Divagazioni e Delizie: al Teatro Menotti l’humor di Oscar Wilde

Dal 13 al 18 gennaio 2026 al Teatro Menotti Perego di Milano, Daniele Pecci ha portato Divagazioni e Delizie, una piacevole e beffarda serata all’ombra di Oscar Wilde. Il testo teatrale è di John Gay, autore statunitense recentemente scomparso, che ha rielaborato opere e scritti di questo scrittore dal forte humor britannico anche se irlandese di nascita. Pecci, che offre un recital- monologo intenso, ilare e sofferto, lo ha tradotto e ne firma la regia insieme a Raffaele Latagliata.
L’autore immagina che Wilde, uscito dalla prigione di Reading Gaol in seguito alla condanna subita per il processo per sodomia, si sia stabilito in Francia. Ormai squattrinato, decide di affittare piccole sale teatrali per offrire sotto pseudonimo, ai curiosi per “lo scandalo vivente”, una sua ultima confessione-spettacolo, un recital fatto di pensieri, ricordi, ossessioni, voli pindarici. Che si declina in Divagazioni e Delizie, raccontate con humor, sarcasmo e cinismo, tipici di questo scrittore decadente.
Troviamo Wilde sul palco. Sulla destra un piccolo cumulo di sedie rovesciate, segno forse di persone assenti e solitudine.
É appesantito, con un frac un po’ stretto ma sempre elegante. Ha il vezzo di spostarsi i capelli lunghi che gli cadono sugli occhi con un piccolo gesto femmineo. Sorride alla platea, con un sorriso beffardo ma anche stanco.
Da subito appare sarcastico: “Gli scandali dice, si nutrono più dei pensieri di chi li inventa che di quelli di colui che è stato accusato”.
É ancora cocente la ferita nel vedere il suo nome cancellato sulle sue opere. Ma non perde la sua ironia sottile, sprezzante, provocatoria.
Ha capito che parlare con sincerità comporta l’imbarazzante situazione di non essere creduti.
Dunque è meglio essere bugiardi, ma, aggiunge con sarcasmo amaro e maligno, avere sempre sani principi. Nell’Inghilterra vittoriana uno di questi è sicuramente il partecipare alla caccia alla volpe!
Parla poi beffardamente di altri scrittori. Come Kipling e il suo “Capitani Coraggiosi”, libro etichettato come storia sulla pesca del merluzzo.
Lo contrappone alla sua arte, che è arte per l’arte, la cui unica vocazione è la bellezza. Inutile forse capirla, perché si deve solo ammirare con intensità.
Passa da un argomento all’altro con padronanza lessicale, noncuranza ed una leggerezza elegante e snob che sembra appartenere anche a Pecci.
Ricorda per esempio ai giovani di non accettare consigli dai vecchi. Racconta, a testimonianza, un suo racconto rimasto incompleto.
Quello di Onorio, un eremita che vive nel deserto e che è tentato da una giovane e splendida donna, figlia di un grande re. Per anni ha vissuto nella lussuria ma davanti ad Onorio che la incita a pentirsi e redimersi, sente una chiamata. Onorio dal canto suo, dopo averla consigliata, sente però di non poter più resistere alle tentazioni della carne e si incammina verso la città di Alessandria dove perirà tra le peggiori dissolutezze, mentre la giovane morirà di stenti. La morale ricorda Wilde, è che è sbagliato accettare consigli!
Il pubblico lo segue divertito, sorride. Eppure questo uomo appare piegato dentro. Non sono stati i lavori forzati ma la vita in carcere e l’infamia subita in nome di una morale senza nome per un amore che lo ha tradito.
Talvolta scompare dietro alle tende del palco per bere assenzio. Ha scatti d’ira e il ricordo del carcere lo schiaccia. Ha ancora guizzi vitali cui non crede più nemmeno lui. Ma l’ultimo è vitale, accompagnato da un monito: godere la vita prima che scenda la notte, altrimenti l’anima si ammalerà delle cose che ci si è negati!
Teatro Menotti
Via Ciro Menotti, 11, 20129 Milano MI
Telefono: 02 8287 3611
Divagazioni e Delizie
Parigi, 28 Nov. 1899. Una Serata Con Sebastian Melmoth (OSCAR Wilde)
Daniele Pecci
Di John Gay
Traduzione e regia Daniele Pecci
Regista assistente Raffaele Latagliata
Con Daniele Pecci
“Il macchinista” Alessandro Sevi
Costumi Alessandro Lai
Musiche originali Patrizio Maria D’Artista
Produzione Teatro Stabile d’Abruzzo, Shakespeare & Co., Teatro Maria Caniglia





