Cemento: scrivere sull’impossibilità di scrivere
Dal 10 febbraio al 1° marzo 2026, Roberto Trifirò porta al Teatro Out-Off di Milano, Cemento di Thomas Bernhard, curandone adattamento e regia.
Da solo sul palco, sulla scena minimalista di Gianni Carluccio, ci racconta in una sorta di monologo interiore, l’incompiutezza della sua esistenza. Lo fa spostandosi da uno scrittoio all’altro. In totale sono cinque, allineati sul proscenio.
Sembra infatti che la sua intera vita, si svolga ad uno scrittoio.
Conduce un’esistenza isolata, scrivendo sempre da casa, definita dalla sorella una cripta abitata da morti (i libri). Lui è infatti Rudolf, un musicologo che vuole scrivere un saggio su Mendelssohn Bartholdy. Ma questo compito che lo occupa da più di dieci anni, gli risulta impossibile. Perché si perde tra le innumerevoli possibili prime frasi non arrivando mai a trovare l’unica possibile.
L’impossibilità di scrivere diventa così la ragione stessa dello scrivere e forse del vivere
In un paradosso tipicamente bernhardiano, la possibilità di scrivere sull’impossibilità di scrivere, gli dà l’illusione di sentirsi vivo in questa continua tensione verso l’impulso creativo. É praticamente un non rinunciare a vivere, nonostante la vita non abbia senso.
Malgrado la tragicità del testo, che ruota attorno all’angoscia del vuoto del vivere qualora non ci si pieghi ai facili dictat imperanti, come quelli sbandierati della sorella nella triade di successo, denaro potere, il testo ha una forte vena ironica.
Che Roberto Trifirò restituisce con grande freschezza nella trasposizione teatrale simile talvolta ad una lettura magistralmente recitata.
C’è infatti molto di provocatorio e potente: uno sguardo disincantato sulle convenzioni ipocrite sociali e sui valori di produttività tipici della società moderna accompagnati da una riflessione sulla natura dell’arte e del processo creativo del dramma della pagina bianca.
Da un lato infatti, Rudolf considera la scrittura del testo su MB un lavoro assurdo, dall’altro sente di doverlo iniziare.
Per uscire da questa oscillazione, che sembra portarlo a spostarsi da uno scrittoio ad un altro, decide di spostare la domanda sul senso, e iniziare ancora una volta il famoso testo.
Su consiglio della sorella vola a Palma di Maiorca. È qui che per un attimo con un brivido, grazie all’incontro con Anna, l’attrice Priscilla Cornacchia, una giovane vedova rimasta sgomenta davanti al non senso della vita, si rende conto di come possa essere facile scegliere la morte di fronte al non senso.
Ma è un attimo, che lo fa poi ripiombare nell’angoscia.
Da martedì 10 febbraio a domenica 1° marzo
Teatro Out Off
Via Mac Mahon 16, Milano
Cemento
di Thomas Bernhard
traduzione Claudio Groff
adattamento drammaturgico e regia Roberto Trifirò
con Roberto Trifirò e Priscilla Cornacchia
scene, luci e costumi Gianni Carluccio
assistente alla regia Alessio Boccuni
collaborazione ai movimenti Franco Reffo
tecnico Iacopo Bertrand Bonalumi Lottieri
fotografo Angelo Redaelli
produzione Teatro Out Off
Prima nazionale
Inserito nell’abbonamento Invito a Teatro




