Resoconto: contro-canto

di Federico Cirillo

Se il matrimonio del secolo ha portato con sé mille strascichi, facendo impazzire di entusiasmo le massaie e le ragazzine di tutto il mondo, impegnate, le prime ad osannare le vesti nuove del futuro re e della sua corte – da ammirare l’eleganza tutta british di un insolito Mr Bean –  e le seconde   mai così invidiose di una “Pippa”, il fine settimana ha regalato roventi spunti di cronaca: da un lato gli artisti del superconcertone, imbestialiti per una liberatoria che di libertà mantiene solo il prefisso e  dall’altro i cori e gli striscioni degli impazienti “white blocks”, quei papa-boys che, in tema con l’agenda politica del paese, esigono un processo breve di santificazione; quando una beatificazione non basta!

La bomba della distrazione di massa, scoppia, dunque, addirittura più precisa, mirata e puntuale rispetto a quelle disseminate per tutto il medio oriente nell’arco di 10 anni , per stanare il nemico numero uno degli yankee d’oltreoceano che oggi, in stile 4 luglio, festeggiano  il piatto freddo (ormai quasi gelato) della vendetta. E se un Osama cade sotto le macerie pakistane, un Obama sale sul Trump-olino di lancio: seconda grande soddisfazione dopo la vittoria morale a suon di certificati di nascita contro il probabile futuro sfidante, il magnate dell’immobile, Donald Trump appunto. Allontanate, per il momento, le polemiche interne negli Usa, anche in Italia si cerca il palliativo migliore per distogliere gli sguardi da alcuni importanti appuntamenti: il primo è il referendum del 12 e 13 giugno sempre più imminente, l’altro, è un appuntamento personale del premier, il quale, per la terza volta in un mese, in barba a tutti i miscredenti, riappare nelle aule del tribunale per il processo Mediatrade; i fan, seppur ridotti a una decina (è stato infatti smontato il gazebo dei fedelissimi del Pdl che resisteva da febbraio) non hanno smesso di urlare “santo subito”, ancora travolti dalle celebrazioni domenicali.
Da un fatto all’altro, da uno scoop all’altro: fa scalpore la trionfante vittoria della Palmas all’Isola dei famosi, ma ancor di più fa parlare l’agguato neofascista a Napoli, con tanto di coltelli, presso l’Università Federico II, nei riguardi di alcuni studenti di opposta fazione; ad una prima ricostruzione pare che Tarantini e scagnozzi non abbiano ben digerito la truffa ai danni del pronipote del Duce ordita da Mamma Rai e da Simona Ventura: Davide Fabbri, denuncia e ringrazia per la solidarietà. Così, dopo la monnezza e i candidati in odor di camorra (pare comunque che  quest’ultimo odore si confonda con il primo), nella città delle Gloriose Quattro Giornate, scoppia anche la piaga fascista: “Napoli in cenere e fango”, dove non riuscì Hitler, riusciamo noi.
Intanto, nel mentre che il “Va Pensiero” si incontra senza scontri, con le note dell’inno d’Italia, grazie alla magia dell’immenso Morricone, autore, ancora una volta, di una colonna sonora da Oscar, il pensiero va all’ultimatum del Carroccio a Berlusconi sulla guerra in Libia: «Se non vota la nostra mozione, – sulla richiesta di un termine preciso per le operazioni militari (ndr.) –  vuol dire che vuol far saltare il governo. Non serve a niente bombardare, ammazzi solo gente che poi scappa»; Maroni pensa già a restrizioni sull’entrata in Italia di zombie provenienti da Tripoli.
Infine, ricorrenza della festa dei lavoratori: tra un Verdi e un Mameli, tra un Dalla e un De Gregori, vince il silenzio, che sfiora l’omertà, imposto dalla Rai sulle questioni relative al Referendum del prossimo giugno; una vittoria schiacciante che fa felici tutti, anche quei commercianti che ieri, per festeggiare al meglio, hanno tenuti aperti i loro negozi: per festeggiare al meglio il beato Papa ovviamente…beato lui.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook