Death Stranding può renderci persone migliori

Da quando ho giocato a Death Stranding 1 sono cresciuto come videogiocatore ma soprattutto come persona. Eventi come uscire di casa e l’aggravarsi della situazione geopolitica mondiale mi hanno inevitabilmente portato a fare dei passi verso il tanto pauroso “mondo dei grandi” portandomi a vedere lati della società che mi hanno fatto perdere fede nel concetto di comunità e unione.
Sapevo, almeno in parte, a cosa sarei andato incontro acquistando Death Stranding 2, ma non avrei mai immaginato che il nuovo titolo di Kojima mi avrebbe fatto capire l’importanza dei piccoli gesti all’interno di una società vasta e complessa come la nostra.
Ci tengo a precisare che in questo articolo non verranno fatti spoiler di alcun tipo sulla trama del nuovo titolo di Kojima Production, buona lettura.
Una mini società
Death Stranding è ambientato in un mondo post-apocalittico, in cui l’avvento del fenomeno che dà nome ai due titoli ha creato un ambiente ostile alla vita umana forzando le persone a rifugiarsi in bunker sotterranei e a isolarsi gli uni dagli altri (vi ricorda qualcosa?). Nel mondo immaginato da Hideo Kojima i servizi e le comodità che noi prendiamo per scontate non esistono più, tanto che chi decide di intraprendere la carriera di facchino viene visto come un eroe.

Death Stranding ci mostra una società piccola, essenziale e spopolata in cui ogni persona è preziosa e può dare il proprio contributo; anche la musica composta e diffusa da un artista è vista come qualcosa di estremamente prezioso. Quando tutto viene a mancare, ogni singola cosa acquisisce valore.
Uno degli aspetti che emergono dalla piccolezza di questa comunità è la dimostrazione dell’immediatezza delle azioni di chi la compone. In Death Stranding, quando si aiuta un altro giocatore o PNG (Personaggio Non Giocante) si riceve una notifica, quando si chiede aiuto (tramite un sistema di richieste) lo si ottiene quasi immediatamente. L’essenzialità del mondo di Death Stranding ci dimostra che piccole azioni, come costruire un ponte o lasciare la propria vettura a disposizione degli altri giocatori, hanno conseguenze reali. Allo stesso modo, anche riportare la tazzina di caffè al bancone prima di uscire da un bar ha conseguenze reali e positive. Tuttavia, la grandezza e la complessità della nostra società mette in ombra questi gesti, facendoli sembrare talmente piccoli da apparire inutili.
Aiutare per piacere, non per guadagno
Assistere gli altri giocatori in Death Stranding è completamente opzionale e secondario. Certo, data la costruzione del gioco come multiplayer asincrono in cui i mondi vengono condivisi con gli altri giocatori (e questo comunque ci potrebbe far capire che, come nella vita reale, ogni nostra azione ha conseguenze che plasmano l’ambiente e chi lo abita) aiutarsi reciprocamente è inevitabile, ma non c’è nulla che obbliga un giocatore a donare il suo tempo e le sue risorse per l’aiuto di altri. Questo aspetto unito al fatto che assistere gli altri giocatori ci ricompensa solamente con dei like (che sì servono per aumentare di livello, ma i bonus ottenuti non sono game breaking, sono solamente comodi) e quindi, detto in parole povere: non conviene, rende qualsiasi tipo di aiuto un atto spontaneo e puramente altruistico. Non c’è nessun sistema che assicura materiali o bonus aggiuntivi se il proprio ponte viene utilizzato da 1 o 100 persone, l’unica cosa che si guadagna è la gratitudine degli altri giocatori sotto forma di like.

Noia
Death Stranding è un gioco noioso (il che non vuol dire che non sia bello, non tutti i videogiochi devono divertire), molto noioso talvolta, ma ciò rende gli aiuti ancora più preziosi. Aiutare o essere aiutati non solo velocizza le consegne riducendo i tempi di traversata degli ambienti (e quindi i tempi di gioco), ma riduce la sensazione di noia (una delle emozioni più spiacevoli, così spiacevole da essere, in alcune circostanze, rifiutata in favore del dolore). Se il gioco non fosse così noioso l’aiuto dei giocatori sarebbe comunque utile, ma sicuramente meno impattante. Il sentire la propria noia alleviata dalla presenza di un generatore quando il nostro veicolo si sta scaricando ci porta a sussurrare un “grazie” a chiunque abbia usato un suo prezioso PCC (Portable Chiral Constructor, un dispositivo in grado di costruire diversi tipi di strutture utili ai facchini) per aiutare gli altri.

Uno degli aspetti prevalenti di Death Stranding è il concetto di aiuto, presente sia a livello di trama che di meccaniche di gioco. Ma a differenza della stragrande maggioranza dei titoli multiplayer con elementi cooperativi in cui l’aiuto è un elemento necessario (se non curo o non vengo curato dai miei compagni di squadra, probabilmente perderò la partita), Death Stranding rende l’aiuto un’azione spontanea. Aiutare un altro giocatore potrebbe alleviarlo dalla stessa noia che ci è stata spazzata via per il ritrovamento di una scala in un punto strategico…quindi, recuperando l’esempio di prima, riportare la tazzina al bancone bar non è obbligatorio, non bisogna farlo, ma proprio per quei motivi questa piccola azione sarà ancora più apprezzata e sicuramente allevierà la noia di chi dovrà andarla a riprendere.
Se vuoi discutere con noi su questo o tantissimi altri argomenti ti invitiamo a passare sul nostro canale Discord!





