ottica-ballerina-girevole-cosa-significa

Giovanni, stimo la tua intelligenza, mi piacerebbe discutere con te ancora e di cuore di questi argomenti, senza che nessuno dei due abbia posizioni da difendere o idee da predicare, con l’apertura di chi affronta un dialogo immaginando che il successo più grande non sia quello di far valere la propria idea ma quella di cambiarla.

Uno scontro/confronto fuori dai “tribunali”, luoghi in cui la verità dei fatti e la verità giuridica non devono per forza coincidere (e chiaramente quello che interessa agli avvocati della ragione è che la verità giuridica venga confermata indipendentemente dai fatti). A me, che sono una persona di fede, non interessa avere ragione; mi interessa capire come sono messe le cose e quale è la mia posizione, le mie possibilità nel mondo. Mi piacerebbe confrontarmi non in un luogo dove si deve decretare un vincitore o stabilire un colpevole e un innocente, ma in un luogo in cui, quando ci entri, ne esci arricchito anche se hai perso tutto (il giardino del possibile, dell’umiltà, del dubbio?).

Credo dunque vedo: è vero, e questo non vale solo per me, ma per tutti. Anche per quelli che iniziano a credere in un mondo senza Dio e proprio per questo iniziano a non vedere Dio nel mondo. Le credenze, quali esse siano, vengono sempre confermate: il nostro cervello è progettato per farlo benissimo.

Dove si origina la credenza e il desiderio che ordinano il mondo ancora prima della ragione, è lì che dobbiamo andare a guardare, sapendo che l’osservatore influenza l’osservato. Con il coraggio di prendere sul serio, almeno per un momento, quelle favolette che sono state raccontate da chi giura di essere stato un testimone e di riuscire a mettere in dubbio almeno per un momento le seducenti ricostruzioni antropologiche (di cui abbiamo certezza essere invenzioni/convenzioni umane) che, come la teologia, non sono altro che il tentativo moderno di dare spiegazione e imbrigliare “Antani”.

Il Dio del Vecchio e del Nuovo Testamento è un Dio diverso? O forse ad essere diverso è l’uomo? Fatto sta che c’è un salto: si passa da un Dio terribile e potente che legifera, ordina, con cui si tratta, si fa un patto, un’alleanza, a un Dio che ama, lascia a Cesare ciò che è di Cesare e salva l’uomo prendendo la croce. Solo perché l’uomo è stato capace di pensare una cosa del genere, questo Dio (esistente o meno) merita rispetto e ascolto.

Sei molto preparato e intelligente e ti leggo con interesse. Sono un uomo di marketing, di comunicazione, che posiziona brand, fa lobbying, manipola la percezione delle cose e sono sempre perplesso quando si tira in ballo la parola etica; quindi, lungi da me giudicarti per l’uso che fai delle tue competenze, io faccio peggio (sapendo di farlo), ma su altri campi: l’importante è dichiararlo dall’inizio.

Sappiamo entrambi che davanti a noi non abbiamo né Dio né la ragione svelata ma Antani, e con Antani dobbiamo fare i conti senza fare sineddochi, ipotizzando che dietro Antani si celi una complessità plurale irriducibile a questo o quello.

Nel libro ci sono ovviamente anche molti temi sui quali non sono per nulla d’accordo; per fare qualche esempio (che già sai), quello dello studio delle religioni al plurale che, secondo te, è la via primaria per l’accesso all’ateismo; ma ciò che più mi lascia perplesso è lo scandalo della sofferenza innocente che tu poni a fondamento, come “vera roccia” (curioso riferimento a Pietro) dell’ateismo, per cui “sticazzi dell’esistenza o meno di Dio, perché anche se esistesse non meriterebbe altro che il nostro disprezzo” (riscrittura mia).

Eh, no, Giovanni, non posso starci: con questa affermazione una cosa è certa, che questa roccia balla e così si sta buttando via il bambino con l’acqua sporca, perché — e faccio un paradosso — a maggior ragione se Dio esistesse e fosse malvagio e potente, bisognerebbe farci per forza i conti, trattarci, venirci a patti, non potrebbe essere ignorato in alcun modo. Ma, oltre questo, è proprio il setting della questione che non funziona, e faccio ancora un paradosso (prendilo come tale): il vero problema per un cristiano, semmai, non è come sia possibile un tumore prenatale, ma come sia possibile dopo il battesimo.

Chiudo raccontando una storia:

Agosto 2016, Bari, Chiesa di San Nicola ora della messa, confessione.
Un sacerdote molto anziano è lì al confessionale. Entro, mi inginocchio e inizio a parlare.

Ero fidanzato da 9 anni e non vivevo nella castità (Sic!), e questo non lo ha digerito molto. Io in ginocchio, il prete seduto davanti, scandalizzato inizia a dirmi che persona spregevole fossi, che offendevo Dio, che fare l’amore con la mia ragazza era una cosa gravissima, inammissibile, vergognosa, immonda ecc. Questo per quaranta minuti. Mentre mi stava dando l’assoluzione, si ferma improvvisamente e mi chiede: «Ma convivete?» Io rispondo di no. E Lui: «Ah, bene, altrimenti non potevo nemmeno darti l’assoluzione».

Se avessi avuto una fede incerta, una mente debole e una conoscenza/esperienza troppo superficiale di quello in cui credo e sento, quella confessione avrebbe potuto avere effetti devastanti. Per fortuna non è stato così.

Ecco Giovanni, con il tuo libro per me è stato un po’ lo stesso.

Titolo: Come de Dio Fosse Antani – Ateismo e Filosofia senza supercazzole
Autore: Giovanni Gaetani
Editore: Nessun Dogma

Prezzo: 12,00
Dove acquistare: https://www.amazon.it/Come-se-Dio-fosse-Antani/dp/8898602383/?fbclid=IwAR3HEZm64oChL5-ocyz_lBbBXxERNfgsN40NWKM1A0Z6YuEL-6HjnvehXIM

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