Primarie Lega Nord, vince Salvini mentre Bossi si allontana

Primarie Lega Nord, vince Salvini mentre Bossi si allontana

Ieri si sono svolte le primarie per eleggere il segretario federale (generale) della Lega Nord. I candidati per la carica di guida del partito erano due: Matteo Salvini e Giovanni Fava. Dopo quattro anni dunque gli elettori del carroccio, più precisamente quelli che hanno almeno un anno di tesseramento alle spalle, hanno avuto per la seconda volta la possibilità di eleggere il loro segretario. Il segretario eletto è Matteo Salvini che vince con l’82,7% di voti mentre il suo rivale arriva solamente al 17,3%.

Poche ore dopo la chiusura dei seggi e l’arrivo della notizia della vittoria Salvini ha commentato a caldo su Facebook il risultato «Una sola parola: GRAZIE. Abbiamo abbondantemente superato l’80% dei voti! Ora l’obiettivo è mandare a casa Renzi, Alfano, Boschi e Boldrini, bloccare l’invasione clandestina in corso, rilanciare lavoro e speranza in Italia. Se voi siete pronti, io ci sono. Insieme si vince!», mentre Fava ha malinconicamente affermato «Già abbiamo perso circa 3mila militanti dall’ultimo congresso del 2013 quando eravamo in 18mila; adesso siamo quasi 15mila. Se vogliono evitare che questa vicenda si trasformi in un’emorragia è necessario che qualcuno si mantenga fermo sulle nostre posizioni originarie indipendentiste e autonomiste». Al di là di ogni considerazione politica, infatti, va notato che rispetto a quattro anni fa l’affluenza è calata considerevolmente, anche se questo dato non preoccupa particolarmente Salvini.

Umberto bossi, che da molto tempo ormai critica Salvini per le sue posizioni politiche decisamente lontane dalle proprie e da ciò per cui era nato il partito, ovvero la “padania libera”, può essere considerato a tutti gli effetti sconfitto una seconda volta, seppur senza ricandidarsi, in quanto ha da sempre appoggiato il candidato Fava. L’elezione di Salvini fa capire in modo abbastanza chiaro quale strada la Lega percorrerà nei prossimi tempi: euroscetticismo, lepenismo ed estensione del partito a tutta la nazione senza relegarlo al nord data la volontà di Salvini di guidare il centro destra senza alleanze con Alfano o Berlusconi. Il fondatore sta inoltre valutando l’ipotesi di fuoriuscita dal partito «Valuterò la situazione. Ci sono migliaia di fuoriusciti dalla Lega, espulsi, che hanno messo assieme un partito a Milano. È abbastanza grande, sono in migliaia. Io potrei valutare la situazione, certo non lascerò che la richiesta di libertà del Nord finisca nel nulla. Sappiamo che la questione settentrionale alla fine vincerà, è una causa che va servita fino alla fine», sulla quale anche il nuovo segretario si è espresso «Se qualcuno ha fatto accordi politici con qualcun altro, faccia quello che ritiene. Se Bossi vuole bene alla Lega, legga bene i numeri e ci aiuti nella battaglia. Ma non posso mettere guinzaglio a nessuno». Molto probabilmente, dopo le elezioni svolte ieri, Bossi abbandonerà il partito, a maggior ragione dopo aver definito Salvini la “brutta copia di Renzi” per poi aggiungere che la Lega con lui al comando finirà. Non è mancata la risposta stizzita del segretario con cui ha dichiarato che non sente la mancanza di una lega al 3% che “andava in gita ad Arcore a chiedere per favore”, «Bossi è nostalgico, che cosa abbiamo portato a casa governando coi Fini, i Casini, gli Alfano».

Le primarie hanno dunque portato all’acme lo scontro tra le due “correnti” del carroccio e la spaccatura appare ora più che mai insanabile. Ciò che possiamo affermare con sicurezza è che comunque la Lega prenderà un nuovo corso, senza dubbio distante anni luce dai propositi con i quali il partito fu fondato nel 1991. La Lega Nord contemporanea, ventisei anni dopo, è uscita dai confini della padania, non combatte più per la secessione del nord dal sud e sembra anzi sempre più interessata a quel meridione dove arrivano i barconi dei migranti, protagonisti di primo piano nella propaganda salviniana. Il nord al quale si fa riferimento, invece, è sempre più fuori dai ristretti confini nazionali, ogni giorno più vicino alla tanto odiata Bruxelles o alla tanto amata francese Le Pen. Insomma, la Lega si è fatta grande ed è intenzionata ad uscire di casa e a salutare i propri “genitori”, con i quali gli attriti adolescenziali non mancano e pare proprio la stessa separazione che sta allontanando Salvini e Bossi. Chissà che non ci sia un ritorno in stile figlio prodigo in futuro.

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