8 Marzo 2012: in ricordo del 1911

Anche quest’anno è nuovamente 8 Marzo, nuovamente Festa della Donna, pizza con le amiche, uscite in qualche pub. Ne è passato di tempo dal 1911, ma come stanno davvero oggi le donne? A spiegarcelo è, ancora una volta una ricerca, quello svolta dall’Osservatorio sulla Gestione della diversità dell’Università Bocconi che ha studiato e fotografato la situazione lavorativa delle donne in Italia.

Una ricerca lunga e minuziosa che ha portato alla luce un dato ormai noto ossia la disparità di trattamento salariale esistente fra individui di sesso maschile e femminile in Italia.

Un divario salariale che cresce ogni anno di più e che si attesta già al 2%, ciò significa che a parità di parità di incarico, inquadramento e anzianità una donna guadagna sempre meno di un uomo.

Una situazione difficile, aggravata dalle difficoltà che le donne stesse si trovano ad affrontare nella vita quotidiana, divise fra ambizioni professionali e cura della famiglia, che non sempre coincidono e spesso si ostacolano a vicenda.

E anche quando la carriera, fra mille sforzi, si riesce ad intraprendere, rimane sempre stabile il cosiddetto “tetto di cristallo” quello contro il quale sbatterebbero la testa le donne che vogliono raggiungere ruoli di responsabilità e prestigio, per quei posti l’accesso è addirittura negato, si cresce, ma oltre non si va.

Sulla distribuzione dei ruoli professionali pesa infatti, secondo diversi studi, un modello culturale che relega la donna a ruoli secondari e subalterni.

Basti pensare che nel nostro paese le donne rivestono per il 37% ruoli di impiegate, occupano invece il 23% dei posti quadro e il 13% dei posti dirigenziali.

Non solo il lavoro però, in occasione dell’8 Marzo anche l’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere ha voluto lanciare un messaggio: troppe donne muoiono ancora di parto.

“Nel mondo, il 15% delle donne incinte affronta complicazioni che mettono a rischio la loro vita e quella del loro figlio” ha spiegato l’esperta Kara Blackburn ‘”Queste donne hanno bisogno di avere accesso a cure ostetriche d’urgenza di qualità, non importa se abitano a Londra, Roma, Port-au-Prince o Mogadiscio. La realtà è la stessa nel moderno ospedale di una metropoli o in una zona di conflitto, in un campo rifugiati o sotto un rifugio di plastica dopo un devastante terremoto”.

Perché anche se fa paura i dati dell’Organizzazione Mondiale della sanità parlano chiaro: Ogni giorno, circa 1.000 donne muoiono durante il parto o per complicazioni legate alla gravidanza. Una ogni 90 secondi.

Valentina Vanzini

8 marzo 2012

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