DOVE STA IL “ TERZO OCCHIO” ?

di Angela Grazia Arcuri

Il  desiderio di soffermarci su questo nostro “occhio supplementare” è frutto  soltanto di letture sporadiche fatte nel tempo per amore di conoscenza, grazie alle quali  abbiamo potuto  chiarirci  molti importanti dubbi. La nostra vuole essere pertanto una esposizione elementare e sintetica rivolta a quei pochi, eventuali lettori, all’oscuro…. di una luce che ognuno di noi porta dentro.
Forse non tutti sanno che noi abbiamo una  piccolissima ghiandola, grande come una nocciolina, posta in mezzo al cervello  sul fronte occipitale, che si chiama “epifisi” o “ghiandola pineale” per la sua forma di pigna  (da non confondere con la più famosa “ipofisi”).

Tra tutte le ghiandole che regolano il nostro metabolismo, questa è stata la più negletta, trascurata dalla medicina ufficiale occidentale fino a qualche decina di anni fa.  Il dottore curante non si sognerebbe mai di farci fare un esame strumentale  per vederne la funzionalità, fors’anche perché ( è solo un  parere di non addetto ai lavori ) questa minuscola appendice cerebrale  sta molto nascosta, quasi invisibile, come un tesoro assai ben protetto. O forse perché, e ci sembra di essere più vicini al vero, la sua peculiare “delicatezza” non va  stimolata…. per gli effetti particolari che ne potrebbero derivare.
    Come tutti i tesori, ha una  preziosità unica, offertaci dal Creatore per mandarci a dire “farò l’uomo a mia immagine e somiglianza”. Una frase della Genesi che nasconde l’altissimo disegno di Dio di creare un essere umano capace di ricongiungersi a Lui  e,  attraverso un cammino impervio,  poter vedere il suo Creatore  in  quella  Luce finale che Lo personifica.  Ciò nell’ottica del cattolicesimo, alquanto differente da quella delle dottrine orientali che, all’incirca, riportano il tutto vitale a una logica di causa-effetto, in un passaggio di reincarnazioni purificatrici ove però la visione della Luce  può essere raggiunta anche durante l’esistenza grazie alle loro pratiche di altissima spiritualità.  Crediamo personalmente  che Dio  sia quella  Energia coordinatrice dell’universo (e… dei tanti universi) in un assunto laddove scienza e religione si  intrecciano pacificandosi. Un inciso necessario, ci sembra, per spiegare come l’uomo sia un microcosmo nel Cosmo.  
   In questi ultimi anni  si  è ben capita l’importanza di questa ghiandola, in quanto l’epifisi regola il nostro ritmo circadiano di sonno-veglia producendo la famosa “melatonina”, tradotta dalle industrie farmaceutiche in ormai noti “integratori” a sollievo di coloro che soffrono di insonnia e dei quali si fa tanta pubblicità. L’ epifisi secerne infatti melatonina solo di notte, in quanto reagisce al buio e alla poca luce. Verso le due o le quattro di notte pare entri nella sua massima attività. Se ne rende conto chi, coricandosi presto ed esaurendo un suo ciclo di sonno breve, riesce ad attendere alle proprie attività in ore antelucane con la massima lucidità di pensiero, specie se si tratta di attività intellettuali. L’epifisi, evidentemente, pur alla luce artificiale di un ambiente, si uniforma alla natura, al buio esterno della notte. Il funzionamento dell’epifisi ci spiega quindi l’antico detto popolare “Il mattino ha l’oro in bocca”. I contadini lo sapevano bene, pur senza conoscere l’esistenza di una tale appendice cerebrale.
   L’oriente, con le sue antichissime conoscenze, ci insegna sempre tutto. Quel cono di pigna, a mo’ di copricapo, nella rappresentazione di  divinità orientali come Shiva o Buddha, non è altro che la ghiandola in questione. La pratica della “meditazione”, che  credevamo un noioso, assonnante ripiegamento su noi stessi, è in realtà la via per aprire quel centro energetico tanto importante, quel “chakra” superiore che  schiude la porta a quei campi di energie sottili conducenti alla luce. Quanti imbonitori  occidentali, sotto false spoglie di guru, promettono il raggiungimento di  certe vette extrasensoriali a chi, stressato dalla caotica vita di oggigiorno o semplicemente allettato dalle mode, si illude di poter uscire dai confini del proprio corpo in qualche seduta di meditazione.
   Dicevamo, quel cono di pigna ce lo vediamo raffigurato non solo nella cultura dell’estremo oriente, ma in  quella  assira, babilonese, egizia e romana. Gli egiziani, dal canto loro, ci  dicono che le  secrezioni dell’occhio di Ra o occhio di Horus permettono la più alta conoscenza. Sull’estremità dello stesso scettro papale, per citare un oggetto facilmente visibile ma che pochi notano, figura una piccola pigna. Chi non conosce poi Piazza della Pigna all’interno della città vaticana, dove troneggia quella grossa scultura rappresentante proprio una  pigna, chiaro retaggio gnostico? Si parla poco  negli indottrinamenti  cattolici, anzi  affatto, di quelle lunghe assenze di Gesù Cristo, di quei vuoti della sua presenza nei vangeli ufficiali, dovuti ai suoi avvicinamenti alle dottrine della gnosi essenica.
    Più vicino ai nostri tempi, lo stesso Descartes, o Cartesio, attribuisce alla ghiandola pineale quel ruolo molto sottile che gli compete, il punto dove interagiscono mente e corpo, la “res cogitans” e la “res extensa”. E i più moderni ( e colti )  psichiatri si avvalgono di queste indiscutibili tesi per lo studio del cervello umano. Le droghe, riteniamo, agiscono proprio su questa ghiandola  creando i cosiddetti, fittizi e pericolosi “paradisi artificiali”.
  Per concludere  la nostra lezioncina su questo misterioso “terzo occhio”, ci piace riportare delle notizie estrapolate da un articolo di Riccardo Tristano Tuis, tratto da “Scienza e Conoscenza” del 2009. Un geologo russo, Alexej Dmitriev, ha dimostrato che “ il sistema solare sta entrando in una nuova era energetica di plasma magnetizzato che provocherà una spontanea evoluzione di massa… Il mutamento magnetico influisce sulla ghiandola pineale che, così sollecitata, inizia a rilasciare sostanze chimiche che porteranno le persone ad avere visioni ed esperienze paranormali”.
   I mutamenti geologici che già si stanno verificando con un infinitesimale spostamento dell’asse terrestre la dicono lunga.  Tutto quanto si sta agitando nel mondo è forse da ricondurre alla tempesta finale che, una volta acquietata, potrà vedere finalmente l’evoluzione di noi fragili, piccoli uomini?

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