I corpi di Elisabeth: un utero monitorato a vista al Teatro Elfo Puccini.

Storia di sopravvivenza di una regina vergine, tra patriarcato, ambizione e religione.
I corpi di Elisabeth, della drammaturga britannica Ella Hickson classe 1985, torna al Teatro Elfo Puccini di Milano dopo il successo della stagione 2023/24. Sarà in scena sino al 15 febbraio 2026.
Firmano la regia di questo imperdibile spettacolo in movimento, costruito per quadri brevi e intensi, Elio De Caitani e Maria Crippa.
Vi si tratteggia, anche se non in modo storicamente veritiero, la difficile esistenza di Elisabeth I. Fu infatti l’unica regina dell’epoca ad aver regnato per ben 45 anni, dal 1558 al 1603, senza essere sposata e senza aver partorito figli, possibilmente maschi. In una società dove niente aveva più successo della successione maschile.
Una storia dunque di sopravvivenza femminile ostacolata da una società patriarcale che vede la donna unicamente come vacca generatrice.
Non è un caso che il titolo originale sia esplicito: Swiwe, termine arcaico che indica il rapporto sessuale, l’atto del copulare. Che esercitato dal maschio sulla donna implica controllo, pulsione e mercificazione politica del corpo femminile.
Il tema della pièce ruota infatti sulla pressione su Elisabeth regina, affinché prenda marito per generare un erede maschio e garantire così la stabilità del regno.
E si traduce in una tensione continua tra una donna che è Regina e dunque ha un potere supremo e chi tra consiglieri, familiari e pretendenti, comunque la vuole controllare imponendole un marito con cui generare.
Vengono pagate perfino le serve perché controllino se le lenzuola si macchino del ciclo mestruale. Elisabeth sa quindi che non deve cedere alla debolezza amorosa e solo così, raccoglierà i frutti.
La verginità diventa quindi un’arma politica che castra però il desiderio e l’amore che Elisabetta prova almeno per un uomo: il suo stalliere, ridotto a trofeo domestico.
Elisabet I: un incubo ginecologico con utero monitorato a vista
Il linguaggio è contemporaneo, come lo sguardo della regia, forse perché non è nel passato che ci vuole trasportare. La bellissima scena di Carlo Sala si intravede già da attraverso dei grandi teli ricamati con foglia autunnali, quasi a ricordarci il susseguirsi delle stagioni.
Il procedere del tempo è quello che conta, ripete in scena Elisabeth perché poco a poco la mente dell’uomo si fa più adorna, più creativa. Grandi motivi floreali, tralci di cardo, simbolo dei Tudor, insieme alle rose e al trifoglio, sono ricamati sulla scena.
Gli abiti sontuosi e bellissimi sono disegnati da Ferdinando Bruni e realizzati dalla sartoria dell’Elfo con tessuti preziosi offerti dal laboratorio di Carlo Belgir.
Sono quasi armature per queste donne che devono mascherare la propria fragilità e segregare la sensualità del corpo.
In scena quattro bravissimi attori Elena Russo Arman, regale come sempre, Maria Caggianelli Villani, Enzo Curcurù, Cristian Giammarini si moltiplicano in ruoli diversi. In tutti ci incantano.
Abbiamo quasi l’intera corte di Inghilterra: Elena Russo Arman, è Elisabeth bambina e matura, Catherine Seymour e Mary Tudor. Maria Caggianelli Villani è la principessa Elizabeth adolescente e l’ingenua Katherine Grey. L’intrigante Cecil è Cristian Giammarini, mentre Enzo Curcurù interpreta sia Thomas Seymour che Robert Dudley.
I corpi di Elizabeth
di Ella Hickson
traduzione Monica Capuani
regia Cristina Crippa e Elio De Capitani
con Elena Russo Arman, Maria Caggianelli Villani, Enzo Curcurù, Cristian Giammarini
scene Carlo Sala
costumi Ferdinando Bruni
luci Giacomo Marettelli Priorelli | suono Gianfranco Turco
assistente alla regia Alessandro Frigerio | assistente alla regia stagista Giorgia Bolognani
assistente scenografa Roberta Monopoli | aiuti Elisa Gelmi e Camilla Longoni (stagista)
assistente ai costumi Elena Rossi
sarte Ortensia Mazzei, Elena Rossi e Ilaria Strozzi | sarte stagiste Fiamma Teoldi, Giulia Lucato, Grazia Ieva
scenografie e costumi realizzati dai laboratori del Teatro dell’Elfo
si ringrazia Carlo Belgir per il dono delle stoffe dei costumi dello spettacolo
produzione Teatro dell’Elfo, Teatro Stabile del Veneto





