Nuovi dati sulla disoccupazione in Europa

Nuovi dati sulla disoccupazione in Europa

europeQuesta settimana è stato pubblicato dall’Eurostat l’aggiornamento del tasso di disoccupazione in Europa. I dati che sono disponibili arrivano fino all’agosto di quest’anno. Questi sono i risultati dell’indagine.

L’Italia e l’Eurozona

L’Italia nell’agosto di quest’anno contava, dati alla mano, 3 127 mila disoccupati: 500 mila in più degli abitanti di Roma. Eppure sorprenderà sapere che il nostro Paese nello stesso periodo vantava una percentuale di disoccupati paragonabile alla media europea. Se infatti il tasso di disoccupazione media nella zona euro si attesta al 12,0% della forza lavoro totale, per l’Italia lo stesso dato raggiungeva il 12,2%. Non così male sembrerebbe.

Ma se osserviamo i dati un po’ più da vicino, ci rendiamo conto di alcuni caratteri che denotano in particolare l’andamento del tasso di disoccupazione nella nostra penisola. La cosa che più di tutte colpisce è che nell’ultimo anno gli Italiani hanno perso più posti di lavoro rispetto al resto dell’Europa. Infatti nel luglio del 2012 l’Italia (11.0%) era sotto di oltre mezzo punto percentuale rispetto alla media europea di allora (11.6%), mentre ora vi è sopra di due decimi. L’aumento della popolazione non occupata, che si è riscontrato certo in tutta Europa, si è fatto sentire in Italia in maniera più acuta, nonostante le misure a cui è stata sottoposta nel tentativo di rallentare la crisi.

Un altro dato allarmante è quello relativo alla differenza tra sessi. In questo ambito l’Italia si fa notare nel panorama europeo con una forbice tra disoccupazione maschile (11,7%) e femminile (12,9%) che è il triplo rispetto a quella che si riscontra in media nel Vecchio Continente. Quindi non potrà certo rincuorare sapere che, se ci fermiamo alla forza lavoro maschile occupata, l’Italia naviga in acque migliori rispetto al resto dell’Eurozona.

La situazione in Europa

Una buona notizia è che in Europa il tasso di disoccupazione sta scendendo già da maggio del 2013, seppure lentamente. Gli Stati che più di tutti hanno fatto registrare un incremento della percentuale di cittadini occupati sono la Lettonia e l’Estonia. I paesi europei con il più basso tasso di disoccupazione sono, in ordine, l’Austria (4,9%), la Germania (5,2%) e il Lussemburgo (5,8%), con delle percentuali che non hanno niente a che fare con un periodo di crisi.

Ma non tutta Europa può vantare una situazione altrettanto felice. Le aree più critiche sono ancora la Grecia e la Spagna. Quest’ultima conta 5 893 mila disoccupati, che rappresenta il 26,2% della popolazione tra i 15 e i 75 anni; questo significa che più di una persona su quattro in età da lavoro è disoccupata. Eppure fortunatamente dall’inizio dell’estate la morsa della crisi sembra rallentare anche in Spagna.

In una condizione peggiore versa la Grecia, I cui dati più recenti si riferiscono solo al giugno del 2013. È questa la nazione, insieme a Cipro, che ha fatto registrare il più alto incremento di disoccupati. Qui si è infatti passati nel giro di un anno da 1 229 a 1 404 mila cittadini senza lavoro: il 28% della popolazione in età di lavoro.

La necessità di scelte europee

Ciò che i dati ci mostrano in maniera perentoria è come il Vecchio Continente risulti diviso in due categorie di Stati che sembrano avere due “velocità” differenti: quelli del centro Europa, con una occupazione e un’economia invidiabili, e quelli che ormai ci siamo abituati a chiamare “sud Europa” o “Europa mediterranea”, in cui si riscontra ancora una situazione grave caratterizzata da una generale mancanza di lavoro.

Ma, una volta constatate queste condizioni, ciò che i dati non ci possono mostrare è la direzione che l’Unione Europea è chiamata a prendere nell’immediato futuro. Pensare che si possa “tirare a campare” in Europa senza assumere decisioni forti e condivise è semplicemente rifiutare che si pongano questioni politiche di spessore. Senza d’esse non portemo sperare, da cittadini europei, di scampare alla prossima crisi, non necessariamente economica. Anche qui, non prendere decisioni equivale a una scelta precisa. Si può poi certamente discutere sulle decisioni che sono per ciancuno più o meno opportune, ma lasciare che gli eventi si svolgano da soli è abdicare alla nostra possibilità di progettare coscienziosamente e in comune il nostro futuro, che poi non è altro che lo scopo della vita politica.

 

Daniele Di Giovenale

(Twitter: @DanieleDDG)

7 ottobre 2013

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