Vittorio Sgarbi, la cultura e le nuove abitudini degli italiani

di Enrico Ferdinandi

La cultura di una nazione dovrebbe rappresentare l’identità del popolo che la abita ed indicare come questo popolo si approcci alla vita ed al rapporto con gli altri e con la natura. Un buon grado di cultura dovrebbe teoricamente garantire una buona diffusione di morale, etica e di quelle virtù tali da poter forgiare dei cittadini in grado di vivere nell’armonia, nel rispetto e nell’equilibrio.

Per questo motivo emerge preoccupazione, grande preoccupazione davanti al quadro complessivo che ogni giorno si delinea davanti ai nostri occhi. Le persone vivono a metà le loro vite, passano la maggior parte della giornata davanti ad uno schermo, dimenticando le bellezze della natura e dell’arte… e quando escono? Vanno nei centri commerciali.
Centri commerciali diventati ormai punto di ritrovo e luogo d’appartenenza dove vivere i momenti più belli della propria vita (dove addirittura scattare fotografie!): spettacoli comici, sfilate ed esibizioni canore o di ballo (Basti guardare ad esempio le iniziative che a Roma hanno preso centri commerciali come quello di Tor Vergata, Roma Est, Romanina…). Quando poi per puro caso davanti allo schermo ci imbattiamo in un programma culturale come quello di Vittorio Sgarbi che si fa?
Si preferisce cambiare canale e godere delle disgrazie altrui, ascoltare le inutili farneticazioni, le inappropriate ipotesi o le fantomatiche deduzioni che personaggi promiscui ed improbi asseriscono in merito ad un delitto piuttosto che un altro. Il problema è oramai noto, il nostro livello culturale, morale ed etico è ai minimi storici e noi non ce ne rendiamo nemmeno conto “accecati” dallo scintillio di notizie o eventi mediatici “bassi” e di poco conto ma che allo stesso tempo non impegnano troppo la mente, e permettono di farsi scivolare sopra la vita senza troppi problemi esistenziali.
Ragionare sembra esser diventato un problema, meglio arenarsi sul divano a guardare esperti/incompetenti, del calibro di Brachino o Corona, oppure placare le proprie insicurezze con le tragedie degli altri.
Vittorio Sgarbi stava offrendo con il suo programma la possibilità a milioni di persone di “Riflettere”, magari di sentir parlare una volta tanto di filosofi, scrittori, pittori, artisti in grado di aprire la mente dare così la possibilità al singolo di alimentare la propria psiche con un nutrimento buono, in grado di creare una coscienza autonoma.
Il suo fallimento non è un fallimento, è piuttosto la constatazione di un malessere spirituale e culturale che affligge il nostro bel paese: accecato da una finta luce come l’allodola di un famosissimo detto…
A Vittorio va la mia più totale approvazione e stima, il suo fallimento come già detto non è una sconfitta del singolo ma la constatazione di un malessere dal quale dover guarire per poter migliorare la nostra società

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