Lavia al Piccolo Teatro è Re Lear

Al Piccolo Teatro Strehler di Milano dal 28 ottobre al 9 novembre 2025 Lavia porta, dirige ed interpreta Re Lear. Lo fa con un enorme rispetto per il testo. La recitazione “classica”, sobria, cadenzata, con le giuste pause, consente a nostro avviso allo spettatore di godere di ogni parola di questo magnifico testo del Bardo. Che in ogni momento della vita offre suggestioni diverse.
Sulla scena scura, indefinita di Alessandro Camera, tra grandi casse nere che sembrano sarcofaghi, corde penzolanti, scale che non portano a nulla, assi di legno che si intersecano prive di geometria, c’è già odore di morte.
Re Lear: non c’è spazio per l’alterità
Sembra un luogo indefinito, un cantiere del male in disfacimento. Le poche sedie sono rigirate a terra. Non conservano la memoria di chi si è seduto in passato. Né onorano l’attesa di chi verrà. Non c’è spazio per l’alterità.
Da una cassa nera esce un personaggio, a metà tra matto e clown. Corre in un angolo, si siede ad un pianoforte e suona. Su quelle note il palco si riempie di personaggi agili e snelli, in pantaloni e maglietta.
Dalle casse, tirano fuori abiti regali, sontuosi, imponenti in tessuto broccato oro e nero disegnati da Andrea Viotti. Li indossano e il loro passo diventa subito pesante, strisciante, mentre il corpo si china pronto ad obbedire, adulare, invidiare, tradire, difendere.
La storia è ben nota. Re Lear, ormai vecchio, ha deciso di dividere il suo grande regno in tre parti uguali, una per ciascuna figlia.
Ma ora che si sta spogliando della sua “identità regale”, della sua corazza data da regno e potere, del suo “non essere” per tornare ad “essere” un umano debole, ha bisogno di rassicurazioni.
L’umanità, nel suo tremore e nella sua finitezza, lo getta in preda ad un delirio.
“Quanto mi amate?”, chiede con arroganza alle figlie. In quella domanda e nel bisogno ossessivo e perverso di una risposta grandiosa, c’è tutta la sua fragilità mascherata dal potere che il suo status ancora per poco gli dà.
Le risposte delle due figlie maggiori si allineano al suo bisogno di adulazione. Solo la figlia minore Cordelia preferisce tacere, sapendo che le parole non potrebbero esprimere l’amore vero che prova per il padre. Parla, dice Re Lear, cosa vuoi dire? Nulla, risponde la dolce Cordelia.
La parola “nulla” crea una crepa tra il non essere del Re Lear e il semplice “essere” dell’uomo Lear.
“Nulla viene dal nulla” risponde adirato Re Lear, ripudiandola e rinnegandola. Cosi divide il regno tra le due sorelle adulatrici e assetate di potere. Avutolo, finiscono col denigrare e cacciare il padre dandogli del vecchio. Come se l’età si mostrasse solo ora che non è più re. Finiranno con l’uccidersi a vicenda, dopo aver seminato intorno a loro morte e tradimenti.
A questa storia di famiglia se ne incrocia un’altra: quella di Edmondo, il figlio illegittimo del nobile Gloster, che porta il marchio di bastardo fin dalla nascita. Cospira contro il fratello Edgar, il figlio legittimo, per ottenere i beni che la società non gli riconosce. L’incrociarsi di queste due storie, getta il regno in una guerra sanguinosa.
Certo Re Lear può sembrare la tragedia dell’ingratitudine. Le figlie ingrate del re lo lasceranno mendicare per le strade del regno. Ed Edmondo, tradirà il padre e lo farà accecare.
Ma è qui che Freud sembra farci l’occhiolino.
Re Lear, offeso dal “nulla” di Cordelia, la disereda, l’offende, le dà in dote solo la sua maledizione.
Quel “Nulla” è una ferita insopportabile per lui che ha un senso grandioso di sé. Gli impone infatti di prendere coscienza del proprio nulla, della sua finitezza, ora che non è più re. É questo il rimosso innominabile che lo porta a rompere il patto genitoriale.
Non c’è tenerezza verso la piccola, la sola onesta. Non c’è spazio per ascoltare la figlia che lo ama, vederne la bellezza, soddisfare le sue necessità emotive.
Preferisce essere ammirato, adorato, adulato da due figlie che non lo amano e che lo tradiranno ma che non scalfiscono il senso di sé, che resta integro.
Dunque il patto di morte è fatto inizialmente dal padre, ricade sui figli e al padre ritorna. La tempesta del non essere, il suo inconscio, finirà quindi col travolgerlo.
Quello che ne segue è una delle più belle tragedie di Shakespeare, dove l’inconscio con una sua grammatica precisa anche se di difficile comprensione, sembra fare il regista. Re Lear però non finisce sotto il segno della dannazione eterna. Ma con la presa di coscienza di Lear e Gloster, i due padri “ciechi” che riacquistano la vista quando l’autoreferenzialità lascia spazio all’incontro con l’altro.
Ricordiamo che lunedì 10 novembre 2025, alle ore 17.00, Chiostro Nina Vinchi Gabriele Lavia, in conversazione con Sara Chiappori (Repubblica) e Maurizio Porro (Corriere della Sera), presenta il suo nuovo volume Fare corpo, Fare anima (Cue Press, 2025): «L’Opera d’Arte di un Attore, come ogni Opera d’Arte, ha la sua origine in un certo, speciale, misterioso… fare (…)che fa Anima e fa Corpo.»
Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi – M2 Lanza), 28 ottobre – 9 novembre 2025
Re Lear
di William Shakespeare
traduzione Angelo Dallagiacoma e Luigi Lunari
regia Gabriele Lavia
scene Alessandro Camera
costumi Andrea Viotti
luci Giuseppe Filipponio
musiche Antonio Di Pofi
suono Riccardo Benassi
con Gabriele Lavia
e con (in ordine alfabetico) Giovanni Arezzo, Giuseppe Benvegna, Eleonora Bernazza, Beatrice Ceccherini, Federica Di Martino, Ian Gualdani, Luca Lazzareschi, Mauro Mandolini, Andrea Nicolini, Giuseppe Pestillo, Alessandro Pizzuto, Gianluca Scaccia, Silvia Siravo, Lorenzo Tomazzoni
assistenti alla regia Matteo Tarasco, Enrico Torzillo
assistente alle scene Michela Mantegazza
assistente ai costumi Giulia Rovetto
suggeritore Nicolò Ayroldi
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Effimera, LAC Lugano Arte e Cultura
Orari: dal martedì al sabato, ore 19.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.
Durata: 3 ore e 30 minuti incluso un intervallo
Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org





