GP Singapore: disastro Ferrari, Hamilton allunga

GP Singapore: disastro Ferrari, Hamilton allunga

Sembrava tutto perfetto: la pole position di Vettel dopo un venerdì non proprio perfetto, le Mercedes di Hamilton e Bottas in terza fila dietro a Raikkonen, l’occasione per riprendersi la vetta del mondiale con una macchina che domenica si dimostrava la più veloce in pista. Invece è durato tutto pochi secondi. Nell’arco di mezzo minuto la Ferrari è passata da un ottimismo volitivo ad un orrore repentino e scioccante. Sono bastate due gocce di pioggia per la prima volta in notturna (a proposito, sarebbe anche ora di finirla con queste trovate scenografiche buone solo per gli spot televisivi, si torni a correre di giorno una volta per tutte) per far saltare improvvisamente il banco. In prima fila accanto a Vettel c’è Verstappen, seguito da Ricciardo e da Raikkonen. Si spengono le luci ed entrambi gli uomini in prima fila pattinano troppo mentre da dietro Raikkonen trova un ottimo spunto e infila la sua Ferrari tra la Red Bull dell’olandese e il muretto box, riesce a mettere mezza macchina davanti ma nel frattempo Vettel taglia per chiudere Verstappen, il quale finisce stretto a tenaglia tra le due Rosse. La Red Bull aggancia la Ferrari numero sette del finlandese e facendo da leva la gira contro la fiancata dell’altra Rossa di Vettel. Raikkonen perde completamente il controllo a causa dell’urto e alla prima curva colpisce di nuovo Verstappen, il quale caracolla contro la Mclaren di Alonso. Tutte e tre le vetture sono costrette al ritiro mentre Vettel continua in testa per poche curve fino a quando a causa dell’olio che esce da tutte le parti scivola e sbatte contro il muretto. Entrambe le Ferrari sono costrette al ritiro mentre Hamilton ha guadagnato la testa della corsa approfittando anche di un indecisione di Ricciardo. Esce la safety car per rimuovere le vetture e alla ripartenza Hamilton conferma il suo talento sul bagnato. Mai impensierito da Ricciardo, arriva a costruire un gap di cinque secondi sull’australiano mentre in terza posizione c’è Hulkenberg con la Renault. Sembrerebbe il primo podio per il tedesco ma la rottura del motore a tre quarti di gara lo costringe ad abbandonare. Hamilton continua la sua gara indisturbato, interrotto solo da due altre uscite della safety car a causa degli incidenti di Kvyat ed Ericsson e alla fine taglia quindi il traguardo davanti a Ricciardo e al compagno Bottas, allungando di venticinque punti in classifica generale.

Una terribile occasione sprecata quella della Ferrari, che riparte da Singapore con la sola consolazione di disporre ancora di un pacchetto vettura altamente competitivo in vista degli ultimi sei appuntamenti. Ancora adesso ci si continua a chiedere a chi vada attribuita la responsabilità di questo incidente. I commissari hanno aperto un’inchiesta che ha finito per assolvere tutti i piloti coinvolti, motivando la sua scelta come un semplice episodio di gara. Probabilmente è la decisione più giusta poiché tutti e tre i piloti hanno troppe ragioni dalla loro parte. Vettel partiva in pole e aveva il sacrosanto diritto di scegliere la traiettoria che più gli piaceva. Verstappen stava lottando per la prima posizione e si è trovato stretto a sandwich tra le due Ferrari. Raikkonen era partito benissimo e stava svolgendo appieno il suo dovere di portare più punti possibili a casa. Resta da chiedersi però come mai in ogni incidente al primo giro sia Max Verstappen ad essere sempre coinvolto in un modo o nell’altro. Spesso per sue gravi responsabilità, altre volte a causa dell’irruenza di altri , peccato che il risultato finale non cambi. A fine gara Maurizio Arrivabene ha preferito non commentare le responsabilità dell’incidente, limitandosi ad attendere il verdetto dell’indagine in corso. Fanno invece sorridere le dichiarazioni del giovane olandese, il quale getta l’intera responsabilità su Sebastian Vettel, reo a suo dire, di averlo stretto in partenza e, udite udite, di avere troppo da perdere in ottica campionato dalla lotta con lui stesso. Secondo questo ragionamento vorrebbe dire che a questo punto chiunque parta in prima fila e si stia giocando il mondiale dovrebbe dargli strada poiché lui non ha nulla da perdere. Sarebbe interessante chiedere al giovane prodigio cosa penserebbe se fosse lui a giocarsi il titolo trovando sulla sua strada un possibile outsider che faccia lo stesso ragionamento. Probabilmente farebbe fuoco e fiamme.

Ordine d’arrivo:

  1. Hamilton (Mercedes)
  2. Ricciardo (Red Bull)
  3. Bottas (Mercedes)
  4. Sainz (Toro Rosso)
  5. Perez (Force India)
  6. Palmer (Renault)
  7. Vandoorne (Mclaren-Honda)
  8. Stroll (Williams)
  9. Grosjean (Haas)
  10. Ocon (Force India)
  11. Massa (Williams)
  12. Wehrlein (Sauber)
  13. Magnussen (Haas) ritirato, motore
  14. Hulkenberg (Renault) ritirato, motore
  15. Ericsson (Sauber) ritirato, incidente
  16. Kvyat (Toro Rosso) ritirato, incidente
  17. Alonso (Mclaren-Honda) ritirato, incidente
  18. Vettel (Ferrari) ritirato, incidente
  19. Verstappen (Red Bull) ritirato, incidente
  20. Raikkonen (Ferrari) ritirato, incidente

Alessandro Cristiano

18/09/2017

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