UE: la Romania e la Bulgaria restano escluse dalla zona Schengen

La situazione è Chiara: la Romania la Bulgaria non entreranno nello spazio di libera circolazione stabilito nella convenzione di Schengen, che ha abolito i controlli sistematici dei passaporti. I loro dossier saranno riesaminati alla fine dell’anno.

 

Un allargamento, che raggruppa attualmente 22 paesi, e che suppone una decisione all’unanimità degli Stati membri. Sollecitati dalla Commissione europea, che stima che hanno sodisfatto i loro obblighi, Bucarest e Sofia sperano di ottenere un voto favorevole nel corso della riunione dei ministri dell’interno dei 27, giovedì 7 marzo a Bruxelles.

Il Parlamento europeo ha stimato che i due paesi hanno sufficientemente progredito nel dominio delle dogane e dei controlli delle loro frontiere, che diventeranno limite esterno all’Unione europea. La Germania vede però le cose con un altro occhio. In un’intervista concessa qualche giorno fa, il ministro Hans Peter Friedrich aveva prevenuto che il suo paese emetteva un veto poiché la Romania e La Bulgaria non combattevano abbastanza la corruzione giacché le amministrazioni e le guardie della frontiera restano facilmente corruttibili. Sostanzialmente la riunione ministeriale di giovedì si annuncia come un riesame del dossier e una sorta di rinvio di tutte le eventuali decisioni del mese di dicembre.

La minaccia tedesca del veto era “populista e falsa”, ha stimato il gruppo socialista del Parlamento europeo. Helene Fautore, del gruppo dei verdi, evoca una posizione deleteria per il progetto europeo e denuncia gli argomenti evocando un’ immigrazione della povertà. Dato che i rumeni e i bulgari dispongono in realtà, del libero diritto alla circolazione dopo l’adesione dei loro paesi nel 2007. La loro identità è controllata nelle zone Schengen.

I Paesi Bassi si sono mostrati come i più ostili, temendo un nuova ondata di immigrazione est-europea mentre circa 140 000 rumeni e bulgari si sono già stabiliti nel Regno. Il nuovo governo messo in atto presso La Haye ha tuttavia assopito la propria posizione, esigendo che i rapporti successivi della Commissione dimostrino i progressi dello Stato di diritto nei due paesi.

Di fronte all’ostilità tedesca di Berlino, il primo ministro rumeno, Victor Ponta ha preferito rinunciare al confronto diretto. Chiederà al governo tedesco “un chiaro punto di vista” sui progressi che il suo paese deve ancora realizzare. Rischia di non ottenere una risposta prima delle elezioni tedesche, previste per il prossimo autunno.

 

Manuel Giannantonio

8 marzo 2013

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