Il Sistema Illegale, vi presentiamo il primo libro di Andrea Candelaresi

Il Sistema Illegale, vi presentiamo il primo libro di Andrea Candelaresi

Provare a cambiare il mondo, iniziare a farlo dalla propria città ed oltretutto durante una pandemia mondiale; “Il Sistema Illegale”, primo libro del giovane Andrea Candelaresi, è un mix tra fantapolitica e pura realtà ed oggi abbiamo il piacere di intervistarlo.

Ciao Andrea e benvenuto su 2duerighe.com, iniziamo con la domanda di rito, come e quando è nata l’idea di scrivere questo libro?

Ciao Lorenzo e grazie a tutto lo staff di 2duerighe.com per questa opportunità e per l’interesse mostrato nei confronti de “Il Sistema Illegale”. Dunque, l’idea di questo romanzo è nata in pieno lockdown: affrontare un evento simile, così stravolgente per la nostra quotidianità, mi ha infatti dato modo di poter vedere le cose da una prospettiva diversa. Stare in casa, rallentare i ritmi frenetici della vita di tutti i giorni che caratterizzano la modernità e le vite di tutti noi mi ha permesso di riflettere e di analizzare più a fondo tanti aspetti della società, dall’uguaglianza sociale, per passare attraverso la tutela ambientale, fino al rapporto con una tecnologia sempre più invadente, aspetti questi spesso lasciati nel mio inconscio per una mancanza di tempo. Fermandomi ho riflettuto su questi ed in particolar modo sulla condizione di noi giovani in un’Italia troppo stagnante, in cui farsi strada diventa sempre più difficile. La tipica verve giovanile, quella che ti fa essere dinamico, che ti dà quella forza incosciente per cercare di fare tuo il mondo sperimentando, stride spesso con tale immobilismo, che sia politico, sociale o lavorativo e la quarantena ha di certo aumentato questo malessere interiore. Così mi sono detto: “Se nulla cambia, forse, dovremmo essere noi a cercare di cambiare le carte in tavola”. Da dove iniziare? Mobilitando le coscienze innanzitutto e ho pensato che la letteratura in questo potesse essere un’alleata formidabile. L’idea di fondo, dunque, quella di smuovere me e tutti quelli come me, di convincerli a prendere in mano le redini del proprio destino e di quello del mondo nonostante tutto, è nata quindi come una sorta di rivoluzione mentale.

Ogni capitolo del romanzo si apre con una citazione ed il consiglio di una colonna sonora come sottofondo; nel tuo libro ripercorri alcune fasi del lockdown, qualora dovessi scrivere un ulteriore capitolo facendo rivivere ad i tuoi personaggi l’attuale periodo quale colonna e quale citazione sceglieresti  e perché.

Prima di tutto vorrei spiegare perché tale scelta, visto che si lega in un certo senso all’idea di cambiamento che pervade il romanzo: la multimedialità è caratterizzante nella fruizione dei contenuti mediali nell’era dei social network. In tale contesto ho pensato che, perché no, anche un libro potesse seguire tale evoluzione, così ho provato ad unire la musica e due tipi di scrittura, quella lunga e riflessiva del romanzo e quella aforismatica, formata da piccole pillole di saggezza regalateci da grandi menti del passato. In fondo anche la brevitas è tipica della comunicazione social, no?

Per quanto riguarda il periodo attuale direi che stiamo vivendo dei mesi a dir poco ambigui. La voglia di riprendere a vivere la normalità prepandemia è tanta, ma ancora non è del tutto possibile farlo. Così stiamo cercando di abituarci ad una nuova normalità, che non sappiamo neanche quanto durerà, siamo continuamente sul filo del rasoio. C’è chi lo accetta e chi no, come i negazionisti. Nonostante tale ambiguità, però, pian piano ci stiamo rialzando e, soprattutto, stiamo imparando a conoscere meglio il mondo: il coronavirus ci ha aperto gli occhi su tanti aspetti, dalle disparità sociali all’inquinamento, è come se ci avesse dato una strigliata, lo vedo quando parlo con i miei coetanei, indipendentemente dal loro livello di istruzione, si è acceso il lumino della coscienza sociale, come avviene ogni volta che la storia mette l’essere umano di fronte a delle difficoltà. Alla luce di ciò direi che la canzone che meglio descrive questa voglia di rialzarsi più forti di prima è Redemption Song di Bob Marley, un artista spesso conosciuto solo superficialmente, ma che in realtà è stato un grande rivoluzionario per la Giamaica e per le lotte antirazziste e sociali. In particolar modo questo brano è un invito a combattere con le “armi” dell’uguaglianza e del pensiero. Come citazione vorrei omaggiare Pablo Neruda con il suo detto: “Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno”. 

Non spoileriamo il finale del racconto ma dobbiamo aspettarci una seconda parte del romanzo in futuro?

Non l’ho ancora detto a nessuno, ma visto che me lo chiedi posso annunciare ufficialmente che la seconda parte è già in cantiere…

Che difficoltà hai incontrato durante la stesura del romanzo?

Diciamo che ho dovuto incontrare due tipi di difficoltà. La prima da un punto di vista contenutistico. Essendo in parte un instant book, ho dovuto ambientare la storia negli stessi giorni in cui scrivevo. Il contesto era quindi in divenire e dovevo essere continuamente aggiornato e pronto a cambiare scenario in base al susseguirsi degli eventi reali. Ho modificato la trama in  corso d’opera più volte per questo motivo. La seconda invece è un po’ più pratica. Essendo un libro autopubblicato ed essendo in generale il mio primo romanzo, ho dovuto imparare molti tecnicismi come ad esempio quelli relativi all’impaginazione. Per fortuna con internet abbiamo accesso ad una conoscenza infinita, quindi sono riuscito ad apprendere molte tecniche in poco tempo. Colgo poi l’occasione per ringraziare Michela Panella, che ha realizzato la copertina con tanta dedizione.

Hai uno scrittore come punto di riferimento?

Non ne ho uno fisso, ho un po’ la tendenza ad essere eclettico in questo. Per quanto riguarda “Il Sistema Illegale” però mi sono ispirato in particolar modo a due grandi autori per due motivi diversi. Il primo è Pier Paolo Pasolini, da lui ho preso quel realismo sognante, un realismo che non è solo descrittivo, ma che vuole cambiare le cose. Il secondo è il giovane Ernesto Che Guevara, quello che con “I Diari Di Una Motocicletta” aveva voglia di scoprire il mondo con occhi sognanti, con lo sguardo rivoluzionario di un giovane che arde dentro e che vuole canalizzare tale furore per rendere il mondo in un posto migliore. 

Nel romanzo ti soffermi spesso sulla figura del giornalista all’interno della società e so che sei anche tu un giornalista, cosa ti ha fatto innamorare di questo mestiere e come vedi, con il veloce progredire dei social, la nostra professione in futuro?

Sin da quando ho memoria sono sempre stato affascinato dalla conoscenza della realtà dei fatti. Ricercare, scoprire, immedesimarsi nell’altro e raccontare le proprie scoperte per me è di un’importanza cruciale in un mondo che necessita la libertà. Sebbene bistrattata la figura del giornalista è fondamentale nella democrazia, ne è il suo cane da guardia proprio perché essa si basa, o almeno dovrebbe basarsi, sulla chiarezza fattuale, accessibile ad ogni cittadino. Con i social la libertà di espressione e di informazione ha raggiunto vette fin qui inesplorate, il che è un bene, ma bisogna procedere con cautela. Probabilmente la nostra società non ha ancora raggiunto la maturità nell’utilizzo di tale tecnologia e il fenomeno delle fake news ne è un esempio lampante. Ecco, è qui che deve intervenire il giornalista moderno, quello del web 2.0: deve essere un gatekeeper dell’informazione, ne deve essere il garante, colui che fa sì che non si semini odio, ma solo verità, comoda o scomoda che sia. Questa rappresenta una responsabilità immensa per la nostra società, ne va della nostra libertà, perché c’è sempre chi è pronto a strumentalizzare questi nuovi media e dunque il popolo per proprio tornaconto. Solo un esperto del settore può assolvere a tale compito e credo che per questo i giornalisti più giovani, quelli che sanno usare i social, saranno il futuro di questo meraviglioso mestiere. 

Ultima domanda prima dei saluti, quali sono le difficoltà principali che hai trovato per promuovere il tuo libro e ricordaci dove può essere acquistato. 

Come dicevo prima il libro è stato autopubblicato, pertanto la campagna di marketing è stata del tutto autogestita. Fortunatamente all’università studio proprio questo e, in più, grazie ai social oggi si può raggiungere una buona visibilità anche senza l’ausilio di grandi capitali. Ecco, per tornare sul discorso dei nuovi media, questo potrebbe rappresentare un esempio virtuoso del loro utilizzo!

Il libro è acquistabile su Amazon, sui siti di Feltrinelli e IBS, oppure ordinabile nelle librerie fisiche.

Grazie ancora e in bocca a lupo per il futuro.

Grazie a voi per il modo sano in cui fate informazione e lunga vita al lupo!

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