Ticket sanitario: tassazione progressiva in Umbria

di Luca Bolli

Tomassoni: “non possiamo andare contro la legge”

“Costretti dalla legge e dal governo nazionale, ma ancora decisi a combattere per eliminare una tassa iniqua e incomprensibile”. Con queste parole l’assessore regionale alla salute, Franco Tomassoni, ha di fatto giustificato la delibera della Giunta che prevede la rimodulazione di quello che, da tempo, la stessa governatrice Catiuscia Marini ha dichiarato essere un iniquo balzello che ricadrà sulle spalle – e sui portafogli – di molti abitanti della regione.

Insistendo sulle qualità del sistema sanitario umbro, primo per rapporto qualità-costi a livello nazionale, l’assessore ha ribadito la volontà di aprire “un dibattito sul concetto di fiscalità regionale, per marcare sempre di più l’obiettivo di far pagare di più a chi guadagna di più”, difendendo, in pratica, il provvedimento votato all’unanimità, che prevede il pagamento dei ticket sanitari in base a fasce di reddito stabilite secondo il calcolo della situazione economica equivalente (ISEE).

Dunque il fronte delle regioni che non vorrebbero introdurre i ticket sanitari – fronte in cui l’Umbria è capofila, assieme a Emilia Romagna e Toscana – va allentando lo scontro con il governo, anche per il serio danno erariale al quale andrebbe incontro nel caso in cui non rispettasse le direttive della legge finanziaria. Una proposta alternativa alla “tassa sanitaria” era stata presentata ai ministri Fitto e Fazio e prevedeva il recupero delle mancate entrate con un’accisa sul costo delle sigarette, ma il governo, dopo aver inizialmente accolto la proposta, ha ritenuto giusto andare avanti in base alle decisioni prese, riservandosi eventuali riflessioni per il mese di settembre. Il nuovo sistema sanitario prenderà il via appena tutta l’organizzazione sarà stata testata e non prima che tutte le parti in questioni si saranno incontrate per determinare gli opportuni cambiamenti da apportare al nuovo meccanismo.

Tuttavia in Giunta c’è ancora chi auspica che in questo lasso di tempo le cose possano cambiare e, magari, che il governo Berlusconi possa rendersi più disponibile ad un incontro con le regioni, per riformulare l’intero piano di riscossione dei quasi 11 milioni di euro che dovrebbero pervenire nelle casse della regione con il sistema dei ticket. Tomassoni, in questo senso, ha voluto specificare una concetto ben chiaro: i tagli al sistema sanitario regionale hanno portato ad un ammanco e questi soldi “per legge devono venire recuperati dalla co-partecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria. In sostanza, anche se la regione trovasse nel suo bilancio queste somme, comunque il ticket dovrebbe essere introdotto”.

Il prossimo passo potrebbe, inoltre, essere quello del ricorso alla Corte Costituzionale: spauracchio da tempo minacciato ma, chissà, quanto davvero condiviso in Regione.

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