Al Teatro Menotti Danio Manfredini fa emergere l’invisibile

Un plauso al Teatro Menotti di Milano che ha ospitato Danio Manfredini in Tre Studi Per Una Crocifissione il 27 e 28 gennaio 2026 e in Cari Spettatori, dal 30 gennaio al 1° febbraio facendo il tutto esaurito.
Da anni infatti questo artista si muove fuori dai circuiti convenzionali, resistendo alla logica della produzione seriale che impone tempistiche accelerate.
Anche chi ha già visto in passato i suoi spettacoli resta sempre colpito dalla umiltà con cui porta avanti la sua idea di teatro.
Quasi fosse un viaggio nel tentativo di cogliere, tra le varie stratificazioni interne dell’individuo e della società, quel grumo sanguinante abilmente nascosto che inconsapevolmente ci agisce.
Ecco che i suoi protagonisti si muovono ai margini della società. Non è una scelta “politica” o di teatro civile, quanto una ricerca umana e teatrale.
Fare emergere l’invisibile di chi è relegato ai confini della vita presuppone, oltre che grande sensibilità, un ascolto profondo, un incedere incerto. Perché quelle vite hanno, visibilmente, un che di imploso, di silente, che forse è comune a molti di noi anche se noi ci sforziamo di nasconderlo.
E sul palco quel magma così occulto, acquisisce una forza straordinaria. Anche se per un attimo quindi, l’importanza dell’unicità umana trova una sua legittimazione.
In Tre atti per una crocifissione, Danio Manfredini, da solo sul palco, cristallizza la vita di tre individui.
Seppure diversissimi tra loro condividono solitudine, problemi identitari e la difficile relazione con la società.
Il primo è un anziano paziente psichiatrico. Parla da solo, rievoca la sua infanzia, la scuola dalle suore, le sue materie preferite, l’algebra e il latino.
Parla con il gatto ereditato da un’amica morta suicida. Racconta dei sogni fantasmagorici che affollano le sue notti, li raccontava al suo dentista.
Quando poi li ha raccontati ad uno psichiatra è stato immediatamente ricoverato in un istituto psichiatrico. Ed ora è li senza sentire la vita scorrere, col vuoto di dentro che rimbomba nel vuoto delle assenze.
Nel secondo quadro, liberamente ispirato al film “Un anno con tredici lune” di Fassbinder, troviamo un uomo solo. Si sveste in silenzio e si riveste con abiti femminili.
“Mamma” inizia cosi questo doloroso monologo, oggi mi hanno picchiato. É un orfano che ha mendicato sempre amore da un uomo. Torna la solitudine, il sentirsi diversi, le scelte non sempre ponderate. Anche il cambio sesso non ha offerto la serenità cui aspirava.
Nell’ultimo atto liberamente ispirato a “La notte poco prima della foresta” di Koltès c’è uno straniero in una città europea. Diluvia, è buio e fa freddo. Lui è solo, lontano dalla sua terra. Impreca contro la vita, ma poi, a passi di danza sembra accettare il suo destino.
Tre Studi Per Una Crocifissione
Danio Manfredini
Di e con Danio Manfredini
Luci Lucio Lucà e Lucia Manghi
Assistente alla regia Luisella del Mar e Vincenzo Del Prete
Produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale





